Il nuovo arsenale made in Nato

Contratti da 40 miliardi per i droni, più una serie di collaborazioni transatlantiche e non solo: il lato business del vertice di Ankara

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Foto Getty

Contratti per decine di miliardi. Sicuro 40 miliardi nel settore dei droni, ma potrebbero essere molti di più. È il lato business del vertice di Ankara, che si è aperto ieri con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il quale annunciava nuovi grandi progetti per la difesa europea, che “spingeranno le nostre economie, aumenteranno la nostra sicurezza e creeranno centinaia di migliaia di posti di lavoro”. Nasce così un nuovo arsenale “Made in Nato”, grazie anche, assicura Rutte, ai fondi del programma dell’Unione europea Safe. Che sia stato, come hanno evidenziato alcuni osservatori, un modo per compiacere il presidente americano, Donald Trump, che stava arrivando ad Ankara per il vertice, per dimostrargli, cioè, che l’Europa sta spendendo di più per difendersi e aumentare la sua autonomia, o che la crescita del giro d’affari nel settore sia la naturale conseguenza del rilancio dell’Alleanza Atlantica, la sostanza è un aumento massiccio di investimenti nel settore.
Le indiscrezioni circolavano da giorni, tant’è che alla vigilia del summit i titoli europei della difesa (compresi Leonardo e Fincantieri) hanno tutti corso molto, ma forse nessuno si aspettava annunci di nuovi progetti così a raffica. “Sono soldi spesi bene”, ha detto Rutte, quasi a prevenire le critiche che di lì a poco sarebbero (comunque) arrivate da parte di Trump, il quale ha ribadito che dagli alleati Nato si aspetta un maggiore sostegno. Alcuni progetti riguardano importanti contratti con aziende americane. Per esempio, la tedesca Rheinmetall ha sottoscritto un accordo con la statunitense Lockheed Martin per produrre missili e razzi in Germania. Un chiaro segnale di co-produzione transatlantica che continua. Altre valorizzano le relazioni con altri paesi. Per esempio, l’acquisto di 10 aerei di sorveglianza da un consorzio guidato dalla svedese Saab e dalla canadese Bombardier per sostituire parte della flotta Nato. Il grosso del business, comunque, riguarda i 40 miliardi di contratti nei prossimi cinque anni per sviluppare sistemi in grado di identificare e neutralizzare i velivoli senza pilota. Tra i principali appaltatori mondiali, manco a dirlo, ci sono gli Stati Uniti.