La triangolazione fra Israele, Grecia e Turchia e la mediazione che Trump non ha fatto ad Ankara

Anche sedendo allo stesso tavolo, Ankara e Atene non hanno superato le tensioni reciproche, che complicano un vertice già delicato. Sullo sfondo, le mire turche sui caccia F-35 e la ferma opposizione di Netanyahu
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Ankara. La vendetta si sa, è un piatto che va servito freddo, spesso per ripagare un torto subito. È più efficace se fatta a mente lucida e a distanza di tempo, piuttosto che d’impulso, ma questa volta di tempo non ne è passato poi molto: soltanto 48 ore prima del vertice Nato quando Israele e Grecia hanno condotto esercitazioni militari in vista del vertice dell’Alleanza atlantica di Ankara. Le foto pubblicate lunedì dall’esercito greco mostravano aerei da combattimento di entrambi i paesi volare fianco a fianco sul Mar Egeo. Martedì sera, il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, e sua moglie sono stati accolti al palazzo presidenziale di Ankara dalla marcia ottomana dei giannizzeri “Ceddin Deden”, eseguita dalla banda dei Mehterhâne, che accompagnava i giannizzeri in battaglia. La scelta di accogliere il leader greco con la marcia di guerra degli ottomani è stata vista da Atene come una provocazione nazionalista e incoerente con il protocollo diplomatico consolidato. Durante le visite ufficiali dei capi di governo, le cerimonie di benvenuto prevedono tradizionalmente gli inni nazionali dei paesi ospitante e ospitato. L’inclusione di una marcia militare dell’epoca ottomana è un segnale di ostile contro l’alleato greco.
Le forze aeree israeliane e greche avevano appena condotto esercitazioni militari congiunte sull'isola di Creta. Le foto pubblicate dall’esercito greco mostrano aerei da combattimento di entrambi i paesi che sorvolano fianco a fianco il Mar Egeo. Secondo OnAlert e il Canale 12 israeliano, le esercitazioni includevano il rifornimento in volo di caccia F-16 greci da parte di aerei cisterna israeliani.
Nel dicembre 2025, i rappresentanti delle forze armate israeliane, greche e cipriote avevano concordato un piano di cooperazione militare trilaterale per il 2026, che prevedeva esercitazioni e addestramenti congiunti, gruppi di lavoro in vari settori e un dialogo militare strategico su questioni di interesse comune. I colloqui trilaterali hanno anche esplorato la possibilità di istituire una forza di intervento rapido delle dimensioni di una brigata, composta da circa 2.500 uomini e dotata di caccia F-35. All’epoca, il Canale 12 riferì che l’aeronautica israeliana si stava esercitando nell’utilizzo di basi cipriote per atterraggi di emergenza e rifornimento in volo. Le tensioni tra Israele e Turchia, così come fra Grecia e Turchia, sono aumentate negli ultimi mesi. L’esercitazione inviava un messaggio chiaro ad Ankara sulla capacità degli eserciti israeliano e greco di operare insieme. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lasciato intendere che approverà la vendita alla Turchia dei motori F110 di fabbricazione statunitense per i caccia Kaan, il progetto di punta dell’industria della difesa turca, e che avrebbe anche sostenuto la vendita di caccia F-35 ad Ankara. Ma la sua è solo una delle tante uscite propagandistiche perché sulla revoca delle sanzioni alla Turchia e sulla vendita degli F-35 non decide Trump, ma decide il Congresso. Al vertice Nato di Ankara, il primo ministro greco Mitsotakis è stato deciso e chiaro sul fatto che la vendita degli F-35 alla Turchia è da scongiurare perché il suo paese affronta “una aperta minaccia di guerra” da parte della Turchia. Membri della lobby greca al Congresso degli Stati Uniti hanno proprio ieri firmato una lettera in cui esortano Trump a ritirare la sua offerta. Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha esortato Washington a non vendere armamenti avanzati ad Ankara, definendo la Turchia “un regime infettato dai Fratelli musulmani”. La vendita degli F-35 alla Turchia sconvolgerebbe l’equilibrio di potere in medio oriente, che è in ultima analisi garantito dalla superiorità aerea di Israele e anche dalla posizione degli Stati Uniti nella regione. Fra Grecia e Turchia è in corso un dialogo nel Consiglio di cooperazione ad alto livello per risolvere le annose controversie che rendono problematiche le relazioni tra i due alleati Nato. Non sono state ancora risolte le dispute sulla delimitazione delle acque territoriali delle isole greche prospicienti alla costa turca, sullo sfruttamento della piattaforma continentale e le rivendicazioni legali contrastanti relative alle riserve di gas naturale offshore e sulle Zone economiche esclusive dell’Egeo e del Mediterraneo orientale. Irrisolta anche la questione dell’isola di Cipro divisa in due. L’assenza di una diplomazia occidentale attiva e di una mediazione specifica da parte degli Stati Uniti o di un forte allineamento europeo, ha lasciato i due alleati della Nato a gestire le proprie tensioni senza i tradizionali meccanismi di mediazione di terze parti.