Il mantra della fine di destra e sinistra

Più volte annunciata, si basa su due pilastri ideologici. Uno più debole dell’altro
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7 FEB 19
Ultimo aggiornamento: 12:53 PM | 7 FEB 19
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Foto LaPresse

Domani, domenica 10 febbraio, in Abruzzo si vota per le elezioni regionali. Così, per chi abita in zona, si ricomincia a sentire il solito mantra che ha accompagnato le ultime tornate elettorali: non ci sono più destra e sinistra, parlare di destra e sinistra è anacronistico, tanto i partiti sono tutti uguali, e così via. Come si sa, è l’umore che ha portato al trionfo del M5s e che in realtà, senza ammissioni di colpa, ha portato alla rovina le classi dirigenti passate.
Il mantra della fine della destra e della sinistra si basa su due pilastri ideologici. Il primo di origine hegeliana e marxista è che c’è una forza necessaria nella storia, che ha una direzione inarrestabile e che dunque è meglio assecondare. Chi l’asseconda è dalla parte giusta della storia (Obama docet) e chi non lo fa è dalla parte sbagliata. Il secondo pilastro, non confessato, è il considerare destra e sinistra come due entità statiche, spesso con i connotati da anni 70 e 80, che molti ormai non possono neanche ricordare. Eppure si crede che si tratti di due “cose” così connotate che è ridicolo pensare che esistano ora.
In effetti i due pilastri, non appena si guardi la realtà, sono fragili. Qualche teorico aveva sostenuto che destra e sinistra fossero scomparse dopo il crollo del Muro di Berlino e del sistema comunista sovietico, ma la realtà si è rivelata molto più complessa. Nel paese più grande d’occidente, dove alla metà degli anni 90 sembrava che i due partiti fossero fotocopie l’uno dell’altro e che fosse inutile votare, si sono creati movimenti di base di destra e di sinistra, che hanno politicizzato la vita americana come non accadeva dagli anni 60 e le elezioni hanno attualmente tassi di partecipazione mai visti. In Europa sono tornate in auge forze profondamente nazionaliste di destra e di sinistra. E senza citare gli islamisti radicali, che hanno tenuto il mondo in scacco per 15 anni, c’è un’estrema varietà di gruppi, movimenti, partiti che sono di destra e sinistra radicali. Forse alla storia nessuno ha spiegato che la destra e la sinistra avrebbero dovuto finire e i partiti morire.
Il secondo pilastro è ancora più debole. Quando si dice che ci sono destre e sinistre, si indicano intuizioni del mondo diverse, i cui connotati spaziali servono solo per dire che le visioni sono opposte. “Destra e sinistra”, oltre che derivare da una posizione dei banchi in Parlamento, è più chiaro in questo senso di “grasso e magro” e di “alto e basso”, ma la funzione è solo quella di indici oppositivi. Senza deludere i fan della fine necessaria della storia e delle pettinature anni 70 e 80, quando si è in democrazia ci sono sempre nuclei diversi di priorità che stabiliscono direzioni diverse. In Inghilterra ci sono sempre stati due partiti, anche quando si chiamavano “gli zoticoni” e “i fuorilegge”. D’altro canto, ci sono state destra e sinistra tra le élite italiane dopo l’unificazione, anche se tutti condividevano la stessa ideologia e lo stesso censo; dentro alcune filosofie, come l’hegelismo, si sono trovati pensatori di destra e di sinistra; dentro il medesimo partito, come quello peronista argentino, si sono avute una destra e una sinistra. Ci sono destra e sinistra, insomma, tutte le volte che si può parlare e pensare liberamente.
Al proposito, il mantra che non ci sono destra e sinistra viene infatti pronunciato di solito da alcuni tipi umani. Il primo è quello che ha banalmente cambiato schieramento ma non lo vuole ammettere con se stesso o con i propri conoscenti. Dire che i tempi sono cambiati gli sembra meno infamante che cambiare idea o valori. In realtà, cambiare idea non è di per sé un segno di stupidità, anzi alle volte è una salvezza, come hanno mostrato dolorosamente tanti dissidenti di regimi di tutti i colori. Per non essere infamante, basta provare a indicare fatti e ragioni, prima non visti, che hanno fatto cambiare idea. Il secondo tipo, invece, crede davvero che i tempi siano cambiati e che sarebbe meglio non ci fossero più destra e sinistra, cioè idee diverse. Purtroppo, quando la credenza è vera, il cambiamento che ci si auspica è la fine della democrazia, come si sente dire sempre più spesso. Chi ama la libertà spera invece che, mutando con i tempi, ci siano sempre destra e sinistra, che resistano tutti i gruppi, associazioni, partiti che le rappresentano, e che con le loro complementari intuizioni, le loro mediazioni e il loro necessario compromesso rimangano al cuore della vita politica. Certo, poi c’è anche chi usa il mantra ideologico per coprire il mero opportunismo, ma non vale neanche la pena parlarne o parlarci.