Esteri
Screzi Francia-Italia •
Perché il caso dell’alto rappresentante dell’Ue in Bosnia sta facendo litigare le diplomazie di Francia e Italia
La successione del dimissionario Schmidt ha creato divisioni all'interno dell'Unione europea: “L’accordo, per utilizzare un eufemismo, è lontano”. E il motivo è che Roma cerca di essere protagonista in una zona strategica per rilanciare la politica estera
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Macron e Meloni ad Antibes
Il vertice di Antibes tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron è stato raccontato come il tentativo di rimettere in carreggiata un rapporto che negli ultimi anni ha viaggiato più sul binario del sospetto che su quello della cooperazione. Difesa, spazio, energia, infrastrutture: il menù ufficiale era ricco. Ma tra i punti rimasti in sospeso ce n’è uno che sembra secondario solo a chi non guarda la carta geografica con gli occhi di Palazzo Chigi: la Bosnia, dunque i Balcani, il nuovo confine politico su cui l’Italia sta provando a costruire un pezzo della sua politica estera. La questione riguarda la successione di Christian Schmidt, l’Alto rappresentante internazionale in Bosnia, figura nata dagli accordi di Dayton e dotata di poteri eccezionali per garantire l’equilibrio tra bosgnacchi, serbi e croati.
Schmidt si è dimesso e la partita per il successore è diventata una radiografia del nuovo disordine occidentale. Gli Stati Uniti spingono per Antonio Zanardi Landi, diplomatico italiano. La Francia sostiene René Troccaz, suo inviato speciale per i Balcani occidentali. In mezzo c’è l’Italia, che nei Balcani non vuole più fare da spettatrice: ha l’ambasciatore dell’Ue a Sarajevo, Luigi Soreca, e un generale italiano, Maurizio Fronda, alla guida di EUFOR Althea. Il punto non è soltanto il nome. Il punto è il mandato. Bisogna decidere se il prossimo Alto rappresentante dovrà essere l’ultimo, se dovrà accompagnare la Bosnia dalla logica di Dayton alla logica di Bruxelles, se dovrà ridurre i poteri d’intervento oppure conservarli finché le spinte separatiste di Milorad Dodik continueranno a minacciare il paese. E bisogna decidere se questa transizione la guiderà l’Europa o un’America tornata nei Balcani con geopolitica, gas, affari e trumpismo.
Alla domanda del Foglio rivolta alle diplomazie interessate la risposta sul tema è stata questa: “L’accordo, per utilizzare un eufemismo, è lontano”. Se Meloni vuole fare dei Balcani il laboratorio della sua politica estera, servirà qualcosa di più che uno scatto ad Antibes.