Beirut non ha più tempo per Teheran

L’accordo con Israele riafferma un principio: il Libano è uno stato sovrano. Adesso Hezbollah ha tre strade per sabotarlo e ha già iniziato

30 GIU 26
Immagine di Beirut non ha più tempo per Teheran
Poco dopo che l’accordo fra Israele, il Libano e gli Stati Uniti era stato firmato, sulla strada di Beirut che conduce all’aeroporto erano comparsi dei nuovi manifesti per sostituire quelli finanziati dalla Repubblica islamica dell’Iran. I nuovi manifesti di rosso sgargiante con il cedro del Libano al centro recavano la scritta: “Il Libano viene prima di tutto”, un richiamo quasi trumpiano all’America first, ma con il quale il governo libanese aveva voluto dire che dalla firma dell’accordo iniziava una nuova èra per il paese e finalmente i libanesi potevano cominciare a riprendersi la loro vita lontani da ingerenza straniere, dal fallimento a cui erano stati condannati negli ultimi anni. I cartelloni rossi sono durati meno di una notte, la mattina dopo erano stati vandalizzati, la scritta data alle fiamme, mentre a Beirut i seguaci di Hezbollah avevano organizzato manifestazioni di dissenso sventolando il drappo giallo del gruppo, con la mano che stringe un kalashnikov. A Hezbollah l’accordo non piace, come non sono mai piaciute le intese che Israele e il Libano hanno concluso in questi anni e tutte volte a disarmare il gruppo. L’accordo non piace neppure alla Repubblica islamica dell’Iran che tramite Hezbollah è riuscita a sabotare la politica libanese, a distruggere lo stato, a renderlo una propria arma contro Israele. Le autorità libanesi che hanno lavorato sull’accordo non si illudono che sarà un percorso facile, ma hanno deciso di provarci, soprattutto contando sul fatto che questo accordo include la firma degli Stati Uniti. Israele ha detto che non si ritirerà senza la certezza che Hezbollah verrà disarmato, ieri ha fatto esplodere un tunnel che costituiva uno dei più importanti depositi di armi del gruppo. Dalle due parti regna la sfiducia, non è la prima volta che Beirut e Gerusalemme ci provano, ma sono trascorsi quarantaquattro anni da quando non usciva un accordo tanto dettagliato. 
Ora il Libano si assume la responsabilità di pensare alla propria sicurezza, senza appaltarla, dando a Israele delle rassicurazioni e ricevendone altrettante: lo stato ebraico assicura che non ci saranno dispute sul confine, mentre il Libano non mette in dubbio l’esistenza di Israele. Hezbollah ha condannato l’accordo e ha iniziato a usare, ripetere, urlare l’espressione che finora ha terrorizzato le autorità del Libano: guerra civile. L’esercito regolare libanese ha evitato di intervenire contro Hezbollah per paura di una guerra fra libanesi. Il rischio è concreto, anche perché il gruppo ha organizzato campagne di indottrinamento nella propria comunità. Nel calcolo del rischio di Beirut, una guerra contro Israele è percepita come meno pericolosa di uno scontro fra libanesi. Incollate a questo terrore, le autorità del Libano sono spesso rimaste in un limbo. Nessuno è disposto a iniziare un conflitto civile, ma questa volta c’è la volontà di riaffermare un principio semplice: la sovranità dei libanesi sul Libano. Hezbollah prende ordini da Teheran e ha già avviato il tentativo di sabotare l’accordo: per farlo può cercare di intimidire coloro che lo hanno reso possibile, come il presidente Joseph Aoun. Il presidente del Parlamento del Libano Nabih Berri ha preso le distanze dall’intesa, è capo dell’altro partito sciita del paese, Amal, e teme ritorsioni. Hezbollah può far crescere la pressione interna, mobilitare la piazza proprio come ha fatto nelle prime ore dopo la firma dell’accordo. Un’altra opzione è la propaganda e anche questa si è già attivata: Hezbollah racconta l’accordo come il contrario rispetto a quello che è, lo descrive come la cessione della sovranità libanese a favore di Israele. Esiste una strada per far finire la guerra in Libano, è tutta in salita, ma le autorità di Beirut hanno deciso che vale la pena iniziare a percorrerla. Gli ostacoli li mette Hezbollah, la mano armata di Teheran nel paese, il primo freno alla sovranità rivendicata dai libanesi con questa intesa che non è un memorandum come quello fra Stati Uniti e Iran, ma è un piano che anche in medio oriente è sostenuto da diversi paesi, inclusi quelli del Golfo.