Tutti i rischi nascosti dietro al mantra ambientalista dei rossogialli

(foto LaPresse)
"Mentre attendiamo i camion ad idrogeno la Tav si fa o non si fa? Mentre aspettiamo gli orti aerei riteniamo ancora che la Xylella sia un complotto delle multinazionali oppure ammettiamo che esiste e agiamo di conseguenza? E gli Ogm sono un altro strumento di dominio o una straordinaria possibilità di miglioramento di molte specie vegetali? Mentre aspettiamo di filtrare gli oceani con il grafene, il cui difetto principale è che per il momento ha costi di produzione elevatissimi, costruiamo magari qualche dissalatore oppure no perché modifica gli equilibri dei mari?".
"La Francia non è l’Italia e Conte non è Macron, ma nonostante questo il governo di svolta rischia per almeno due ragioni di trasformare l’ambientalismo che piace al popolo in un ambientalismo indigesto per una buona parte del popolo. Sostenere le energie rinnovabili è una politica saggia che dovrebbe stare a cuore a qualsiasi governo con la testa sulle spalle ma se il governo intende davvero rinunciare ai famosi quindici miliardi di sussidi considerati “ambientalmente dannosi” dovrà mettere in conto che rimuovere quei sussidi significa indirettamente rendere più cara la benzina a varie categorie appartenenti al ceto medio che oggi quella benzina grazie ai sussidi la pagano un po’ meno (mezzi agricoli, autotrasportatori, macchine diesel). Rendere possibile una rivolta del ceto medio per rendere il paese un po’ meno inquinato (viva l’elettrico!) può essere una scelta coerente (il filosofo francese Michel Gauchet, provando a spiegare i gilet gialli agli albori, disse che coloro che avevano scelto di mettersi i gilet erano “i dieselisti di base che non vogliono pagare la transizione ecologica”) ma meno coerente sarebbe invece la scelta di assecondare il grillismo sulla partita degli inceneritori".
"Il catalogo pubblicato annualmente dal ministero dell’Ambiente (Mattm) adotta una definizione ampia di sussidio, che include anche qualunque forma di sconto fiscale praticato a specifiche categorie o per determinati usi degli input produttivi potenzialmente dannosi per l’ambiente. Come vedremo, la maggior parte delle voci del catalogo (e tutte quelle più rilevanti) ricade in questa categoria: quindi, rimuovere i sussidi ambientalmente dannosi significa aumentare le tasse per qualcuno. In tutto si tratta, appunto, di circa 19 miliardi di euro, a cui se ne aggiungono un’altra dozzina di sussidi considerati potenzialmente positivi per l’ambiente come, per esempio, gli incentivi alle energie rinnovabili. Naturalmente, anche questi potrebbero essere ripensati in modo da massimizzare il beneficio ambientale o minimizzare il costo per i cittadini".
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