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Erdogan sente gli F-35 molto vicini
Ankara cede i sistemi russi e si apre la strada americana. Israele preoccupato
11 LUG 26

Foto Ap, via LaPresse
Secondo un’indiscrezione rilanciata dal quotidiano Hurriyet, la Turchia sarebbe pronta a vendere a un paese del Golfo, probabilmente gli Emirati Arabi o il Qatar, i sistemi di difesa aerea S-400 acquistati dalla Russia. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha confermato i contatti con Ankara, definendo la questione “estremamente sensibile”. La Turchia aveva acquistato gli S-400 nel 2017 per 2,5 miliardi di dollari, ricevendoli due anni dopo. La decisione, oltre a essere costata ad Ankara l’esclusione dal programma americano degli F-35, aveva portato nel 2020 all’applicazione delle sanzioni statunitensi. Mai integrati nell’architettura della Nato, i sistemi russi hanno segnato per anni le relazioni tra Washington e Ankara. Sebbene manchi ancora un annuncio ufficiale, il dossier sembra avvicinarsi a un punto di svolta. Al vertice della Nato di Ankara, Donald Trump ha annunciato l’intenzione di rimuovere le sanzioni e la disponibilità a valutare la vendita degli F-35 alla Turchia. Ma la legge statunitense non considera sufficiente che gli S-400 restino inattivi: l’Amministrazione dovrà certificare al Congresso che Ankara non possiede più il sistema. La Turchia cerca anche di ottenere dagli Stati Uniti i motori F110 necessari al programma Kaan, il caccia stealth con cui Ankara punta a entrare nel ristretto gruppo di potenze capaci di produrre jet di quinta generazione. Solo un mese fa Trump aveva promesso di rendere Erdogan “molto felice” riferendosi al programma degli F-35.
A essere preoccupato è soprattutto Israele. Netanyahu ha chiesto a Washington di non concedere alla Turchia né gli F-35 né i motori per il Kaan, sostenendo che la scelta altererebbe gli equilibri regionali. Per Israele si tratta del secondo segnale d’allarme in poche settimane. Dopo il cessate il fuoco con l’Iran imposto da Trump, un eventuale via libera americano alle richieste di Ankara rischia di lasciare Israele più esposto, soprattutto ora che i rapporti con la Turchia sono ai minimi storici.