La Puglia di Emiliano, tra M5s e An, dove tutto si tiene
Il collante è il presidente della regione, al secondo mandato, pronto a sperimentare irrituali vie meridiane di governo, mettendo al centro il suo inclusivo corpo biopolitico

Michele Emiliano (Donato Fasano - LaPresse) <br />
Tutto si tiene in Puglia. C’è la sinistra, il civismo, i dem, gli ex berlusconiani, un pezzo di Udc, un epidemiologo-rockstar televisiva, un ex ministro dalemiano come Massimo Bray e una pasionaria vendoliana, un ex Fli. E la formula finale prevede un innesto grillino (dopo un passaggio su Rousseau) per dare vita al primo esperimento di condivisione di responsabilità tra dem e M5s in una regione. Il collante si chiama Michele Emiliano, magistrato, già sindaco di Bari, presidente al secondo mandato, pronto a sperimentare irrituali vie meridiane di governo, mettendo al centro il suo inclusivo corpo biopolitico.
A 59 giorni dal voto Michele Emiliano ha vidimato la giunta pugliese: è l’ultimo presidente eletto nella tornata settembrina a varare il suo governo ma anche l’unico in grado di assemblare una coalizione così ampia da contenere culture politiche distanti, naturalmente antitetiche. Il governatore, da Bari, presenta ai leader nazionali del centrosinistra lo “schema Emiliano”, un modello talmente inclusivo da modificare geneticamente l’asse giallo-rosso, con innovazioni civiche e acquisizioni inedite dal fronte opposto. Qualcuno grida al “trasformismo alle cime di rape”, ma la capacità attrattiva emilianista, con venature sudamericane, cancella gli steccati novecenteschi, forte anche di una intesa con il professore di Volturara Appula di stanza a Palazzo Chigi.
“La mia? E’ la coalizione dei pugliesi”: così Emiliano l’ha presentata in campagna elettorale, attenuando i connotati ideologici e esaltando il localismo, argine allo sbarco del salvinismo nella regione più dinamica del Sud. Dopo il successo oltre ogni previsione (il meloniano Raffaele Fitto è stato distanziato di 8 punti), la proclamazione degli eletti - complice una legge cervellotica - ha ritardato il percorso di nomina dell’esecutivo. E alla gestione dei tradizionali appetiti di consiglieri e liste, si è sommata l’intuizione di sperimentare (provata 5 anni fa senza esiti) il governo insieme ai grillini. La road map ha avuto una serie di tappe volte a sminare i dissensi. Ha tenuto una assemblea con parlamentari dem e 5s (assenti il fichiano Giuseppe Brescia e la barricadera Barbara Lezzi) per rompere il ghiaccio, favorito dal via libera di Nicola Zingaretti e Vito Crimi, e dal ruolo di cerniera svolto dal sottosegretario Mario Turco, uomo di fiducia di Conte a Palazzo Chigi. Poi ha incontrato i consiglieri regionali grillini (ha disertato solo Antonella Laricchia, vicina a Di Battista). E infine ha ipotizzato per loro una delega al Welfare, che in Puglia permette di sovrintendere al reddito di dignità regionale, analogo a quello di cittadinanza. La prescelta per l’assessorato è Rosa Barone, nipote dell’ex deputato di An Antonio Pepe. E’ stata nella scorsa legislatura presidente della Commissione antimafia pugliese.
Tutto si tiene insomma. Chi c’è quindi nella giunta? Per il Pd Raffaele Piemontese, assessore a Bilancio e Infrastrutture, nonché vicepresidente (cresciuto nella cantera dei Giovani dem), all’Agricoltura Donato Pentassuglia (vicino al sindaco di Bari, Decaro) e Anita Maurodinoia ai Trasporti (è la “Lady preferenze”, viene dal centrodestra e ha una pendenza giudiziaria che ha fatto storcere il naso a molti dem e giustizialisti). Il civismo emilianista? Ha quattro assessori: Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e musicista per diletto, ora assessore alla Sanità e star tv sul Covid; Alessandro Delli Noci, già enfant prodige della destra, valorizzato da Adriana Poli Bortone, un passaggio in Fli, lanciato dal sindaco destrorso di Nardò Pippi Mellone nelle comunali di Lecce, poi vicesindaco del centrosinistra. Gli altri due sono politici di lungo corso: Sebastiano Leo, sostenuto da Totò Ruggeri, tesoriere nazionale dell’Udc, e Gianni Stea, ex FI, eletto nella lista ideata da Massimo Cassano, già senatore azzurro, poi sottosegretario con Renzi.
L’esecutivo ha due “esterni”: Emiliano farà sedere allo stesso tavolo la prescelta di Nichi Vendola, l’avvocato salentino Anna Grazia Maraschio, e l’intellettuale vicino a Massimo D’Alema, Massimo Bray, dg della Treccani, responsabile della Cultura nel governo Letta. La prima avrà la delega all’Ambiente, il secondo a Cultura e fondi Ue. Rumoreggia il partito di Roberto Speranza ma l’esultanza del mondo culturale progressista pugliese per Bray mette in sordina ogni polemica.
Perché appunto tutto si tiene, in Puglia. E se arriverà (via Rousseau ma anche in qualche altra maniera bizantina) il via libera grillino, la Barone sarà assessore, e Emiliano avrà in consiglio regionale una maggioranza bulgara (34-35 consiglieri su 50). Basterà per affrontare dossier roventi come Ilva, Sanità, futuro della BpB e crisi post Covid?
Michele De Feudis
Michele De Feudis