Trump riporta Teheran al centro di un vertice Nato. Il precedente

Per il secondo vertice, Trump costringe l’Alleanza atlantica a parlare di Iran. La Guerra dei dodici giorni aveva dominato all’Aia, il memorandum sepolto in venti giorni ha impegnato il presidente americano ad Ankara

9 LUG 26
Immagine di Trump riporta Teheran al centro di un vertice Nato. Il precedente
La sede spingeva già a guardare una parte di mondo che di rado ha a che fare con l’Alleanza atlantica e il presidente americano, Donald Trump, ha contribuito a fare di Ankara un vertice quasi medio oriente. Per il secondo anno consecutivo, il capo della Casa Bianca ha portato la guerra contro la Repubblica islamica dell’Iran al centro di una riunione dell’Alleanza atlantica. Nel 2025, al vertice dell’Aia, Trump arrivò qualche giorno dopo aver dato l’ordine di far usare i bombardieri B2 per seppellire i siti nucleari iraniani che lavoravano allo sviluppo delle armi atomiche. Il 24 giugno dello scorso anno, nel primo giorno del vertice, gli iraniani risposero attaccando, dopo un largo preavviso, la base americana di al Udeid, in Qatar. Fu l’atto finale della Guerra dei dodici giorni e, durante il vertice dell’Aia, Trump non fece altro che rivendicare i suoi risultati e la necessità di aver autorizzato un intervento americano per danneggiare i siti nucleari. Anche al segretario generale della Nato, Mark Rutte, toccò parlare molto di Iran, un argomento che non era previsto in un vertice in cui i paesi membri discutevano di un cambiamento per le spese della Difesa storico. Il vertice di Ankara si è invece aperto con la notizia che la Repubblica islamica dell’Iran aveva di nuovo attaccato tre petroliere nello Stretto di Hormuz. Nella notte fra il 7 e l’8, gli Stati Uniti hanno risposto alla violazione di Teheran colpendo circa ottanta obiettivi lungo la costa iraniana
L’esercito americano ha preso di mira anche le piccole imbarcazioni usate dai pasdaran nel Golfo Persico che hanno rappresentato uno dei vantaggi del regime nell’area. La Repubblica islamica, ancora impegnata nelle celebrazioni funebri per la Guida suprema Ali Khamenei, ha quindi attaccato con missili balistici e droni il Kuwait e il Bahrein, che ospitano basi americane. Trump ha iniziato la sua giornata dichiarando morto il memorandum su cui aveva apposto la firma durante il vertice del G7 in Francia, appena venti giorni fa. “Per quanto mi riguarda, penso che sia finita. Non voglio più avere nulla a che fare con loro. Sono bugiardi, sono imbroglioni, sono persone malate. Ora lascerò che i nostri bravissimi negoziatori continuino a parlare se vogliono, ma non lo vedo possibile”. Il presidente americano ha parlato di nuovi attacchi, della possibilità di prendere l’isola di Kharg e di impossessarsi delle riserve di petrolio iraniane e ha aggiunto: “Non sono sicuro di voler fare un accordo con i leader iraniani. Finiamo il lavoro”. Trump in realtà non ha voglia di altra guerra, ma si era illuso che dal memorandum potesse nascere un accordo vero per limitare il progetto sul nucleare di Teheran che, contrariamente alle aspettative americane, ha invece sempre giocato a trascinare i negoziati pur dicendo con chiarezza di non prevedere concessioni alle richieste di Washington. Trump ha escluso che tornerà un conflitto prolungato, ma in conferenza stampa ha confermato che quelle che aveva definito in passato “schermaglie” torneranno e l’Iran verrà colpito e punito per i suoi attacchi con una forza dieci volte più grande. L’Iran ha risposto che a ogni bombardamento risponderà chiudendo lo Stretto di Hormuz.
La diplomazia fra americani e iraniani che non era mai davvero partita si è bloccata ufficialmente, Trump non crede più di aver cambiato il regime che da circa una settimana sta utilizzando la sepoltura di Khamenei per mostrarsi unito, ma con una pecca irrimediabile: la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei, figlio del suo predecessore, non si è ancora visto. Tutti i suoi fratelli sono andati a piangere suo padre e lui no, rimane nascosto, lontano, e il regime ha cercato di camuffare la sua evanescenza con le minacce e le offese al presidente americano in bella mostra per le strade iraniane.
A un vertice di distanza, l’Iran continua a essere al centro degli interessi di Trump, che ha continuato a muovere critiche agli europei per non averlo aiutato contro il regime. Per due anni di seguito il presidente americano ha cambiato l’orientamento della Nato, l’ha costretta a guardare verso il medio oriente, che lo interessa tremendamente più dell’Europa.