Per Salvini l’Abruzzo val bene il Piemonte. Bellachioma: “Obbedisco”
Prima il sud. Un passo indietro in terra sabauda per blindare la candidatura del pioniere teramano. Riccardo Molinari: "Vicende slegate"

Roma. Ciò di cui nessuno dubita, e ci mancherebbe, è che alla fine deciderà Matteo Salvini. “Lui è il capo, lui comanda: nella Lega funziona così”, dice Giuseppe Bellachioma. E si capisce subito che più che un atto d’umiltà è un atto d’obbedienza quasi obbligato, quello del segretario abruzzese del Carroccio. Lo stesso che fa pure Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera e luogotenente in Piemonte, che ci tiene subito a ridimensionare il clamore strisciante delle indiscrezioni che circolano in questa rentrée settembrina a Montecitorio: “Ma quale scambio, non scherziamo. Per la Lega il Piemonte è una regione strategica”. E insomma “le due vicende sono slegate”, garantisce al Foglio Molinari.
E insomma, quasi non volendo, Bellachioma risolve l’enigma: chi, se non lui, potrebbe guidare il Carroccio in questa campagna d’Abruzzo divenuta inaspettatamente fondamentale? Sorride: “Il mio nome non è stato fatto per ora”. E però? “E però decide Matteo: se lui comanda, io sono pronto a obbedire”, dice, in una versione celodurista dell’antico “sono a disposizione”, confermando con un nuovo sorriso che sì, l’idea di essere lui il primo governatore terrone della Lega gli piace da matti. E certo anche Molinari è un soldato che rispetta gli ordini, ma pure – lui che, dicono a Torino, sarebbe il solo leghista a potersi candidare in Piemonte, per ragioni di prestigio e di gerarchie interne – precisa: “Faccio il capogruppo alla Camera di un partito di governo. Sono più utile lì ora”.




