Extraterrestre portaci via

Gli Ufo non sono mai stati solo oggetti volanti non identificati. Sono l’orbita in cui una civiltà proietta le proprie ansie e i propri nemici. Nell’America di Trump diventano un’arma narrativa, un segreto da svelare a puntate, come una serie tv in cui la rivelazione finale non arriva mai. Dentro ai nuovi Xfiles del Pentagono ci sono il bagliore di Buzz Aldrin e i kaiju giapponesi. Gli alieni già ci parlano. Ma di noi

4 LUG 26
Immagine di Extraterrestre portaci via
Questo articolo è stato pubblicato sul Foglio Review n 52, in edicola dall'ultimo sabato di maggio 2026
Anche gli alieni sono una strategia politica nell’America di Trump, un’arma narrativa, quasi una promessa elettorale. Quando all’inizio di maggio sono stati pubblicati nuovi documenti segreti sugli Unidentified Anomalous Phenomena, fenomeni anomali non identificati (162 file, video e fotografie che vanno dagli anni Quaranta fino a oggi), il dipartimento della Difesa (ops, della Guerra) americano ha annunciato che in base alla direttiva presidenziale «sulla trasparenza delle informazioni», oltre a questi ce ne saranno altri, che verranno pubblicati periodicamente. A puntate, come una serie tv. Annunciando la pubblicazione della puntata pilota, nel mezzo della guerra in medio oriente, Trump aveva scritto sui suoi social: ve l’avevo promesso, divertitevi.
In effetti c’è una sola cosa che il presidente americano può continuare a offrire alla sua base elettorale Maga senza rischiare di deluderla del tutto: i segreti. Le politiche reali dividono e hanno conseguenze misurabili, i file top secret al contrario sono potenzialmente inesauribili, si possono promettere e dosare, svelare con i tempi di uno show televisivo, e anzi la loro logica è proprio quella dell’attesa perpetua, quella per cui la vera rivelazione è sempre alla prossima uscita. Così Trump ha trasformato la declassificazione di documenti riservati in un genere narrativo che accarezza e coltiva gli elementi complottisti della sua base elettorale, quella convinta che la causa della corruzione della sacralità americana sia il deep state, lo stato profondo, l’apparato permanente del governo americano che nasconde le verità che il popolo merita di conoscere. Chi ha ucciso davvero J. F. Kennedy, chi frequentava davvero l’isola di Jeffrey Epstein, che cosa sa davvero il Pentagono di quello che vola nel cielo. Trump si offre come il sacerdote capace di squarciare quel velo che copre la verità, e con ogni file pubblicato rivendica la sua buona volontà e accusa la cattiveria di chi lo vorrebbe ostacolare.
Non sempre gli è andata bene. La pubblicazione di oltre sei milioni di file tra foto, video e email relativi al faccendiere Epstein è stata confusa, pericolosa per le vittime di un pedofilo che sono state esposte al pubblico, e nel frattempo i suoi elettori hanno accusato Trump di aver nascosto i documenti più importanti. Perché per i complottisti c’è sempre un’altra verità da svelare, nascosta pure da chi dice di non volere segreti. A marzo dello scorso anno, lo stesso schema narrativo era stato seguito per la pubblicazione di alcuni documenti sull’assassinio del presidente Kennedy nel 1963: c’era stato il grande annuncio, poi l’attesa messianica, infine diverse teorie di cui si è discusso sui social come se fossero inedite. La novità però si era sgonfiata poco dopo, all’analisi al microscopio da parte dei media, che avevano spiegato: qui dentro non c’è niente che non sapessimo già. Ora è il turno degli Ufo, degli alieni, un tema che rappresenta ancora meglio il filone del trumpismo complottista, quello in cui il nemico dell’America è considerato un corpo estraneo, anche linguisticamente. “Alieno” è la stessa parola che il diritto americano usa da secoli per definire chi non ha la cittadinanza. L’Alien Enemies Act del 1798, quello che l’Amministrazione Trump ha riesumato per le deportazioni, usa il termine nel senso di «colui che appartiene ad altro», lo straniero, l’estraneo. In un saggio del Weatherhead Center di Harvard si legge che la parola alien «non è solo un descrittore: è un’azione che definisce inclusione ed esclusione». Codifica un’alterità percepita come minaccia esistenziale, per questo da tempo nei documenti pubblici era stato deciso di non usarla più per riferirsi ai noncittadini americani. Ma Trump l’ha fatta tornare, e la usa indistintamente, per immigrati e per forme di vita extraterrestri. Per tutto ciò che è unamerican, secondo lui.
In Asia, per esempio, l’extraterrestre non è quasi mai raccontato come invasore ma piuttosto come l’alterità radicale. Qualcosa da comprendere prima ancora che da combattere. Nel romanzo Il problema dei tre corpi di Liu Cixin il contatto alieno per molto tempo non è una minaccia militare, rappresenta piuttosto una crisi filosofica. Gli extraterrestri costringono l’umanità a ridimensionarsi, a pensarsi come civiltà fragile dentro un cosmo ostile e immensamente più grande. La fantascienza cinese contemporanea è piena di questo senso vertiginoso della scala, con gli alieni che hanno il compito non di distruggere l’umanità ma di mettere in discussione il posto dell’uomo nell’universo. Anche il Giappone, storicamente, ha avuto un rapporto meno ossessivamente militarizzato con l’immaginario extraterrestre. Certo, ci sono invasioni e mostri cosmici, ma spesso il tono è più ambiguo, perfino ironico. Gli Xilien, una delle poche razze extraterrestri ricorrenti nell’universo di Godzilla, non sono semplicemente “alieni cattivi”, ma aristocratici decadenti, manipolatori teatrali. In Giappone il kaiju, la “strana bestia” della letteratura e della cinematografia, è spesso una metafora atomica, ecologica o burocratica più che una fantasia di conquista extraterrestre.
Al centro della narrazione americana stavolta c’è l’Alldomain Anomaly Resolution Office del Pentagono, abbreviato in Aaro, l’oscuro ufficio del dipartimento della Difesa creato nel luglio 2022 dal Congresso americano specificamente per investigare gli Unidentified Anomalous Phenomena, abbreviati in Uap, il termine burocratico che ha sostituito il ben più noto Ufo. Da quando l’Aaro produce il suo rapporto annuale, le conclusioni sono sempre le stesse: la grande maggioranza delle segnalazioni è spiegabile – si tratta quasi sempre di droni, palloni, artefatti ottici, condizioni atmosferiche, limiti dei sensori. Alcuni casi restano irrisolti non perché siano “alieni”, ma per mancanza di dati sufficienti a disposizione degli investigatori. Insomma: non c’è alcuna evidenza di tecnologia extraterrestre o di vita non umana sulla Terra. Ma ai rappresentanti Maga le risposte di certe istituzioni non piacciono. Il volto di questi Ufo files è invece quello di Anna Paulina Luna, deputata del Congresso per lo stato della Florida, veterana dell’Aeronautica militare americana e presidente della Task Force on the Declassification of Federal Secrets. È stata lei a raccontare al podcaster Maga Joe Rogan un episodio di «incursione nello spazio aereo» che aveva turbato un pilota esperto, e di essere «molto fiduciosa che là fuori ci siano cose che non sono state create dall’uomo». Anche il vicepresidente J. D. Vance ha detto a marzo a un altro podcaster di area trumpiana, Benny Johnson, di essere «ossessionato» dagli Ufo, di voler visitare l’Area 51, di voler passare anni a scavare nei file classificati e che certe presenze potrebbero essere «demoni» più che extraterrestri. In realtà nei file da poco desecretati non c’è niente di sensazionale, ha confermato la stampa americana. Al contrario, si intravede il sistema decisionale e politico che segue alcune segnalazioni, anche le più famose. Il materiale della prima tranche copre un arco temporale che va dal 1948 al 2026 e include vecchi cablogrammi del dipartimento di stato, documenti dell’Fbi, e trascrizioni della Nasa di voli spaziali con equipaggio. Tra i contenuti più discussi c’è per esempio la testimonianza dell’astronauta Buzz Aldrin che vede «una sorgente luminosa abbastanza brillante» durante la missione Apollo 11. Poi c’è un oggetto che compie «virate multiple a novanta gradi» a grande velocità; un oggetto luminosissimo che traccia spirali sul cielo del Kazakistan; e, particolarmente discusso per le sue implicazioni geopolitiche, un oggetto a forma di pallone da football catturato dai sensori militari americani nelle acque e nei cieli intorno al Giappone – non è un caso che il governo giapponese abbia reagito ai file americani con il linguaggio freddo della sicurezza nazionale, ma senza il fervore messianico Maga. Tokyo ha fatto sapere di stare analizzando «con grande interesse» i materiali pubblicati da Washington, inclusi alcuni video girati vicino al Giappone, ma ha precisato che eventuali rivelazioni saranno valutate caso per caso «per non compromettere le capacità di intelligence».
Rispetto ai file Epstein, quelli relativi agli Ufo sono potenzialmente meno pericolosi per la Casa Bianca: la grammatica di svelamento è la stessa, ma almeno sugli Ufo files non c’è nessuna vittima secondaria, nessuna donna esposta al tritacarne mediatico. C’è però un potenziale effetto politico che Trump sottovaluta. Carlo Versano su Newsweek ha scritto che sugli Ufo il presidente «sta commettendo di nuovo lo stesso errore, promettendo più di quanto la sua Amministrazione possa effettivamente mantenere a una base Maga sempre più disillusa». Secondo un sondaggio di YouGov, il 73 per cento degli americani ritiene già che il governo nasconda prove sugli Ufo, e Trump sa che quello è un terreno fertilissimo, ma anche una trappola, perché un pubblico così predisposto interpreterà ogni ambiguità come un’ulteriore conferma del complotto. Non a caso l’arcinemico di Trump, il deputato repubblicano Thomas Massie, ha già definito gli Xfiles sugli Ufo «l’ultima arma di distrazione di massa» (intanto il presidente ha fatto sì che Massie perdesse alle primarie, fuori un altro). Ma per la Casa Bianca va bene così: non importa che i documenti sugli extraterrestri siano deludenti, anzi, forse è meglio, perché una rivelazione completa ucciderebbe il mito. Il segreto deve restare incompleto per poter continuare a generare attenzione sulla base americana, e anche quando i file desecretati non dicono nulla, milioni di persone continuano a leggerli come se potessero contenere l’ultima grande rivelazione. Forse non tanto sull’intelligenza extraterrestre, ma su di noi.