La Nato non è più una tigre di carta

Nonostante gli sforzi di Trump per aggredire gli alleati, la Nato (che non è la Fifa) è infinitamente più forte rispetto a come viene descritta. C’entra Kyiv, c’entra l’Europa ma c’entra anche un’altra scommessa persa da Putin

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Nonostante gli sforzi enormi fatti in questi mesi da Donald Trump per trasformare la Nato in una versione militare della Fifa e per fare di Mark Rutte il Gianni Infantino dell’Alleanza atlantica, la Nato tanto bistrattata, tanto aggredita, tanto tormentata è decisamente meno debole rispetto a come siamo abituati a descriverla. E anche se il vertice di Ankara farà notizia per le sparate di Trump, per i suoi cazzotti agli alleati, per i suoi rimbrotti a Giorgia Meloni, che ieri però Trump ha tenuto a far sapere di trovare simpatica, per il suo desiderio di conquistare un territorio che fa parte di un paese della Nato come la Groenlandia, per l’idea fatta trapelare, con la stessa delicatezza con cui Folarin Balogun tende ad appoggiarsi alle caviglie degli avversari, di voler “ritirare tutti i nostri soldati dall’Europa”, nonostante tutto questo, si diceva, la forza incredibilmente crescente della Nato continua a essere un fatto reale che merita riflessione.
Ieri Mark Rutte, che quando parla con Trump ha la stessa deferenza di Infantino ma che, come ha scritto l’Economist, usa l’adulazione nei confronti di Trump non come un fine ma come un mezzo per tentare di far crescere l’Alleanza atlantica, ha ricordato dati fattuali che meritano attenzione. Ci sono paesi che spendono ancora poco nella Difesa, che sono lontani dai target fissati dalla Nato, ma nonostante questo i fatti ci dicono che un continente tradizionalmente timido sulle spese militari, come l’Europa, si è messo su una traiettoria di crescita che solo fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile: gli alleati l’anno scorso hanno deciso di arrivare al 5 per cento del pil entro il 2035 e ieri Rutte ha detto che, dopo appena un anno, si vedono già “progressi trasformativi” all’interno dell’Alleanza, aggiungendo di aspettarsi ora dalle capitali piani chiari e credibili per centrare l’obiettivo.
L’Europa, a un anno dall’avvio del suo progetto decennale, spende sempre di più nella Difesa, come chiede la Nato, e già questo è un discreto successo. Ma il vero dato che evidenzia la forza della Nato, superiore spesso alla percezione che i paesi membri della Nato hanno di se stessi, è quello evocato ieri dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, convinto che il summit della Nato di Ankara rappresenterà “un punto di svolta” nel conflitto in Ucraina, nella misura in cui i paesi membri hanno tutta l’intenzione di fare il necessario per rendere chiaro al Cremlino “che la Russia non riuscirà a raggiungere i propri obiettivi militari”. La Nato, negli ultimi anni, è stata definita un’alleanza obsoleta, cerebralmente morta, simile a una tigre di carta, ma quello che la Nato ha iniziato a fare ormai da anni contro la minaccia della Russia putiniana, e anche contro la minaccia dell’America trumpiana, va in una direzione opposta.
Da un lato, i paesi europei, chi più chi meno, hanno scelto di prendere così sul serio la volontà di Trump di disimpegnarsi dalla difesa dell’Europa e la volontà di Putin di impegnarsi nell’aggressione dell’Europa, i due temi vanno ovviamente a braccetto, da aver trasformato la difesa dell’Ucraina nell’elemento chiave della difesa dell’Europa. Dall’altro lato, la Nato ha scelto di non cedere alla retorica intimidatoria di Putin e ha deciso di considerare il sostegno ai paesi intimiditi dalla Russia come un tratto fondamentale della sua azione di difesa. Lo ha fatto accogliendo a braccia aperte la Finlandia, due anni fa (Putin ha aggredito l’Ucraina per tenere distante la Nato dai suoi confini e per allontanare l’Ucraina dall’Ue: l’Ucraina non è mai stata così vicina all’Ue e la Nato, grazie alla Finlandia, ha circa 1.300 chilometri di confine diretto in più con la Russia). Lo ha fatto aiutando il più possibile l’Ucraina ad armare la sua resistenza (i paesi membri della Nato forniscono oggi il 99 per cento degli aiuti militari all’Ucraina, per un valore di decine di miliardi di euro). Lo ha fatto continuando a tenere le porte aperte all’ingresso dell’Ucraina nella Nato (“gli alleati della Nato – si legge nella pagina dell’Alleanza dedicata ai rapporti con l’Ucraina aggiornata al 26 giugno 2026 – hanno ripetutamente affermato che il futuro dell’Ucraina è nella Nato e che continueranno a sostenerla nel suo irreversibile percorso verso la piena integrazione euro-atlantica, compresa l’adesione alla Nato”). E lo ha fatto soprattutto incoraggiando in queste settimane l’Ucraina a portare avanti le sue azioni militari in territorio russo.
Ieri sul Financial Times, il presidente della Finlandia, Alexander Stubb, che rivendica di essere un amico di Trump, complici i campi da golf calcati allegramente insieme, ha detto che la Nato, a suo modo di vedere, appoggia l’iniziativa dell’Ucraina di colpire più duramente la Russia, dice che “tutti nella Nato credono sia necessario continuare ad aumentare la pressione” – chissà se lo pensa anche il suo compagno di golf – sostiene che “l’Ucraina si trova in una posizione migliore, dal punto di vista militare, politico e finanziario, rispetto a qualsiasi altro momento di questa guerra” e arriva a dire, alludendo forse anche al suo compagno di buche, che “questo ha modificato anche il pensiero strategico di coloro che stanno cercando di mediare la pace”.
Trump, lo sappiamo, sta facendo di tutto per indebolire la Nato, per rendere gli alleati più vulnerabili, per trasformare l’articolo 5 dell’Alleanza, secondo cui ogni paese della Nato aggredito deve essere aiutato dagli altri paesi membri, in un articolo 5 à la carte: cosa che Trump sembra non ricordare quando promette di aggredire, da paese fondatore della Nato, un territorio protetto dalla Nato, come la Groenlandia. Trump sta provando a infantinizzare la Nato. Ma se si sceglie di osservare la Nato allontanandosi dai titoli offerti da Trump, concentrandosi sui fatti, si avrà l’impressione che, nonostante l’enorme sforzo messo in campo da Trump per rendere la Nato più debole, come da desiderio di Putin, la Nato è lontana anni luce dall’immagine di un’alleanza obsoleta, cerebralmente morta, simile a una tigre di carta.