Al Zaidi sostituisce il capo dei servizi iracheni. I dubbi sul ruolo dell’Iran

La rimozione di Abu Ali al Basri da parte del primo ministro iracheno è avvenuta per ragioni non chiare. Tuttavia la maggior parte dei commentatori ritiene che l’obiettivo sia quello di ridurre l’influenza, l’ingerenza o l’infiltrazione dell’Iran e delle oscure fazioni armate non statali in Iraq. Il ruolo degli Usa

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Istanbul. A poco più di un mese dall’inizio del suo mandato, il più giovane primo ministro iracheno di sempre ha sostituito diversi alti funzionari e alimentato in alcuni paesi occidentali la speranza che un vero cambiamento sia alle porte. Uno degli uomini sostituiti – e si tratta esclusivamente di uomini, così come lo sono tutti coloro che siedono nelle stanze in cui vengono prese le decisioni relative al governo e alla sicurezza – è una figura il cui volto e la cui vera identità sono rimasti per molti anni un mistero, quando era a capo della cellula di intelligence d’élite “Falcons” del ministero dell’Interno durante e dopo la guerra del 2014-2017 nel paese contro lo Stato islamico. L’unità antiterrorismo aveva il compito principale di prevenire gli attacchi e infiltrarsi nelle file dello Stato islamico, e l’uomo era conosciuto in quegli anni solo come “Abu Ali al Basri”.
Il precedente primo ministro, Mohammed Shia al Sudani, aveva nominato Basri a capo del Servizio di sicurezza nazionale. Ora è stato rimosso per ragioni non chiare. Tuttavia, la maggior parte dei commentatori ritiene che l’obiettivo sia quello di ridurre l’influenza, l’ingerenza o l’infiltrazione dell’Iran e delle oscure fazioni armate non statali in Iraq. Sebbene non sia stato dichiarato ufficialmente, molti ritengono che la pressione degli Stati Uniti abbia svolto un ruolo fondamentale nella scelta di chi dovesse essere rimosso da determinate posizioni di autorità.
Michael Knights, esperto di milizie con sede a Washington, ha affermato in un’analisi del 2024 che il Servizio di sicurezza nazionale iracheno aveva “subìto una battuta d’arresto dal 2023, quando a Basri erano state affidate le redini dell’agenzia”, sostenendo che le posizioni di vertice fossero state assegnate a figure sostenute dalle milizie. Ha avvertito che “le agenzie di intelligence più importanti e tecnicamente più competenti dell’Iraq stanno sprofondando nel pantano delle milizie sostenute dall’Iran e dei politici corrotti”.
Un libro del 2021 sulla cellula “Falcons”, incentrato sul loro eroismo e su quello del capo dell’unità dell’intelligence, è stato scritto da una delle poche giornaliste occidentali ad aver incontrato l’uomo in quegli anni oltre a me: Margaret Coker, caporedattrice dell’ufficio di Baghdad del New York Times nel periodo 2017-2018. Il titolo del libro è The Spymaster of Baghdad e vede come protagonisti Basri e due dei suoi agenti, i fratelli sciiti Sudani; il personaggio principale descritto come esempio della crudeltà dell’Isis è invece una donna sunnita che si è unita al gruppo terroristico internazionale.
Secondo una recensione pubblicata dal Financial Times, l’unità di intelligence di Basri “inganna l’Isis” semplicemente “diffondendo comunicati stampa ufficiali che riportano falsamente notizie di massacri e vittime, che i jihadisti apparentemente non si preoccupano di verificare”. Lo stesso ha affermato quando l’ho intervistato.
Basri è stato destituito dalla carica sotto l’ex primo ministro Mustafa al Kadhimi nel gennaio 2021, in seguito a un grave doppio attentato suicida nella capitale, il primo del genere in tre anni. Il suo vero nome, Abdul Karim Abed Fadel, è stato reso noto solo dopo la sua destituzione. Prima del 2003 aveva vissuto per anni in esilio in Svezia e continua a possedere un passaporto di quel paese, ma da decenni ormai fa parte – e secondo molti continuerà a farne parte in qualche modo – dell’apparato di sicurezza iracheno.
Dopo l’insediamento di Sudani alla fine del 2022, questi ha reintegrato Basri in una carica ufficiale come capo dei servizi segreti – incarico dal quale è stato rimosso all’inizio di questo mese dal nuovo primo ministro iracheno. Basri è noto per essere vicino all’ex primo ministro Nouri al Maliki e, durante il mandato di quest’ultimo tra il 2010 e il 2014, la cellula Falcons era considerata l’unità di intelligence irachena più vicina al comandante in capo. Molti account sui social media di sostenitori delle fazioni armate legate all’Iran hanno elogiato il suo operato e criticato la sua rimozione dalla carica di capo dei servizi segreti.