Salvati ci ripensa e dice sì al referendum

Una riforma incompleta, ma giusta, si migliora, ma non si abbatte
14 SET 20
Ultimo aggiornamento: 16:22
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Tra i pericolosi populisti che si aggiungono alla schiera dei malvagissimi sostenitori del sì al referendum costituzionale, ce n'è uno che troverà forse poco spazio sui giornali di domani e che invece meriterebbe di essere ascoltato con attenzione. Il nome di questo pericoloso populista è quello di Michele Salvati, uno degli ideologhi del Partito democratico, che in un intervento pubblicato oggi sul sito di Libertà Eguale spiega perché, sul tema del taglio ai parlamentari, ha cambiato idea.
In un primo momento, scrive Salvati, avevo pensato di votare “scheda bianca per protesta, considerando il voto di una rilevanza riformatrice nulla”. Poi però, osservando il dibattito, Salvati ha cambiato idea. “Le motivazioni per cui si voterà sì o no saranno molto diverse. Ci sarà un sì, e sarà prevalente, motivato da ragioni populistiche, anti-casta, e invece un sì motivato da ragioni riformistiche, quelle che il Pd si sta affannando a spiegare”. Ma accanto a questo tema – dice Salvati, dopo aver passato in rassegna alcune delle ragioni del no, “che viene soprattutto dai conservatori della situazione attuale” – il prof fa un ragionamento ulteriore. Ammette che è vero che il sì è come “un giardino zoologico di speculations e speranze”. Ma riconosce che “la politica si nutre anche di queste e che tirarsi fuori dal giardino zoologico verrebbe inteso dai riformisti, intenti a cercare ogni via di riduzione del danno, come l’atteggiamento scettico e aristocratico di chi non accetta che le sue parole debbano essere sì,sì/no,no, essendo le altre suggerite dal demonio”.
Il benaltrismo, dice Salvati, è il contrario del riformismo e per questo “voterò sì”. Per due motivi. Primo: “Anche se le fondamenta della speranza sono assai fragili, spero che alcune delle riforme che il Pd sta proponendo in questi ultimi giorni possano andare in porto. E poi, e soprattutto, perché vorrei che questo governo possa arrivare alla fine della legislatura, essendo il meno peggio di quelli possibili. Probabilmente reggerà in ogni caso, come ho appena detto, ma un sì è più forte di una scheda nulla”. E il punto in fondo è sempre quello: una cosa giusta, anche se incompleta o imperfetta, si completa, ma non si abbatte. Viva Salvati.