Bardella resta “l’eterno delfino” e ostenta letizia iniziando la campagna elettorale di Le Pen

"Continueremo a lavorare fianco a fianco come abbiamo sempre fatto", afferma convinto il volto giovane di Rn. Per cui si apre uno scenario da primo ministro nel 2027

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Foto ANSA

Parigi. E’ tornato a essere il piano B, “l’eterno delfino”, come lo definisce la stampa parigina, lui che a trent’anni si vedeva già all’Eliseo, il più giovane presidente della storia della Quinta Repubblica. Jordan Bardella ha aspettato una notte prima di reagire ufficialmente alla candidatura di Marine Le Pen, il suo pigmalione, colei che lo ha plasmato e promosso ai vertici del Rassemblement national (Rn) ad appena ventotto anni, ma che martedì sera ha spezzato il suo sogno annunciando di voler correre per la quarta volta all’Eliseo dopo la sentenza della Corte d’appello di Parigi nell’affaire degli assistenti parlamentari che le ha offerto uno spiraglio inaspettato. I giudici, pur condannandola a tre anni di cui uno col braccialetto elettronico per appropriazione indebita di fondi pubblici nell’ambito dell’affaire degli assistenti del Parlamento europeo, hanno infatti ridotto la pena accessoria di ineleggibilità con applicazione immediata da cinque anni a quindici mesi effettivi, che l’attuale capogruppo dei deputati Rn ha già scontato. “Sono lieto che Marine possa rappresentare il nostro partito e che sia stata riconosciuta la parziale innocenza del Rn”, ha detto ieri davanti alle telecamere Bardella, che ha accompagnato Le Pen a La Flèche, nel dipartimento della Sarthe, per la sua prima tappa di campagna da candidata alle presidenziali del 2027. “Continueremo a lavorare fianco a fianco come abbiamo sempre fatto”, ha aggiunto Bardella.
Il presidente di Rn, che era favorito alle presidenziali stando a tutti i sondaggi, con percentuali di popolarità anche migliori di Marine, dovrà accontentarsi di un ruolo secondario, di sostegno alla leader sovranista, nell’ottica di diventare “solo” il suo primo ministro nel 2027. Gli basterà? Martedì sera, su Tf1, la madrina del sovranismo francese ha vantato “una coppia complementare, equilibrata, coerente e solida”, ma il rapporto tra i due, inevitabilmente, non sarà più come prima. “Jordan Bardella è la prima vittima della vicenda di ieri: si tratta di un ritorno al ticket, certo rivendicato da Marine Le Pen, ma in una gerarchia diversa rispetto a prima, con Bardella che si ritrova tre passi indietro”, ha spiegato il politologo Jérôme Jaffré a Radio Classique. Prima ancora della sentenza, le divergenze tra Marine Le Pen e il suo delfino su alcuni temi cardine come la riforma delle pensioni (lei non vorrebbe toccare le pensioni, mentre lui considera inevitabile lavorare più a lungo per mantenere in piedi il sistema previdenziale) sono emerse alla luce del sole. Più in generale Marine ha posizioni colbertiste in economia, è attenta ai temi sociali e a quella Francia periferica che gli ultimi presidenti avrebbero trascurato a beneficio delle grandi metropoli: incarna la cosiddetta “linea Hénin-Beaumont”, dal nome della cittadina operaia del Nord deindustrializzato che è diventato uno dei suoi feudi elettorali. Bardella, sul fronte economico, ha invece un orientamento liberale e vorrebbe avvicinare il partito al mondo imprenditoriale. C’è poi un altro problema: il gusto di Bardella per certi eventi mondani. Lo scorso 7 giugno, il presidente di Rn ha assistito in tribuna Vip al Gran Premio di Monaco, accanto alla fidanzata italiana, la principessa Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie. E dopo averlo fatto è andato al Jimmy’z, discoteca esclusiva dove un tavolo costa almeno 25 mila euro. Abitudini bling bling poco in sintonia con la retorica operaista e del Rn “portavoce del popolo”, che fanno storcere il naso alla vecchia guardia marinista e all’elettorato storico.
La scelta di Marine di lanciarsi nella corsa all’Eliseo per la quarta volta consecutiva e di fare ricorso in Cassazione (il ricorso sospende gli effetti della sentenza, permettendole di fare campagna senza braccialetto elettronico) è stata presa assieme ai suoi avvocati durante una riunione svoltasi subito dopo la sentenza nella nuova sede del partito, in rue Cortambert, a ovest di Parigi. Il nome Le Pen apparirà nuovamente nelle schede elettorali come è sempre accaduto in Francia, con l’unica eccezione del 1981, a cominciare dal 1974, quando il padre di Marine e patriarca della destra identitaria Jean-Marie Le Pen raccolse lo 0,75 per cento al primo turno. Oggi, invece, i sondaggi danno la leader sovranista oltre il 30 per cento e il traguardo dell’Eliseo, dopo anni di dédiabolisation, di radicamento nel territorio e tra i banchi dell’Assemblea nazionale, dove il Rn ha oggi 122 deputati, non è mai stato tanto vicino.