Le destre, le sinistre e il bullismo trumpiano. Chi vince e chi perde

Il presidente americano mette in imbarazzo le destre, in Europa e non solo. Ma va anche peggio alle sinistre, quasi ovunque penalizzate alle elezioni. Perché le risposte giuste per resistere all’onda d’urto trumpiana vengono più da destra che da sinistra


29 GIU 26
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Come si risponde a Trump? Il dibattito più che vivace che ha messo a confronto, nei giorni scorsi, Donald Trump e Giorgia Meloni ha catturato l'attenzione degli osservatori per ragioni squisitamente di politica interna, che potremmo grosso modo sintetizzare così. Ha fatto bene Meloni? Ha fatto male? Ha conquistato consenso? Ha perso consenso? Domande legittime, naturalmente, alle quali però meriterebbe di esserne aggiunta un'altra che riguarda una questione più generale e forse più appassionante. Trump, lo sappiamo, lo abbiamo detto, in Europa è ormai un tema dirompente, sta mettendo da tempo in difficoltà le destre, almeno quelle che in passato hanno provato a muoversi come follower del trumpismo. Ma se è vero, dunque, che Trump sta mettendo in imbarazzo le destre, in Europa e non solo, è possibile affermare che contestualmente, in giro per il mondo, vi sia un'età dell'oro delle sinistre che si oppongono al trumpismo? Se si osserva il caso europeo, la risposta a questa domanda, apparentemente innocua, è che l'imbarazzo generato da Trump alle destre europee non ha prodotto una stagione di effervescenza a sinistra.
L'unico grande paese in cui la sinistra governa, nell'Unione europea, ovvero la Spagna, è travolto da una serie di scandali che stanno colpendo direttamente la leadership del Psoe, ovvero Pedro Sánchez. L'unico altro grande paese europeo, seppur fuori dall'Ue, dove la sinistra governa, ovvero il Regno Unito, è alle prese con una crisi di governo che si unisce a una profonda crisi di consenso. Per il resto, le sinistre, in Europa, vivono una fase difficile. In Germania, i socialdemocratici sono stati superati dall'AfD. In Francia, le prossime presidenziali potrebbero essere un affare tra la destra estrema, Bardella, e la destra meno estrema, magari un Édouard Philippe. In Olanda, il centro governa con il centrodestra. In Polonia, governa Donald Tusk, leader liberal-centrista ed europeista, ma la presidenza della Repubblica è passata nel 2025 al nazional-conservatore Karol Nawrocki, sostenuto da PiS. In Germania, pur con tutti i problemi che ha con la sua maggioranza, nel 2025 le elezioni le ha vinte la destra, con Friedrich Merz, contenendo l'ondata di un'altra destra, quella dell'AfD. In Ungheria, l'alternativa al modello di estrema destra di Viktor Orbán è arrivata da destra, come si è visto con la vittoria alle ultime elezioni di Péter Magyar. L'unica sinistra con un peso, in Europa, è quella danese, guidata da Mette Frederiksen, alla guida dell'unico partito di sinistra che ha vinto in Europa una tornata elettorale politica durante l'èra Trump, ma le sue posizioni nella lotta contro l'immigrazione irregolare l'hanno resa indigesta a quella parte di sinistra europea, compresa quella italiana, che considera come unica risposta possibile al modello Trump una sinistra che trasforma in temi di destra ogni tema sfiorato dalla destra, come la lotta contro l'immigrazione irregolare.
Più ci si guarda attorno, in giro per il mondo, e più ci si accorge di un paradosso niente male. La destra di Trump mette in crisi le destre che hanno flirtato con Trump, in Europa, ma nonostante questo il trumpismo non ha generato una risposta da sinistra agli eccessi del trumpismo. In Canada, un anno fa, si è affermato il centrista Mark Carney. In America latina, negli ultimi mesi, la destra ha vinto in Ecuador, in Bolivia, in Cile, in Colombia, in Honduras, in Costa Rica e continua a essere forte in Argentina, con Javier Milei. Per trovare una sinistra vincente, durante la stagione di Trump, bisogna andare dall'altra parte del mondo, in Australia, dove nel 2025 il laburista Anthony Albanese ha conquistato uno storico secondo mandato come primo ministro, con una rimonta record sul candidato conservatore.
E dunque, come si capisce, nell'attesa di scoprire se nei prossimi mesi il campo largo italiano riuscirà a consegnare una storia diversa, il grande paradosso del trumpismo è questo. Nella stagione del bullismo trumpiano, le destre vicine a Trump soffrono. Ma nella stagione del bullismo trumpiano chi è riuscito finora a offrire le risposte giuste per resistere all'onda d'urto del trumpismo si trova più a destra che a sinistra. E se le poche sinistre che in Europa resistono vengono considerate, a sinistra, delle copie della destra, forse bisognerebbe chiedersi se la sinistra che si considera pura si è resa conto o no che il problema non è la sua purezza ma è la destra che nel bene e nel male si è incredibilmente appropriata dell'immaginario del futuro, anche nella stagione cupa del trumpismo, che piuttosto che consegnare alla sinistra un'età dell'oro sta costringendo la sinistra a fare i conti in tutto il mondo con le sue crisi, le sue contraddizioni e le sue difficoltà.