Trump è peggio di un bullo, scherza con la brutalità di chi disprezza le regole. E per ora vincono i meme

Chiunque ami la serietà detesta i modi del presidente americano. Ma non è invocando goffamente il rispetto che ci si fa rispettare. O lo si ignora, riparandosi dietro l’impersonalità dei rapporti politici fra stati e gente di stato, oppure gli si rende al momento opportuno pan per focaccia

Immagine di Trump è peggio di un bullo, scherza con la brutalità di chi disprezza le regole. E per ora vincono i meme

Foto LaPresse

Inutile e perfino grottesco, anche se formalmente corretto, inveire contro il bullismo di Trump, esprimere solidarietà a Giorgia Meloni, fare finta che i rapporti personali debbano corrispondere a quelli tra diplomazie e stati all’insegna del rispetto reciproco. Trump disse di Macron che “sua moglie era stata molto dura con lui”, che “non si è ancora ripreso dal suo gancio destro sulla mascella”. Macron non è solo il capo dell’esecutivo ma rappresenta simbolicamente e incarna come presidente eletto la nazione francese tutta ovvero il paese europeo che rese possibile la vittoria contro gli inglesi nella guerra di Indipendenza appena celebrata. Nel linguaggio giuridico e mondano in questi casi, anche e soprattutto nei rapporti tra stati, si oppone una fin de non-recevoir. Inaccoglibile. Irricevibile. Punto.
Però è punto fino a un certo punto. C’è qualcosa da decrittare. Non c’entra lo sforzo di Meloni per mettere avanti l’unità dell’occidente, per cambiare l’ordine del discorso di fronte alle provocazioni antieuropee del tycoon fattosi presidente con un linguaggio infantile e modi volgarissimi, solo raramente spiritosi. Trump è uno che può impunemente dire, durante le esequie dell’uomo che ha ammazzato in guerra: “Potremmo far fuori tutti ai funerali di Khamenei, ma poi non avremmo con chi trattare”. Esordì maltrattando malmostoso un portatore di handicap e parlando con tono allusivo del ciclo mestruale di una giornalista non amata. Semplicemente, è un bruto, molto più che un bullo. Ma non tutti i bruti sono stupidi, sebbene tutti non capiscano che a furia di esagerare nella brutalità ci si può far molto male, che sembrerebbe oggi il suo caso (incrociamo le dita per le elezioni del prossimo novembre). Al di là di questo, Trump sente con la sua speciale “finezza” istintiva che il suo popolo elettorale adora la sostituzione scorrettissima del linguaggio personale, nella sua truce verità psicologica, alla lingua di legno dei rapporti diplomatici, con le sue regole. Il popolo di Trump detesta le regole, e in fondo all’animo di molti che a quel popolo non appartengono il mancato rispetto delle norme di cortesia e buona educazione evoca la dimensione della forza, e più si è scorretti più ci si avvicina, specie se si è alla testa di una nazione che primeggia in armi e tecnologia e ambizione, a una specie di onnipotenza. A proposito di onnipotenza, non bisogna scordare che Trump non ha solo criticato Papa Leone, che sarebbe normale o quasi, ha irriso lo Spirito Santo, che per i cardinali della Sistina, veni creator spiritus, è l’ispiratore finale, dopo molti colloqui troppo umani, magari, dell’elezione di un Pontefice romano. Senza di me, ha tronfieggiato, Leone non sarebbe mai diventato Papa.
Chiunque ami la serietà detesta i modi di Trump. Chiunque detesti la seriosità è incantato dalla sua velenosa e perfida capacità di dare alle relazioni personali uno spazio anche irascibile, maligno, ributtante, che la cancel culture della diplomazia ha sempre correttamente cercato di escludere. Ma non è invocando e magari goffamente il rispetto che ci si fa rispettare. O lo si ignora, riparandosi come si deve dietro l’impersonalità dei rapporti politici fra stati e gente di stato, oppure gli si rende al momento opportuno pan per focaccia, come si dice. Oggi le cose stanno così, bisogna abituarcisi. Tra una geremiade da violato tappeto rosso e un meme vince invariabilmente il meme.