Esteri
La schiava di Gaza •
All’Onu parla la yazida che l’Isis ha venduto a Hamas ed è stata liberata da Israele
Fawzia Sido, rapita su una montagna irachena e finita nella Striscia, è intervenuta al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite: “Mi presento oggi non per fornire numeri e statistiche, ma come un essere umano che ha sopportato ciò che nessuno su questa terra dovrebbe mai dover sopportare”
3 LUG 26

Foto LaPresse
Esiste una Gaza mitologica, quella delle flottiglie, delle influencer, di Rula Jebreal, delle sorelle Hadid che posano per le riviste patinate. Poi c’è l’altra Gaza, che sfugge agli schemi ideologici perché ne rivela la menzogna strutturale. Fawzia Sido, rapita su una montagna irachena e finita a Gaza, ne è il volto scomodo. Hamas e Isis, due facce della stessa ideologia totalitaria, si sono passate il testimone della distruzione di questa ragazzina yazida. Nell’estate del 2014 l’Isis massacra e rapisce migliaia di yazidi in Iraq. Un vero genocidio, con lo stupro di migliaia di donne e bambine finite schiave sessuali e le fosse comuni piene di uomini. Fawzia Sido è una di loro. Aveva undici anni, venne rapita, venduta cinque volte, drogata e violentata e dalla Siria sarebbe finita nel 2020 a Gaza. Passerà di mano a “un siriano, un saudita, un altro siriano” e infine al combattente jihadista di Gaza, che l’ha “sposata”. Lo conosceva con il suo nome di battaglia di Abu Amar al Makdisi. “Makdisi” è il termine preferito tra i jihadisti palestinesi. Ha avuto due figli dal suo stupratore, un capo di Hamas. Dopo il massacro del 7 ottobre, Fawzia è stata costretta a lavorare in un ospedale usato come base dei terroristi.
Il 1 ottobre 2024 Fawzia è salvata dall’esercito israeliano a Gaza. Oggi si trova in Germania, dove lentamente si sta ricostruendo una vita grazie all’accoglienza europea. Il 26 giugno, Fawzia Sido è intervenuta alla 62a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite su invito di UN Watch di Hillel Neuer. “Mi presento oggi non per fornire numeri e statistiche che finiranno sepolti nei rapporti e dimenticati, ma come un essere umano che ha sopportato ciò che nessuno su questa terra dovrebbe mai dover sopportare” ha detto Fawzia a Ginevra. “All’alba del 3 agosto 2014, il sole non è sorto su Sinjar: abbiamo respirato la morte”.
La notte in cui è arrivato l’Isis, Fawzia fugge tenendo per mano il fratellino di cinque anni. “Avevo solo dieci anni, fui venduta da un uomo all’altro come se fossi un mobile, senza sentimenti, senza sogni, senza dignità. Mi hanno incatenata. Mi hanno picchiata. Hanno violato la mia innocenza e sottoposto il mio corpo a scosse elettriche. Nel 2020, sono stata rapita e portata nella Striscia di Gaza, dove sono stata venduta a un jihadista e, sotto minaccia di violenza, costretta a sposarlo e a partorire due figli. Ho vissuto lì per anni in schiavitù. Ero così esausta e terrorizzata che mi costringevano a dormire in piedi. Sono stata rinchiusa in una stanza buia senza finestre per tre mesi e ho tentato più volte il suicidio per sfuggire a quell’inferno. Oggi sono solo un corpo senza anima”.
Intanto, in un tunnel sotto Gaza, Agam Goldstein-Almog era una ragazza israeliana ostaggio di Hamas, costretta a indossare un velo completo e un abito lungo, come Fawzia, le è stato imposto di guardare sempre a terra, è stata costretta a recitare le preghiere islamiche e i terroristi le hanno dato un nome dal Corano: “Salsabil”. Per metà della sua vita, Fawzia è stata schiava dell’Isis e di Hamas. Ma le donne pro Pal lottano per sostenere quelli che hanno ridotto in schiavitù questa ragazza yazida. L’occidente woke, maestro nell’inventare microaggressioni, safe space e genocidi immaginari, incontra una vittima reale, una bambina, “infedele”, ridotta a oggetto sessuale da un regime teocratico, e sceglie il silenzio. Perché la sua liberazione porta la stella di Davide. Perché la sua storia incrina il dogma dell’oppresso. Perché ammettere che Gaza nasconde campi di stupro islamisti significa riconoscere che anche il male abita nel cuore del progetto politico che governa la Striscia. Gaza non è solo macerie di guerra. E’ anche chilometri di prigioni sotterranee, anche se a sentire il cardinale Pizzaballa che l’ha percorsa da nord a sud nel suo dialogo col direttore di Limes Lucio Caracciolo, non sembrano esistere questi tunnel. C’è chi sequestra ostaggi bambini e chi li libera.
Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.
