Non possiamo fare a meno di Bonafede, Toninelli e Crimi: viva il terzo mandato
Fai crescere una tale classe dirigente, coltivi faticosamente uomini di diritto, e poi ci rinunci? Ma no, roba da matti

Vito Crimi, Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro, Alfonso Bonafede e Danilo Toninelli ai tempi del governo gialloverde (foto LaPresse)
Bisogna tutelare la competenza. Mica si può sprecare un patrimonio di saperi. Non si improvvisa in politica. Non si diventa mica Danilo Toninelli dall’oggi al domani. Ci vuole tempo. Studio. Applicazione. Esperienza. Anzi, scusate: concentrazione. E allora “dobbiamo togliere queste vecchie regole che impediscono il terzo mandato parlamentare”, diceva ieri il senatore grillino Emanuele Dessì a Simone Canettieri del Messaggero. Come dargli torto. E il bravo senatore, uno di quelli che ci fanno subito pensare a Turati e Giolitti (e chissà perché poi lo hanno invece malignamente criticato per quelle foto in cui andava a ballare con gli esponenti del clan Spada), ha dato dignitosa e autorevole voce al pensiero comune degli onorevoli pentastellati.
In campo per la rielezione c'è solo Virginia Raggi
Non solo Virginia Raggi e Chiara Appendino. Non solo le due magiche sindache devono potersi ricandidare, poiché in tutta evidenza hanno instaurato a Roma e Torino il regno del benessere in terra. Anche i deputati e i senatori del Movimento devono poter tornare in Parlamento, diamine! Avanti tutti verso il terzo mandato. Bisogna capirli, i Cinque stelle. Fai crescere una tale classe dirigente, coltivi faticosamente uomini di diritto come Alfonso Bonafede, selezioni con accuratezza esperti di allunaggio come Carlo Sibilia, finalmente individui in Barbara Lezzi chi risolverà la questione meridionale (lei molto ferrata, per altro, anche sul rapporto tra condizionatori d’aria e incremento del pil), hai persino l’erede di Quintino Sella al ministero dell’Economia, cioè Laura Castelli, e poi rinunci a tutto questo patrimonio? E ci rinunci per una regola stupida che impedisce di essere eletti per più di due volte? Ma no. Roba da matti.
Appendino cerca la riconferma, ma pesano i fardelli suoi e degli ex collaboratori
“Dobbiamo evitare che un domani arrivi in Parlamento gente come Sara Cunial, la no vax che abbiamo espulso”, diceva il saggio senatore Dessì. E ci mancherebbe. Bisogna anche tutelarle queste benedette istituzioni. Facciamoci sentire. Il Parlamento non è mica una scatoletta che si può riempire di tonni e baccalà. E’ un’istituzione seria. Lo dimostra, innanzitutto, il presidente Fico. Non si può rischiare lo sbarco a Montecitorio di mattoidi, bislacchi, ignoranti e analfabeti funzionali presi chissà da dove e selezionati con metodi bizzarri e sempliciotti. Dove lo trovi, così, dalla sera alla mattina, un altro Mario Michele Giarrusso? Ti pare facile. E di un Vito Crimi, ne vogliamo parlare? Ci vogliamo sul serio privare di Vito? E di Nicola Morra, che su Facebook attaccava le liste elettorali che da presidente dell’Antimafia aveva approvato? E la trascinatrice Taverna? E Manlio Di Stefano, con il suo sogno di risolvere l’inghippo libico grazie a una mediazione internazionale affidata a Venezuela e Cuba? Su, non scherziamo. Anche Manlio è insostituibile. Almeno quanto Luigi Di Maio. Con chi lo vogliamo sostituire un Di Maio, forse con uno che non conosce il congiuntivo e poi finisce che si rivolge al presidente della Cina chiamandolo signor Ping? Cerchiamo di essere seri. Qua stiamo parlando dell’Italia. Di un paese del G7. Il congiuntivo è una pessima abitudine, ma può servire. E poi, diciamoci la verità, nel corso del loro primo mandato i ragazzi salirono sul tetto del Parlamento con la bandana in testa. Nel secondo si sono affacciati dal balcone di Palazzo Chigi. E noi davvero non vogliamo vedere dove s’arrampicheranno nel 2022?
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Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.


