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Il corpo della donna che ha provocato l'esplosione a Monte Carlo è stato trovato in Ucraina
Il 29 giugno uno zaino-bomba era esploso in rue Révérend Père Louis Frolla e aveva ferito in modo grave un oligarca di origine ucraina. L'esecutrice dell'attentato era stata identificata in Anastasiia Berezovska. Il suo cadavere è stato fatto ritrovare nella notte tra lunedì e martedì

fonte: Interpol
Anastasiia Berezovska era nota all’Interpol da ben prima che il suo nome fosse associato allo zaino-bomba esploso a Monte Carlo in rue Révérend Père Louis Frolla il 29 giugno, attentato nel quale era rimasto ferito in modo grave l'oligarca di origine ucraina e oggi cittadino cipriota Vadim Ermolaev, la sua compagna Anna Nasobina (a cui sono state amputate le gambe) e il figlio tredicenne. Berezovska era nota perché “esperta di esplosivi” e “disponibile a mettere al servizio questa sua conoscenza a chi era disposto a pagarla”, ha fatto sapere al Foglio un membro del centro di coordinamento operativo dell’Interpol. “Non una sicaria però e nemmeno una donna legata a qualche gruppo criminale”, una sorta di libera professionista che prestava le sue conoscenze a chi le richiedeva. Anastasiia Berezovska è morta, il suo corpo è stato fatto trovare nei dintorni di Kyiv. Fonti dell’Ukrainska Pravda hanno riferito che sarebbe stata ammazzata con colpi d’arma da fuoco e che il cadavere sia stato fatto ritrovare nella serata di lunedì 6 luglio.
La polizia ucraina e l’Interpol stanno cercando di capire come è stata uccisa, da chi e per quale motivo. Soprattutto sta cercando di ricostruire quel periodo di buio nella vita della donna che va dal 23 giugno – giorno nel quale ha fatto perdere le tracce di sé in Germania, paese nel quale risiedeva – a oggi.
Quel che si sa è che la donna sarebbe arrivata il tra la sera del 24 e le prime ore del 25 giugno nel Principato di Monaco. Nei giorni successivi avrebbe fatto dei sopralluoghi nei dintorni del palazzo di rue Révérend Père Louis Frolla davanti al quale è scoppiato lo zaino-bomba. Dopo l’esplosione la donna avrebbe attraversato il confine, sarebbe salita a bordo di una automobile presa a noleggio in Francia, alla quale è stata cambiata targa e disattivato il sistema gps, sistema che sarebbe stato agganciato a una vettura rubata nei giorni precedenti all’esplosione. Proprio questo avrebbe permesso alla donna di attraversare Italia, Austria e Ungheria senza farsi notare. Come ha spiegato al Foglio un esperto di crittografia e Digital forensics, da anni consulente della Polizia di stato, la totale “assenza di tracce dati permette a un’automobile che non percorre strade a pagamento, di muoversi liberamente in tutto il terreno europeo a patto di non avere con sé cellulari, tablet, orologi digitali o altri dispositivi. Un’assenza di tracce che invece risulterebbe problematica sulle strade a pagamento perché lì proprio l’assenza di queste desterebbe sospetto ai sensori che sono stati installati in alcuni punti dell’asse stradale europeo”.
Secondo quanto riportato da una fonte interna alle forze di sicurezza ucraine sempre alla Ukrainska Pravda, due uomini sarebbero stati arrestati perché legati all’omicidio della donna. Sarebbero un ufficiale della direzione generale dell'Intelligence ucraina (Hur), servizio segreto dipendente dal ministero della Difesa, e un ex agente della polizia.
Dall’Interpol non ci sono conferme, ma, specifica il membro del centro di coordinamento operativo che abbiamo interpellato, “al momento non è accertato un coinvolgimento diretto dei servizi segreti ucraini né nell’esplosione a Monte Carlo, né nell’omicidio della donna”.
Anche perché in questa storia, non era solo l’Ucraina ad avere conti aperti con Vadim Ermolaev, l’oligarca ferito nell’esplosione – secondo fonti concordanti, poiché le autorità monegasche non ne hanno mai confermato ufficialmente l’identità. Il fondatore e proprietario del gruppo industriale e commerciale Alef non solo aveva aggirato il divieto di commercio con la Russia imposto da Kyiv – commerciava vini e materiale medicale con la Crimea – ma era anche al centro di un giro di sofisticazione di prodotti alimentari, contraffazione e un sistema di truffe finanziare tra Cipro – paese del quale aveva preso la cittadinanza –, Principato di Monaco, Liechtenstein e Russia.
Le piste principali infatti convergono su due filoni. Il primo: un avvertimento dei servizi ucraini al "battaglione di Monaco", gli oligarchi rifugiatisi in Costa Azzurra e accusati da Kyiv di aver mantenuto rapporti economici con la Russia in Crimea, ipotesi rafforzata dagli arresti di un ufficiale del Hur e di un ex agente delle forze dell'ordine per l'omicidio della sospettata. Il secondo: un regolamento di conti legato agli affari di Ermolaev nel settore degli alcolici e dell'immobiliare, tra Crimea, riciclaggio e la vicenda Versobank, la banca estone di cui Ermolaev era comproprietario. La Banca centrale europea le ha revocato la licenza nel 2018, per violazioni sistemiche della normativa antiriciclaggio – uno dei tanti casi, insieme a Danske Bank, che negli anni scorsi hanno acceso i riflettori sul cosiddetto "riciclaggio baltico", il flusso di capitali di origine russa e post-sovietica fatto transitare attraverso banche di piccole dimensioni in Estonia, Lettonia e Lituania per poi confluire nel sistema finanziario occidentale. Il procuratore di Monaco ha escluso la pista terroristica e ha indicato che la donna non avrebbe agito da sola.
