Alfano ha ritrovato il quid e forse torna. Persino rimpianto

Coltiva relazioni, dice che “dalla politica non ci si dimette”. Anche il Cav. lo rimpiange: “Era uno dei più bravi che avevamo”
6 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 21:15
Immagine di Alfano ha ritrovato il quid e forse torna. Persino rimpianto

(La Presse)

Silvio Berlusconi lo avrebbe detto in una di quelle sere un po’ così: “Mi mancano le sue riflessioni. Angelino era uno dei più bravi che avevamo”. E lui, Angelino Alfano, che ormai è solo l’avvocato Alfano, ma dello studio Bonelli-Erede, (“Ho dimostrato che posso vivere anche senza politica”) si racconta che abbia rivendicato il suo lodo e il suo zelo da giureconsulto: “Chi ha difeso il presidente come ho fatto io? Mi sono dovuto misurare con i più importanti uomini di diritto di questo paese. L’ho fatto alla mia maniera e credo sia stata una buona maniera”.
Al momento è un umore. Ma non sono forse gli umori che muovono e scatenano i corpi? L’uomo delfino, il leader, adesso con il quid e un cv, avrebbe infatti confessato: “Dalla politica non ci si può dimettere”. E allora gli amici, i vecchi compagni di Ncd, un’avventura finita male, ma che secondo alcuni testimoni andrebbe riscritta, hanno assicurato che in Alfano alberga il vecchio demone: “Angelino sa aspettare. Gli serve un proscenio adatto. Il virus è rimasto. E’ un politico asintomatico”. Se gli rivolgono la domanda: “Pensi di tornare?”, l’ex ministro risponde ovviamente di no. E però, quando viene solleticato e, con malizia, gli viene ricordato che dopo di lui, al Viminale e alla Farnesina, si sono insediati Matteo Salvini e Luigi Di Maio, Alfano sorride e lascia intendere: “Non ero poi così male…”.
Con abile silenzio, dopo essere uscito di scena per non farsi mettere fuori scena, questo agrigentino che doveva prendere il posto di Berlusconi ha lavorato per guarire le incomprensioni con Berlusconi. Le telefonate personali ci sono. Costanti sono rimaste invece le conversazioni con Gianni Letta, ma si sa che il rapporto con i Letta, e non solo Gianni, è speciale. Con la serenità della distanza, che aiuta sempre a pensarsi meglio e a riconsiderare anche il passato, è stato possibile ricucire un rapporto complesso come quello con Niccolò Ghedini. Nessuno rimprovera più all’altro la stagione dell’ostilità, “il dire basta e andare via”, la decisione di quella parte di Pdl di farsi governista, sostenere e rimanere al governo con Enrico Letta.
Oggi Ghedini e Alfano si sentono e c’è chi garantisce che si capiscono. “La verità è che abbiamo fatto più bene noi a Berlusconi che i berlusconiani a Berlusconi” pensa Fabrizio Cicchitto che torna parlamentare ma solo per farsi storico: “Fu lui che azionò l’ingranaggio. Ci spinse il Cav. La nostra presenza in quel governo è stata la polizza di Berlusconi. Gli evitò un possibile tracollo elettorale. Anche gli uomini Mediaset erano a favore”.
Revisionando quella stagione si potrebbe perfino teorizzare che Alfano si è sacrificato per Berlusconi. “Dico solo che gli uomini di Forza Italia, come Ghedini e Verdini, contrari a quell’esperimento, furono gli stessi che prepararono successivamente il Nazareno con Matteo Renzi. Oggi tutto è mutato e nelle sue reti ci sono i tribuni agitati e salviniani. Io li chiamo i “ragazzi della via Pál” ” confida Cicchitto che con Alfano non si è più sentito dalla rottura di Ncd. Nessuno ha più tenuto conto della sua ricerca di quid.
Missioni all’estero per il suo studio, la presidenza del gruppo San Donato, holding che gestisce 19 ospedali. In questi mesi si è diviso fra Milano e Roma, ma più Milano dove il figlio sta per iscriversi alla Bocconi. Nella Capitale c’è la sede della Fondazione De Gasperi di cui Alfano è presidente e che promuove giornate di studio, incontri. Cosa sono le fondazioni se non le sale di biliardo per ministri che si devono rigenerare?
E le fondazioni hanno sempre grandi nomi. Alfano ha il privilegio di guidare nientemeno che quella in memoria del padre della Dc. Presidente onoraria della fondazione è la figlia Maria Romana De Gasperi che Giuseppe Conte, un anno fa, nel giorno della crisi di governo, volle incontrare. A quel nobile magistero si rifà l’altro Letta, Enrico, che con Angelino condivide la cattiva sorte di avere ottenuto tutto troppo presto. Conte, Letta, Alfano.
Sono tutte figure distanti ma che hanno in comune il centro come vera chimera italiana, un magma per “uomini liberi e forti”. Chi lo dice che Alfano non possa esserci? E chi lo dice che non possa nascere un contenitore di smarriti?
Di sicuro, Alfano è prodigo di contatti e idee. Il 26 maggio, l’avvocato quid, ha introdotto un webtalks dal titolo “Usa, Cina, Europa, e Italia. Quali equilibri geopolitici”. Tra i relatori c’era Giampiero Massolo, presidente di Ispi e dalla strategica Fincantieri. Ha replicato il 16 giugno. Un altro evento per dialogare su “Multilateralismo, sovranismi e stato: chi resiste meglio alla prova del Covid?”. Gli ospiti erano Lorenzo Ornaghi, ministro nel governo Monti, e l’ambasciatrice italiana presso l’Onu, Mariangela Zappia. Ha perfino una sponda di governo.
Con Dario Franceschini condivide la comune militanza giovanile e Franceschini con tutto quello che c’è a destra non può che ritenerlo un’occasione mancata. Al Quirinale ha come interlocutore il direttore della segreteria del presidente, Simone Guerrini, perché tra le medaglie che Alfano esibisce sul petto c’è l’elezione di Sergio Mattarella. Lo accusavano di essere legato alla poltrona ma è il solo che ha fatto fortuna dopo averla persa. E’ finito per essere rimpianto in Forza Italia, al Viminale, alla Farnesina: “Forse era il migliore che avevamo…”.