Cari “garantisti”, sulla legittima difesa bisogna dare ragione all'Anm

L’equidistanza è un errore, non possiamo dire "né con Salvini né con l'Anm". Stavolta i magistrati hanno ragione a protestare
28 FEB 19
Ultimo aggiornamento: 20:13
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Matteo Salvini e alcun deputati della Lega manifestano a favore della legittima difesa davanti alla Camera nel 2017 (Foto LaPresse)

In un dibattito su una legge che il Parlamento deve ancora votare si può ragionevolmente credere che sia possibile evitare di considerare il merito della questione ? Un sindacato di categoria può vedersi interdetta la possibilità di pronunciarsi a proposito di un dibattito legislativo che riguarda l’operato della categoria stessa? Le due domande sono intrecciate nella questione sorta con la proposta governativa di modifica del codice penale a proposito di legittima difesa e rinfocolata da una discutibilissima visita in carcere del ministro dell’Interno e da una serie di sue dichiarazioni che, in linea col personaggio da lui attualmente interpretato, non possono che essere definite truci.
“Garantisti” a tutto tondo, come il direttore del Dubbio Piero Sansonetti scelgono l’equidistanza, spiegando come il governo voglia fare una legge pericolosa e Salvini ne argomenti la necessità nel modo peggiore ma il sindacato dei magistrati faccia male a pronunciarsi perché così condiziona il Parlamento. “Hanno torto tutti e due” scrive Il Dubbio, echeggiando lo slogan “né con lo Stato né con le BR” coniato a suo tempo da chi non aveva buona opinione di entrambi. All’epoca Leonardo Sciascia, “garantista” tormentato, dovette difendersi dall’accusa di aderire a quella scuola di pensiero, e replicò che, pur essendo fortemente critico su come lo Stato venisse condotto, la differenza nel merito fra le due entità accomunate gli era ben presente e l’equiparazione gli appariva impossibile. Bisognerebbe non temere di macchiare la propria patente di “garantista” e sostenere che, sulla legittima difesa, l’Anm ha ragione a protestare contro una proposta eversiva.