Haftar incontra il consigliere di Meloni a Washington

Fabrizio Saggio vede il vicecomandante generale di Bengasi negli Stati Uniti. Per Palazzo Chigi la Libia diventa un canale diplomatico con l'Amministrazione americana

30 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 18:16
Immagine di Haftar incontra il consigliere di Meloni a Washington

Massad Boulos, Saddam Haftar e Fabrizio Saggio a Washington

Durante la sua visita a Washington, il vicecomandante generale libico Saddam Haftar non ha incontrato solamente il segretario di stato Marco Rubio, ma ha visto anche Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico della premier Giorgia Meloni. L’ambasciatore è stato immortalato insieme a Haftar, al consigliere di Donald Trump per il medio oriente e l’Africa, Massad Boulos, allo chargé d’affaire americano a Tripoli, Jeremy Berndt. La presenza di Saggio a Washington ha una sua rilevanza politica, perché testimonia la volontà del governo italiano di essere parte attiva nel processo di unificazione della Libia, sponsorizzato proprio da Boulos.
Allo stesso tempo, il dossier libico è visto da Palazzo Chigi come una delle chiavi di volta per tenere aperto un canale di dialogo con gli Stati Uniti, dopo il disastroso G7 di Évian-les-Bains di due settimane fa. Prima di Saggio, lo scorso 23 giugno, era stato Giovanni Caravelli, capo dei nostri servizi segreti esterni, a volare a Tripoli per incontrare il premier libico Abdulhamid Dabaiba. I due avevano discusso del piano di unificazione libico, fatto di opportunità ma sopratutto di rischi. Rischi che gravano in buona parte proprio su Dabaiba, che è spinto dagli americani ad accettare un accordo con l’est della Libia, pur sapendo che fare il sottoposto di Haftar significherebbe mettere a rischio il proprio ruolo – e forse anche qualcosa di più.
Nel governo italiano emerge una visione contrastante su cosa fare con il piano di unificazione libico. Se Palazzo Chigi invia Saggio per essere presente a una svolta politica dagli esiti incerti, la Farnesina resta più cauta e non manca chi sottolinea i timori per gli interessi italiani in Libia nel caso in cui il piano americano dovesse andare avanti. Oggi, a Tripoli si sono riuniti i capi delle milizie che fanno parte dell’operazione “Vulcano della rabbia”, quella che per due volte fra il 2014 e il 2019 ha impedito a Haftar di conquistare la capitale libica. Un messaggio chiaro per Dabaiba e gli americani, ma anche per noi italiani, così esposti nell’ovest da un punto di vista economico ed energetico.