Quant’è brutta la scelta del Cio trumpizzato di riammettere alle Olimpiadi le bandiere di Putin

Dopo il caso Balogun, una nuova, rovinosa caduta politica del mondo dello sport: tutt'a un tratto il comitato olimpico si gira dall'altra parte per non vedere l'invasione russa

7 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 18:13
Immagine di Quant’è brutta la scelta del Cio trumpizzato di riammettere alle Olimpiadi le bandiere di Putin

Foto Getty

Non si fa in tempo a riprendersi dalla porcata della Fifa trumpizzata sul cartellino rosso (manco gli ha portato bene, è servita solo a sputtanare il governo mondiale del calcio) che anche l’altro governo mondiale dello sport, e più importante, il Cio, ha deciso di sputtanarsi definitivamente da solo e di calarsi le braghe davanti a un satrapo anche peggiore di Mad Donald: Mad Vlad. E ha revocato la sospensione dalle Olimpiadi della Russia.
Il Comitato olimpico internazionale, si apprende, ha deciso di revocare (“provvisoriamente”, per chi voglia crederci) la sospensione del Comitato olimpico russo, in vigore dal 12 ottobre 2023, e la cui motivazione ufficiale era la violazione della Carta Olimpica e dell’integrità territoriale del Comitato olimpico dell’Ucraina. Motivazione già di per sé assai ipocrita: la Russia ha invaso senza alcuna motivazione uno stato sovrano e democratico, e ancora lo occupa e bombarda ogni giorno, ce n’è abbastanza per non volere vedere più le sue bandiere né i suoi atleti nelle gare dove sventolano i Cinque cerchi. Ma da tempo era nell’aria questa voglia di appeasement, di turna a Surriento tutto è perdonato, nel mondo trumpizzato in cui anche lo sport è diventato peggio di prima una moneta di scambio e un territorio di arbitrio politico (vero, Infantino?). Del resto già nei giorni di Milano Cortina la presidente del Cio, Kristy Coventry, aveva lanciato messaggi sulla possibile presenza russa a Los Angeles 2028 (ci sarà ancora Trump). La motivazione dello switch della Commissione Affari legali che riammette gli atleti e le atlete russe (la Bielorussa era già stata graziata tempo fa) e le loro bandiere è come al solito legalistica e spolverata di ipocrisia: “E’ stata presa a seguito di un’analisi approfondita” in base a cui si è giudicato che il Comitato olimpico russo “non annovera più tra i suoi membri alcuna organizzazione sportiva regionale nei territori che rientrano nella giurisdizione del Comitato olimpico nazionale dell’Ucraina”. I droni su Kyiv invece non contano. Ma il Cio, bontà sua, “continuerà a monitorare attentamente la situazione”. Chissà, magari scopriranno che la guerra c’è ancora. E “si riserva il diritto di adottare ulteriori provvedimenti qualora lo ritenga necessario”.
Del resto un’avvisaglia italiana di quanto stava per succedere c’era stata due giorni fa. A Milano nel weekend ci sarà una gara della Coppa del mondo di ginnastica ritmica, e la World Gymnastic ha deciso di rimuovere le restrizioni alla partecipazione degli atleti russi e bielorussi, consentendo loro di utilizzare maglia, bandiera e inno”. Il ministro dello Sport Abodi se n’era duramente lamentato: “Una decisione grave e incomprensibile”, aveva detto. Ma il vento soffia da un’altra parte.