Il ritiro della Appendino rende più concreta l'ipotesi di un civico giallorosso per Torino

Il sindaco ha annunciato che non si ricandiderà alla scadenza del mandato nel 2021 a causa della condanna per falso ideologico. La tela di Fassino e Chiamparino per costruire un accordo tra Pd e M5s sul nome di Saracco, rettore del Politecnico. Il malessere del Pd locale
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13 OCT 20
Ultimo aggiornamento: 02:23 PM
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(foto Ansa)

Come ha annunciato lei stessa con un video messaggio sui suoi profili social, Chiara Appendino non si ricandiderà a sindaco di Torino. Era una decisione nell'aria da almeno un paio di settimane, e cioè da quando la sindaca era stata condannata in primo grado per falso ideologico in atto pubblico nella vicenda ex Westinghouse. In ossequio al codice di autoregolamentazione tutto interno ai grillini, infatti, la Appendino si era autosospesa dal Movimento. "Sono assolutamente certa di aver sempre e solo salvaguardato gli interessi dell’ente che amministro e, soprattutto, di aver agito in totale buona fede e per questo farò ricorso in appello. Tuttavia, le tempistiche per arrivare a sentenza, vanno oltre la scadenza elettorale del 2021. La condanna, anche se di lieve entità e per i motivi che conoscete, resta tale. E in politica, prima di ogni cosa, bisogna essere coerenti con i propri principi. Io continuerò ad esserlo, rispettando le regole con cui mi sono candidata nel 2016", ha scritto la Appendino nella lettera in cui annuncia il passo di lato.
La decisione spalanca le porte agli scenari di successione, in una città in cui il Movimento 5 stelle nel 2016 riuscì a scalzare l'amministrazione Fassino vincendo in gran parte delle periferie, da Barriera di Milano fino a Mirafiori, e facendo largo affidamento sulla benevolenza accordata alla Appendino da un certo ceto imprenditoriale che ne aveva scorto un profilo moderato. Quasi al termine del mandato, dell'onda lunga del consenso riscosso dai cinquestelle sembra essere rimasto poco o nulla: secondo un sondaggio di Antonio Noto del luglio scorso, la Appendino è tra i sindaci meno apprezzati d'Italia, al 97esimo posto su 105. Molto hanno pesato i numerosi guai giudiziari in cui è rimasta coinvolta la sindaca, come quello relativo agli incidenti di Piazza San Carlo durante la finale di Champions del giugno 2017, e di alcuni dei suoi più stretti collaboratori come l'ex portavoce Luca Pasquaretta, imputato per corruzione e peculato per alcune false consulenze prestate al Salone del libro, altra istituzione cittadina. Ma pure una più generale insofferenza della città per essersi fatti sfuggire occasioni di sviluppo come le Olimpiadi invernali del 2026 o il completamento della Tav.
Con la defezione della Appendino i cinquestelle rimangono senza un'alternativa forte che possa raccoglierne il testimone. Nelle ultime settimane sono circolati i nomi di Alberto Unia e Alberto Sacco, attuali assessori all'Ambiente e al Commercio, ma sarebbero considerati candidati di bandiera del Movimento, poco spendibili per essere davvero competitivi. E' per questo che, facendo rientrare Torino in uno schema nazionale che comprenda un'alleanza con il centrosinistra anche a Roma, Milano, e altri capoluoghi come Napoli e Bologna, secondo quanto va tessendo Luigi Di Maio, il Movimento 5 stelle potrebbe convincersi a sostenere una figura civica come il rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, molto apprezzato dalla stessa Appendino (che all'inaugurazione dell'ultimo anno accademico ne aveva lodato il discorso "di scenario e ampia visione") e da quel pezzo di classe dirigente del Pd che comprende Piero Fassino e l'ex governatore Sergio Chiamparino. Discorso reso ancor più praticabile da un'eventuale convergenza al secondo turno, quando è del tutto presumibile che i grillini saranno rimasti fuori dal ballottaggio.
L'ostacolo alla linearità del disegno però sarebbe la contrarietà di una parte del centrosinistra locale, che già nelle scorse settimane si è attivato a costruire una piattaforma di coalizione attorno al Partito Democratico e attraverso lo svolgimento delle primarie punta molto sul capogruppo del Pd a Palazzo di Città Stefano Lo Russo. Primarie a cui non è detto Saracco non sia disposto a partecipare pur di prendere in mano le redini di una città rimasta senza una guida.