Trump fa pressione solo su Kyiv. Cinque giorni di brutte notizie

Il presidente americano ritira anche l’aiuto d’intelligence in Ucraina, nelle città e sul fronte. Le conseguenze
Immagine di Trump fa pressione solo su Kyiv. Cinque giorni di brutte notizie

Foto ANSA

Kyiv. La sera del 13 ottobre, alle 22.40, a Kyiv le esplosioni si sono sentite prima del segnale di allarme aereo. La Russia ha attaccato la città con missili balistici. La sirena ha cominciato a suonare con 30 secondi di ritardo, a bombardamento già iniziato, e la gente non ha fatto in tempo a mettersi al riparo. Uno dei missili ha colpito un palazzo residenziale di nove piani nel distretto di Desnjanskyj: tre persone sono morte, 19 sono rimaste ferite. “Attacco balistico russo su Kyiv. Di nuovo senza preavviso da parte dei partner”, ha scritto sui suoi social il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. I missili sono stati individuati soltanto quando erano ormai in avvicinamento alla capitale.
E’ la seconda sera consecutiva che accade. In precedenza erano gli americani ad avvertire gli ucraini dell’avvicinarsi degli attacchi balistici.
“I lanci di missili balistici può segnalarli solo l’America, in modo che l’allarme sia sempre tempestivo”, spiega una fonte del Foglio nell’Ufficio del presidente ucraino. Ma da quando Donald Trump si è accordato con Vladimir Putin sulle forniture di diesel russo al mercato americano, molto è cambiato. L’11 ottobre Trump ha annunciato una tregua energetica tra Russia e Ucraina. Dopo di allora, per due giorni consecutivi Kyiv non ha colpito le raffinerie russe. Ma Mosca, nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, ha colpito in modo mirato proprio gli impianti energetici di Kyiv. L’attacco alle infrastrutture energetiche è stato confermato ufficialmente persino dal ministero della Difesa russo.
“Non è giusto che i russi distruggano anche le infrastrutture energetiche e che l’Ucraina non riceva nemmeno gli avvisi sui lanci di missili balistici”, ha commentato Zelensky dopo l’attacco. In una sola notte la Russia ha usato 39 missili balistici su Kyiv, sulla regione di Kyiv e su Kharkiv.
Ma non sono finite qui le cattive notizie per gli ucraini. Il 14 ottobre sono comparse notizie secondo cui la società SpaceX di proprietà di Elon Musk avrebbe introdotto nella notte una limitazione della velocità di funzionamento dei terminali Starlink in movimento (secondo fonti diverse, la restrizione riguarda velocità superiori a 100-160 chilometri orari; il volontario Serhi Sternenko parla addirittura di 60-70 chilometri orari). Si tratta del cosiddetto “pacchetto militare” di servizi Starshield, cioè le comunicazioni usate direttamente al fronte. Musk aveva peraltro già precisato che la rete Starshield è gestita dal governo degli Stati Uniti: “Non è sotto il controllo di SpaceX”, aveva commentato il 2 marzo 2026 su X.
Le restrizioni non influiranno sui deep strike in territorio russo, perché lì Starlink non funziona, ma incideranno di certo sui middle strike e sugli attacchi con droni nei territori occupati, spiega al Foglio l’analista militare Denys Popovich. “Per esempio sui colpi alla strada Novorossija e agli obiettivi in Crimea”, dice.
L’informazione su Starlink è confermata dai militari. Il 7º Corpo delle Forze d’assalto aviotrasportate ha dichiarato che le unità operative nel settore di Huljajpole, nella regione di Zaporizhzhia, hanno cominciato nella notte a registrare problemi legati alla limitazione della velocità di trasmissione dei dati. Il cambiamento ha avuto effetti sull’impiego dei droni che usano Starlink per il controllo in volo. “La riduzione della velocità di volo del drone crea rischi aggiuntivi: i bersagli più lenti diventano più vulnerabili ai colpi del nemico”, si legge nella nota del corpo. Il problema si manifesta in modo ancora più forte con il lancio dei droni veloci. Alla partenza alcuni droni, in particolare quelli middle strike, devono raggiungere velocità altissime. Un collegamento instabile può renderne impossibile persino il lancio. Le conseguenze delle nuove limitazioni si fanno già sentire. “A causa dei problemi di comunicazione abbiamo dovuto annullare una parte delle missioni”, ammettono dal 7º Corpo.
Le restrizioni a Starlink non colpiranno solo il fronte, ma anche i civili, osserva il consigliere del presidente ucraino Serhii Beskrestnov perché Starlink viene usato per gli intercettori dei droni a reazione. “In pratica, con le loro azioni i nostri partner ci tolgono una delle poche opzioni per difendere il paese dagli Shahed a reazione”, scrive su Facebook.
Secondo fonti del Foglio al ministero della Difesa ucraino, il ministero è attualmente in contatto con gli Stati Uniti, con SpaceX e con i partner della Nato, e raccoglie dati da tutte le unità ucraine; sono inoltre stati verificati e attivati canali di comunicazione di riserva.
Nonostante tutto, l’Ucraina continua a combattere. Andriy Biletsky, comandante del 3º Corpo d’armata, ha annunciato la conclusione dell’“Operazione Vivaldi” nel settore di Lyman, che dura dalla fine di maggio. In totale le Forze di difesa ucraine sono riuscite a riprendere il controllo di 277 chilometri quadrati.