Politica
Conte tre •
L'insostituibile Conte
Guadagna tempo, apre ma chiude a Salvini, resiste a Renzi, si sente tutelato da Mattarella, guarda a Fi. E' in crisi? "Ma io in questo momento non posso leggere i giornali"

E’ vero che è forse in difficoltà e a tratti anche vulnerabile, ma raccontano che ancora oggi, quando passeggia lungo palazzo Chigi e il suo sguardo incrocia uno dei suoi amati specchi, Giuseppe Conte si fermi e si guardi. E mentre tutti lo osservano ordinare i capelli, quel ciuffo che usa come antenna, c’è chi garantisce, ed è il più sensibile, che anche in silenzio è possibile ascoltare il suo pensiero più nascosto: “Rimango il più bravo”.
A Matteo Salvini con cui vuole cooperare perché la mia proposta “alle opposizioni rimane sempre valida”, gli telefona per cortesia e le telefonate, le hanno cronometrate, durano meno di tre minuti tanto che i leghisti dicono: “Non ci vuole coinvolgere. Vuole aprirci la porta che ci chiude”. E lui, che è davvero il più abile, si limita a far notare, ma così, sommessamente: “Hanno presentato duemila emendamenti. Si collabora così con il governo? Ma io ci sono. Vi attendo. Il telefono del presidente è sempre acceso. Io vi ascolto”.
La verità è che non si crede per nulla accerchiato ma si sente il centro del cerchio. I sondaggi lo danno in calo e lui risponde: “Mi sembra che tutta la politica sia in calo. Non solo io”. E infatti, adesso che è il parafulmine, “se la prendono con me”, è sicuro di accumulare energia e che il suo temporeggiare si dimostrerà la calma nell’inferno perché “si fa presto a chiudere tutto. Non è neppure questa la soluzione. Faremo i conti alla fine”. A Palazzo Chigi, già durante il primo esecutivo, lo chiamavano “Gastone” e volevano dire che l’uomo è tanto fortunato che “dove non arriva il suo talento, ci pensa la provvidenza. Anche il cielo si dispone a suo favore”. Sergio Mattarella, che indubitabilmente lo stima, e che non faciliterà mai un nuovo governo nella tempesta, è intervenuto in suo soccorso e ha telefonato ai presidenti di regione che gli sono ostili e che dovrebbero chiudere territori, o almeno aiutarlo: “Provateci”. Non è un bellissimo inedito? E allora nel Pd dichiarano: “Mattarella lo aiuta. Lo sta accompagnando per mano. E insieme formano un tandem”. E significa che per il Pd c’è solo lui e che dopo di lui c’è ancora lui: “La nostra lealtà non si discute. Se cade Conte arriva il governo dei prefetti”.
Chi ha più memoria sottolinea che il credito di cui Conte gode all’estero, e ne gode sul serio, è soprattutto merito del Quirinale: “Con la Germania, ad esempio. L’ultimo incontro fra Mattarella e il presidente della repubblica federale tedesca serviva a rafforzarlo”. Se in America dovesse invece cambiare amministrazione, per Conte non può che essere meglio, ma anche con il peggio, Donald Trump, si sa che lui era in fondo “Giuseppi”. Confidano dunque che Conte si lasci proteggere da Mattarella che ovviamente tutela la stabilità del paese e che “le sue supplenze” gli restituiscano la serenità che Matteo Renzi invece gli toglie. Ieri, era una voce, il leader di Iv avrebbe minacciato di non presentarsi al vertice di maggioranza, quello che da mesi gli chiede: “Sapete che c’è? Noi non ci andiamo”.
Ed è chiaro che è solo uno stratagemma per tormentargli il sonno e che poi in verità non “voglia, anzi, non possa sostituirlo”, ma solo ricordargli la sua origine da professore di provincia perché se “non fosse per i miei giochini politici, si occuperebbe di come funziona la didattica a Novoli”. Voleva scatenare il suo rancore, che un altro sentimento di Conte poco indagato, decisivo, e di fatto ci è riuscito. Assicurano che verso di lui provi adesso lo stesso livore che ha provato solo verso Salvini, uno che ha attentato la sua ascesa, e che con Silvio Berlusconi continua a parlarci, e non solo perché “è il più lucido, sicuramente un uomo da cui si può imparare”, ma perché segretamente insegue il Conte Tre, la sostituzione di Iv con Forza Italia. E Berlusconi, se solo il partito fosse nella sua piena disponibilità, lo aiuterebbe. Gianfranco Rotondi che è il più pragmatico spiega che “il parlamento è blindato. Non si ha una legge elettorale. Di fatto, la legislatura è già nel 2022. Verifica e rimpasto non esistono. C’è solo lui”. E così, da giorni, Conte procrastina il nuovo dpcm perché “voglio attendere i dati” e anche se il Pd lo incalza ad “agire subito”, alla fine si rimette perché con “Dario Franceschini non c’è nessuna diversità di vedute”. Ed entrambi vagheggiano l’altrove anche se devono tacere. Con Roberto Speranza condivide invece la perdita del sonno che per il ministro della Sanità è “lo stato nuovo di chi decide. Ormai solo tre ore a notte” mentre per Conte è un altro governare. Lo indicano come il vero segreto del suo successo.
Da giorni lascia in pratica sfogare tutti e allontana la sera come sposta di ora in ora il coprifuoco: le 18, le 20, le 22. Si fida solo di Rocco Casalino e di Alessandro Goracci che di fatto svolge le funzione di sottosegretario malgrado sia semplicemente il suo capo di gabinetto. I giornali lo descrivono come in crisi? E lui cosa risponde? Che in questo momento, non può leggere tutto, “e me ne scuso”. Guadagna ogni giorno tempo ed è come se dicesse agli italiani “è un giorno in meno di lockdown”. Gli rimproverano di non avere un piano e non comprendono e che ha fatto del non averlo il suo piano. Il suo orologio fermo non è la corda che si spezza, ma la sua promessa di eternità.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio




