Tre ragioni di ottimismo e tre di preoccupazione per la sentenza della Corte Suprema

Il massimo organo della magistratura federale ha ribadito, rigettando l'editto di Trump, che chi nasce negli Stati Uniti è cittadino americano. La prima reazione del tycoon è stata invocare il Congresso

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Corte Suprema Usa

La Corte Suprema americana ha dato torto all’editto di Donald Trump che negava la cittadinanza ai figli delle persone che si trovano irregolarmente o temporaneamente sul territorio degli Stati Uniti. Ci sono almeno tre buone ragioni per affermare che si tratta di una sentenza di notevole importanza. Ma ve ne sono altrettante per suggerire una buona dose di cautela nel valutarla.
La sentenza è importante per come risolve la questione di fondo e per la sua portata. La questione di fondo era se, ed entro quali limiti, si potesse reinterpretare il 14° emendamento alla Costituzione secondo cui “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e sottoposte alla relativa giurisdizione sono cittadine degli Stati Uniti”. Per interpretare correttamente il significato di questa clausola, la Corte ne ha per prima cosa ricostruito l’origine, cioè la volontà, dopo la sanguinosa guerra di secessione, di superare la vituperata decisione presa dai giudici nel 1857 (Dred Scott), che escludeva alla radice la possibilità che i discendenti degli schiavi potessero diventare cittadini. Ha poi ribadito la collaudata interpretazione letterale della clausola, secondo cui le parole “sottoposte alla giurisdizione” degli Stati Uniti comportano l’esclusione della cittadinanza soltanto in casi estremi, come i figli degli ambasciatori di altre nazioni in servizio sul suolo americano.
Come ha sottolineato uno dei più noti costituzionalisti, Lawrence Tribe, subito dopo che la Corte ha reso noto il proprio verdetto, in America non contano il paese di origine né la famiglia. Ciò spiega perché gli effetti della sentenza interessino una schiera ben più ampia dei ricorrenti. Per darne un’idea, basti pensare che ogni anno sono almeno 250 mila coloro i quali nascono sul suolo americano da persone prive della cittadinanza: è il sistema dello “ius soli”, contrapposto a quello (prevalente in Italia e in altre parti d’Europa) dello “ius sanguinis”, per cui si diventa cittadini indipendentemente dal luogo di nascita.
Vi è un’altra ragione per cui la sentenza ha importanza ben al di là del caso deciso: essa riguarda la durata delle norme costituzionali nel tempo. Come ha osservato il presidente della Corte, John Roberts, c’è un mondo nuovo ma la medesima Costituzione. Possono esservi validi motivi per modificarne una disposizione. Forse il procedimento di revisione è troppo complesso, come dimostrano i numerosi recenti insuccessi. Ma almeno una cosa è chiara, la Costituzione non può essere cambiata per editto da un solo uomo, come Trump ha cercato di fare, tanto è vero che la sua prima reazione è stata di invocare l’intervento del Congresso, da lui scavalcato più d’una volta, dai dazi alle operazioni militari all’estero.
Detto tutto il bene possibile della decisione presa dalla Corte, bisogna però contestualizzarla. In primo luogo, si tratta di una decisione presa a maggioranza. E, contrariamente a quanto è stato detto da più parti, non si tratta di una maggioranza di sei giudici, ma di cinque, perché uno di essi (Brett Kavanaugh, nominato da Trump) concorda solo in parte con gli altri e ha esposto un’argomentazione che ne conferma la vicinanza ai giudici – come Samuel Alito – pronti a superare l’interpretazione letterale e storica della Costituzione, che definiscono “feudale” e “medievale”. Ciò mostra, tra l’altro, il paradosso del cosiddetto originalismo, cioè dell’interpretazione che secondo i giudici più conservatori dovrebbe rispecchiare il significato che le parole avevano nel momento in cui furono inserite nella Costituzione, ma non per la cittadinanza.
In secondo luogo, il verdetto sulla cittadinanza è stato adottato unitamente a quello che consente al presidente di licenziare a proprio piacimento gli esponenti di vertice delle principali agenzie federali, con l’unica eccezione della Federal reserve, e pochi giorno dopo le sentenze che hanno assecondato l’amministrazione Trump su altri temi, come la cessazione della protezione a quanti hanno cercato rifugio dalle persecuzioni in altre nazioni, come Haiti e la Siria.
Infine, l’intenzione annunciata da Trump di ottenere il medesimo risultato attraverso il Congresso conferma che le prossime elezioni di mid-term, a novembre, avranno una rilevanza superiore ad altre.