Il contratto usato per la sala da ballo è un manifesto dell’opacità trumpiana

La ballroom della Casa Bianca è il simbolo perfetto del potere di Trump: non una sala per ballare, ma una sala costruita per mostrare che il potere, scrive il Washington Post, può ballare sopra le procedure

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Foto ANSA

Il trumpismo, per spiegare se stesso, non ha bisogno di un manifesto. Gli basta una sala da ballo. La storia l’ha ricostruita il Washington Post con documenti, contratti, email e corrispondenza interna: “funzionari della Casa Bianca hanno assegnato segretamente” un contratto senza gara, fino a 500 milioni di dollari, per costruire la nuova ballroom dell’Ala Est. La società scelta è Clark Construction, uno dei maggiori general contractor dell’area di Washington. Ma il punto non è solo chi costruisce. Il punto è come. Il contratto, scrive il Post, è stato fatto passare attraverso l’Executive Residence, l’ufficio della Casa Bianca che normalmente si occupa di riparazioni, arredi, manutenzione, spese di rappresentanza e acquisti per la residenza presidenziale. Un ufficio che, a differenza delle agenzie federali tradizionali, non è vincolato alle normali regole di gara competitiva e di pubblicità dei contratti. La ricostruzione del giornale è significativa perché racconta una scorciatoia legale ma opaca. L’Executive Residence può essere usato per alcuni lavori alla Casa Bianca, ma qui non si parla di cambiare tende, sistemare divani o rifare un salone. Si parla della demolizione dell’Ala Est e della costruzione di una nuova struttura modernizzata. Per un progetto “di queste dimensioni e complessità”, dice al Post Anthony Costa, ex funzionario della General Services Administration, ci si sarebbe aspettati una gara. Non per feticismo burocratico, ma perché la competizione tra offerte serve a controllare i costi, a evitare favoritismi, a proteggere i contribuenti. Trump, naturalmente, aveva raccontato un’altra storia. Aveva detto più volte che la ballroom sarebbe stata pagata da donatori privati. E aveva persino sostenuto che i dirigenti di Clark si fossero offerti di costruirla gratis: “Signore, lo faremo per niente. È il più grande onore”.
Ma i documenti citati dal Washington Post raccontano una realtà meno gratuita e più trumpiana. Le proiezioni interne di Clark mostrano che l’azienda potrebbe guadagnare decine di milioni di dollari dal progetto. Un documento di marzo parla di 65 milioni tra profitti, spese generali, tariffe giornaliere del personale sul posto e altri costi. Insomma: la sala da ballo promessa come dono privato prende la forma di un affare pubblico-privato, molto costoso e poco trasparente. La sequenza è illuminante. Clark aveva già ottenuto nel 2024, durante l’amministrazione Biden, un contratto con l’Executive Residence per una serie di lavori di manutenzione, riparazione e costruzione alla Casa Bianca, dopo una gara competitiva, con un tetto da 500 milioni. Poi, la scorsa estate, l’amministrazione Trump ha cominciato a negoziare un nuovo accordo senza gara per affidare alla stessa società la demolizione completa dell’Ala Est e del Colonnato Est e la costruzione della nuova struttura. In uno scambio di email di settembre, funzionari della Casa Bianca spiegano che si poteva procedere così perché l’Executive Residence non è obbligato a rispettare i requisiti di gara competitiva, anche se spesso li segue. Poi arriva la formula magica: sicurezza nazionale. Nel contratto firmato il 22 settembre, Joshua Fisher, direttore del White House Office of Administration, indica che l’amministrazione non aveva sollecitato offerte concorrenti perché “la divulgazione delle necessità dell’agenzia esecutiva comprometterebbe la sicurezza nazionale”.
Negli ultimi mesi Trump ha insistito su questo punto, parlando di un bunker militare sotterraneo e di un “impero dei droni” sul tetto per proteggere Washington. Ma il Washington Post ricorda che, secondo esperti e documenti interni, per grandi lavori strutturali alla Casa Bianca sarebbero normalmente più attrezzati la GSA o il National Park Service, non l’ufficio che si occupa della residenza. C’è anche un fronte giudiziario. L’amministrazione Trump ha sostenuto in tribunale che una legge federale autorizza il presidente a spendere per manutenzione, modifiche, miglioramenti, riscaldamento, aria condizionata e illuminazione della Casa Bianca. Ma un giudice federale ha respinto questa interpretazione, concludendo che quei poteri non includono la demolizione dell’Ala Est e la costruzione della ballroom. L’amministrazione ha fatto appello. Il dettaglio finale sembra scritto per un romanzo sul potere trumpiano. Il 4 marzo, pochi giorni dopo l’inizio della guerra con l’Iran, Trump avrebbe negoziato personalmente il prezzo del cemento fornito da una controllata di Clark: il prezzo iniziale, superiore a 47 milioni di dollari, sarebbe sceso di 2,3 milioni. La ballroom della Casa Bianca è il simbolo perfetto del potere trumpiano: non una sala per ballare, ma una sala costruita per mostrare che il potere, scrive il Washington Post, può ballare sopra le procedure.