Bettini: "Farò una scuola politica e una rivista"
Non solo un'area culturale all'interno del Pd. Goffredo Bettini ha intenzione di fare una scuola politica e una rivista. Il nome dell'area potrebbe essere "Egemonia democratica". Un corridoio per gli ex Pd usciti dal partito

Sta cucinando i quaderni di Antonio Gramsci con cento grammi di Mario Tronti (“amo il suo operaismo”) in una nuova pentola cristiano sociale (“Ma hai letto quanto è bella l’enciclica del papa?”). E c’è pure una spruzzata di Nicola Zingaretti (“Vuoi che faccia qualcosa senza dirlo al segretario?”) il tutto portato a temperatura da lui, Goffredo Bettini, con l’aiuto dei ministri professori, Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi.
Sul tavolo della sinistra sta per essere impiattata “l’area Bettini” che potrebbe forse chiamarsi “egemonia democratica”. Dunque, ti fai una corrente? “Ma no. Nessuna corrente. Non arruolerò nessun consigliere. Io non ho bisogno di pesarmi nel Pd”. Per dare l’idea di cosa nascerà a novembre, (“la prossima settimana avremo pronto il testo” spiegano dalla sua cucina) si deve tornare a Elio Vittorini che, come si sa, fu lo scrittore-dispiacere di Togliatti perché “se ne è ghiuto e soli ci ha lasciato”. Non si sa come, ma la sensibilità politica di Bettini, che tutti nel Pd definiscono “acuta”, registra una certa disaffezione da parte del “caro” mondo delle lettere e delle arti che adesso va colmata. Insomma, riprendersi gli intellettuali, rispondere a domande di sostanza, per “superare la solitudine che è anche la loro solitudine”. E Bettini ha detto di sì, che l’idea del Politecnico, che era appunto la rivista di Vittorini, gli piace perché è quanto lui ha in mente “anche se quel modello è altissimo. Rifare il Politecnico di Vittorini sarebbe bellissimo. Ci proveremo”.
L’intenzione è quella di allestire una scuola politica a disposizione del partito, ma anche una rivista di battaglia di “contenuto altissimo” per restituire alla sinistra un foglio di combattimento che sia a “supporto di Zingaretti che ha dovuto fronteggiare l’emergenza, la tempesta”. Detto altrimenti, una rete di guastatori che possano proteggere con la penna e le idee la sua segreteria. E naturalmente, quando Bettini ha avvisato Nicola, che “lavora tanto”, e che non ha tempo di “leggere tutto”, avrebbe incassato il suo sorriso perché “ma vuoi che sia io a dirti cosa fare, caro Goffredo?”. Ma dato che il Pd è un partito troppo sottile e quindi a volte anche troppo pesante (“chi sa cosa nasconde questa iniziativa di Goffredo…” malignano al Nazareno) si è cominciato a sussurrare che la sua sia un’operazione per lanciare Roberto Gualtieri che di Bettini è adesso il compagno di riflessione. E la domanda (che vuole fare?) non può che essere girata a Nicola Oddati che è il responsabile della cultura e dell’iniziativa politica del partito e quindi l’uomo giusto da chiamare in causa: “Lanciare Gualtieri e Manfredi? Mi sembrano che siano abbastanza lanciati. Dove vogliamo lanciarli? Nella stratosfera? Credo che Goffredo voglia muovere il dibattito. Io non ci leggo altro” risponde Oddati. Ad accompagnare Bettini ci sono infatti i due ministri intellettuali che non solo hanno aderito ma che nella costruzione complessa rappresentano uomini ponte con il mondo dell’economia e della cultura. “Ma c’è anche l’altro storico, Umberto Gentiloni” precisano “i politecnici”.
A proposito, ma come si chiamerà questa nuova area? Bettini passe le ore intorno alle parole “socialismo e cristianesimo”, ma tra le possibilità c’è, come si scriveva, “egemonia democratica” che anche lui sa essere termine a doppio taglio, “una parola che indica la pretesa di colonizzare. Ma è pure il concetto di Gramsci. Oggi egemonia, a sinistra, ha un nuovo significato. Significa difesa, difendersi dall’egemonia della destra”. E la novità non è tanto che Bettini costruisce un’area ma che tutto il suo pensare non rifiuta il comunismo (“non lo rinnego”) ma abbraccia il socialismo che, attenzione, “è la sola sinistra che ha ragione”. Il cristianesimo sarebbe invece l’ultimo ardore: “Il pensiero di Bergoglio ha una sua radicalità che è la radicalità di sinistra”. Per chi cerca notizie quella croccante è che attraverso questa area potrebbero riaffacciarsi uomini che dal Pd sono usciti: Massimo D’Alema, Antonio Bassolino, etc. Chi le notizie le dà, ma solo a metà, spiega che “il progetto di Goffredo serve per elaborare il passaggio al sistema proporzionale”. Noi che Bettini alla fine lo abbiamo chiamato, abbiamo ricevuto questo dispaccio: “Hanno detto sempre che lavoro nell’ombra. Adesso decido di uscire dall’equivoco. Diciamo che non mi annoio”. Morale? Ha almeno un’idea al giorno che si traduce in un articolo di giornale, che genera, a sua volt,a una risposta a Bettini, una polemica contro Bettini, ma anche la difesa di Bettini. Che fantastica rivista non potrà che essere quella di Bettini.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio
