Covid, Marsilio: "Conte sbaglia, ci costringe a fare il partito delle regioni"

"Mi sono stancato: di tutto. Devo pensare ai problemi del mio territorio, facciano quello che vogliono a Roma. Ci mettessero nelle zone rosse, arancioni, gialle... Senza dircelo. Se questo è il modo"
6 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 05:09
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“Devo attaccare Conte?”.
No, non per forza, presidente Marco Marsilio.
“Eh, no perché io passo le mie giornate in videoconferenza con il governo, non ottengo nulla, poi a fine serata mi chiamano i giornalisti chiedendomi di insultare l’esecutivo. Posso dire una cosa?”.
Anche due.
“Mi sono stancato: di tutto. Devo pensare ai problemi del mio territorio, facciano quello che vogliono a Roma. Ci mettessero nelle zone rosse, arancioni, gialle... Senza dircelo. Se questo è il modo”.
L’Abruzzo, la regione che governa in nome di Fratelli d’Italia è gialla, ma ammetterà che anche voi presidenti, specie Attilio Fontana in Lombardia, siete stati abbastanza schizofrenici: prima volevate l’autonomia, poi l’intervento dello stato, alla fine avete rivendicato l’autonomia.
“Premetto subito: ho già tanti problemi a casa mia e non mi permetto di commentare né di giudicare un collega”. Ah, questo è corporativismo, allora. “Eh no. E’ il contrario: in questa crisi abbiamo dimostrato da nord a sud, da est a ovest che le regioni sono compatte, al di là del colore politico. Tutti abbiamo chiesto, con un’unica voce, interventi chiari al governo”.
E invece?
“Non siamo stati ascoltati, nemmeno questa volta. Poi se volete sapere personalmente come la penso è semplice: basta prendere una dichiarazione di Giorgia Meloni e metterci sotto anche la mia firma, la sottoscrivo. Sono uno che se potesse andrebbe a fare i cortei contro Conte. Ma adesso ho un’altra responsabilità. Ecco perché sono così”. La sentiamo amareggiato più che altro. “Ma certo, questo esecutivo ci sta spingendo a fare un partito dei governatori, anche se non vorremmo farlo perché non ci interessa nulla”.
Ma anche voi avete, forse, le vostre colpe: dove sono finite le terapie intensive che dovevate allestire quest’estate? Come vi siete preparati alla seconda ondata?
“Il governo ha passato l’estate a dirci che non dovevamo aprire le discoteche, va bene, ma allo stesso tempo abbiamo avuto enormi problemi burocratici e dunque pratici per effettuare i lavori negli ospedali”.
Ecco, in Abruzzo la situazione com’è?
“E’ preoccupante come nel resto d’Italia nessuno può andare a dormire tranquillo perché garantire il diritto alla salute a tutti inizia a essere complicato. Purtroppo, nella mia regione, abbiamo iniziato a restringere l’attività chirurgica differibile. Come le dicevo, non abbiamo avuto la possibilità durante l’estate di svolgere i dovuti lavori”.
Ammetterà che così non si va da nessuna parte. Al di là di chi abbia la colpa, se voi governatori o Palazzo Chigi.
“Il governo dovrebbe valorizzare di più i territori perché tra di noi riusciamo a fare sintesi in quanto conosciamo i bisogni delle persone che amministriamo. Ricordo che alla fine della prima ondata fu per merito nostro, dei governatori, che si riuscì a far riaprire il paese”.
Addirittura, perché?
“In due ore ci inventammo la storia delle linee guida, due ore. Il governo non se l’aspettava e alla fine dovette cedere”.
La situazione è così critica, dal punto di vista dei rapporti, che nemmeno la mediazione del Quirinale è riuscita a cambiare il corso delle cose.
“Io so solo che questo non è un metodo, che non si possono stilare pagelle, che non posso passare le giornate davanti allo schermo di un pc, a parlarmi addosso, salvo vedere che alla fine la decisione viene presa altrove e che a me tocca solo ratificarla”.
Non se ne esce, lo ripetiamo.
“E certo, poi ci siete voi giornalisti”.
Cioè?
“Aspettiamo le vostre pagelle sui governatori virtuosi, su quelli così così e sugli scarsi. E’ tutta una ruota. Videoconferenze, chiacchiere, giornalisti e in mezzo arrabbiature”.
E’ molto amareggiato.
“Ma sì, domani (oggi, ndr) avrei l’ennesima conferenza con Speranza, dove manderò un assessore, io andrò a Vasto per inaugurare una parte di ospedale, altrimenti non se ne esce davvero più”.
E’ una resa, la sua?
“No, non mi arrendo, ma sono consapevole di subire una situazione e quindi mi concentro sulle mie priorità per governare i territori”.
Come sta L’Aquila?
“In questa seconda ondata è la provincia più colpita, dalla prima invece era stata quasi graziata. Ora no. Penso a quelle generazioni nate e cresciute in questi territori negli ultimi dieci: la solitudine, la rabbia, l’accanimento della sfortuna”.