Esteri
Parliamo di soldi •
Per evitare che Trump spezzi ancora di più la Nato, gli europei gli fanno un’offerta economica
Un piano di acquisto di armi esclusivo tra Europa e Stati Uniti: il segretario della Nato Rutte prova a ricucire gli strappi con Donald Trump. Intanto il Pentagono continua a defilarsi dall'impegno europeo
2 LUG 26

Mark Rutte
Gli alleati europei della Nato stanno facendo di tutto per evitare che Donald Trump spezzi l’Alleanza, e il più impegnato, come è noto, è il segretario generale, Mark Rutte, che da mesi ha messo in piedi una campagna (pressoché solitaria) di lusinghe al presidente americano, culminata in un incontro, la settimana scorsa, nello Studio ovale, che è sembrato quasi il corteggiamento disperato di un amante rifiutato. Se i modi adottati da Rutte non sono condivisi da tutti gli alleati – anzi, molti hanno manifestato imbarazzo – l’obiettivo invece è comune, perché una Nato minata dall’interno è una destabilizzazione troppo grande da assorbire. E’ per questo che ora si è iniziato a parlare di soldi.
Trump ripete da tempo che gli alleati si sono approfittati dell’America, non hanno investito nella sicurezza sapendo che c’erano gli americani a garantirla e scadendo anche nelle piccinerie, come quando ha detto che in Afghanistan gli europei stavano nelle retrovie quando invece morivano a centinaia. Ma con Trump è inutile offendersi perché è pur sempre il presidente dell’America e l’occidente senza America non sa stare – o deve ancora imparare a farlo.
Per questo, in un’intervista al Financial Times, Rutte ha fatto la sua proposta a Trump: acquistare armi americane nei prossimi due anni per un valore di 300 miliardi di dollari dando così all’industria bellica americana la possibilità di aggiungere 195 mila posti di lavoro. Rutte dice anche che i produttori di armamenti di tutta la Nato devono utilizzare l’aumento della spesa pari a 250 miliardi di dollari degli scorsi due anni, ma ammette che in questo momento “l’Europa di fatto può soltanto acquistare” dagli Stati Uniti per mantenere il livello di qualità nella difesa che serve in questo momento. Certo, gli Stati Uniti devono anche aver voglia di vendere: finora si sono opposti alla regola del “buy european” proposta dagli europei – ci riarmiamo, ma producendo noi le armi – ma allo stesso tempo hanno ridotto il loro impegno in particolare nel programma Purl, che è il meccanismo che ha sancito il passaggio dalla solidarietà americana al profitto, visto che prevede un acquisto di armi per l’Ucraina e non più una fornitura gratuita. Il Purl non funziona come dovrebbe, il Pentagono continua ad annunciare revisioni dell’impegno in Europa, e intanto l’arsenale americano sembra parecchio impoverito. Il risultato di questo contratto, insomma, è l’incertezza, e per gli ucraini una scarsità degli indispensabili Patriot.
Perché oggi quindi, con la proposta di Rutte, le cose dovrebbero andare diversamente? Una risposta certa non c’è, ma lo sforzo europeo è evidente: si cerca di trattenere Trump nella Nato facendogli vedere fonti di profitto. Lo hanno fatto anche i tedeschi, proponendo una produzione congiunta di armi in territorio europeo, ma assieme agli americani.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi
