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guerra nel sahara •
La battaglia di Anéfis mette a rischio i piani russi nel Sahel
Gli Africa Corps e le forze maliane circondati da Tuareg e qaidisti in un minuscolo villaggio del Mali. Il fallimento di Mosca e l'avanzata dei terroristi
10 LUG 26

Il campo di Anéfis ripreso da un drone dei Tuareg
Ad Anéfis, un minuscolo villaggio nel deserto del Sahara nel nord del Mali, si gioca buona parte del destino delle forze russe nel Sahel. Da una settimana, gli Africa Corps e le Forze armate maliane sono asserragliati in protezione di un campo militare grande come un fazzoletto di terra, circondati dall’alleanza composta da autonomisti Tuareg e Jnim, il Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani affiliato ad al Qaida. Da Anéfis passa una via di rifornimento vitale per le forze governative e per i russi e che porta alla base di Adjelhoc, 200 chilometri più a nord. Questi avamposti nel deserto sono snodi strategici di enorme importanza. Controllare Anéfis e tenere al sicuro Adjelhoc permetterebbe alle forze maliane di tentare la riconquista del confine con l’Algeria, che di fatto è fuori dal loro controllo da molti anni. L’obiettivo di Bamako e dei russi è di spezzare le vie del contrabbando di armi e droni di cui godono al Qaida e Tuareg attraverso il nord Africa. “Per i ribelli, la conquista di Anéfis permetterebbe anche di pianificare meglio gli assalti verso Gao o Timbuctù entro la fine dell’anno”, spiega al Foglio Pawel Wójcik, un analista esperto di Sahel.
L’esito della battaglia è ancora incerto. Le immagini che arrivano da Anéfis mostrano i mercenari russi in enorme difficoltà, con perdite importanti. Ieri, alcuni video diffusi su Telegram da canali vicini agli Africa Corps riprendevano uomini delle forze maliane che affermavano di essere ancora in controllo della base. “Ma la battaglia non è assolutamente finita e nuovi convogli di russi e forze maliane sono in arrivo”, dice Wójcik. A Tabankort, circa 50 chilometri a sud di Anéfis, sembra che i due schieramenti si stiano rafforzano, preparandosi a una battaglia ancora più grande.
L’offensiva di questi giorni è la più imponente e pericolosa dal 2023 ed è la prosecuzione di quanto era iniziato lo scorso 25 aprile. Non appena la giunta militare ha deciso di stracciare gli accordi di Algeri del 2015 che concedevano loro più autonomia, i Tuareg hanno deciso di stringere un’alleanza con i qaidisti e di lanciare attacchi simultanei a diverse città, inclusa Bamako. Durante l’offensiva di aprile, il ministro della Difesa era stato assassinato mentre il presidente Assimi Goïta era stato costretto a rifugiarsi in un luogo segreto, protetto dai russi. I terroristi intendono ora completare l’opera e andare oltre il controllo delle aree rurali del nord per tentare l’assalto ai grandi centri urbani. E’ già successo con Kidal, un centinaio di chilometri a est di Anéfis, o con Bamako stessa, costretta da mesi a un assedio permanente. Le capacità militari di qaidisti e Tuareg sono ormai molto più sviluppate, secondo Wójcik: “Jnim impiega droni, anche quelli di tipo Fpv con visuale in prima persona, oltre all’artiglieria di precisione. I Tuareg invece hanno sviluppato una linea di collaborazione con gli ucraini, che li rifornisce di droni, presumibilmente attraverso la frontiera con la Libia”.
Per Mosca, la situazione in Mali rappresenta una crepa che potrebbe dimostrare il fallimento dei suoi piani nel Sahel. “Finora, gli Africa Corps si sono rivelati del tutto inadeguati. Ai tempi in cui le forze francesi erano ancora presenti, il Mali poteva contare su capacità integrate di intelligence, sorveglianza e ricognizione e su attacchi aerei di precisione, cosa che oggi non esiste nemmeno in minima parte”, spiega Wójcik.
La Russia però non intende rinunciare ai suoi piani nel Sahel. Sebbene sia in difficoltà sul fronte ucraino, con gli attacchi dei droni che hanno messo in grave difficoltà le forniture energetiche russe, gli approvvigionamenti di armi e mezzi pesanti diretti in Mali – assieme alle consegne di droni turchi – sono aumentati nelle ultime settimane, con viaggi continui diretti al porto guineiano di Conakry. Sul campo, le foto mostrano però decine di questi stessi mezzi pesanti ridotti a cumuli di macerie, sotto i colpi dei droni di qaidisti e Tuareg.
Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
