Politica
Gli assediati •
La resistenza di Renzi e Iv: "Torneranno da noi". E va dal barbiere
Resistono. Non si separano (ancora) dal loro leader malgrado le lusinghe. Renzi assicura: "Bisogna fare decantare". Due passi dentro il fortino di Italia viva

Roma. Uno si porta le mani ai capelli e l’altro va a farsi i capelli. E’ nel cuoio capelluto che si nasconde la verità di questa crisi. La scriminatura di Giuseppe Conte si sta allargando e l’attaccatura di Matteo Renzi infittendo, compattando. Venerdì mattina il leader di Iv è andato dal suo parrucchiere. E infatti, mentre il premier cercava i costruttori, Renzi sistemava le basette, regolava le sporgenze della testa. E dicono che lo hanno visto sereno e che quando il suo corpo è affondato sulla sedia, la sua fronte si sia aperta. E’ convinto che più si allunga la ricerca dei responsabili e più si accorcia la vita di questo governo.
E’ stato forse sottovalutato? Paola Binetti, che, come si sa, è corteggiatissima, al Senato, dice che Renzi è “un politico di professione” nell’accezione che ha dato Max Weber mentre Conte rimane sempre un avvocato, bravissimo, ma pur sempre un avvocato. La verità è che si è pensato che quella comunità, quel piccolo partito che è Italia viva, fosse più facile da assediare e occupare. Stanno resistendo. Ernesto Magorno che non può sopportare di essere ritenuto un disponibile, una sorta di Gaspare Pisciotta, ripete che non solo “non abbandona, ma che non esistono i renziani senza Renzi” come non esiste la Nutella senza le nocciole.
E’ inutile nasconderlo. Il Pd ci sta provando. “Tornate a casa” gli suggeriscono. Senatori di Iv raccontano che hanno ricevuto la promessa più grande. Avete capito bene. Un ministero. Leonardo Grimani che con Eugenio Comincini è indicato, e se ne duole, come il senatore che per primo si consegnerà alla ragion pratica, spiega che lui in questo momento sta dentro un percorso e che in Iv alla fine “si sente autonomo anche di dire che non è tutto giusto e che una Iv senza Renzi non è praticabile e non è rispettosa verso Renzi”. Anche se un giorno Conte dovesse fargli cambiare opinione cosa avrà? Un costruttore o un ex innamorato che solo “per il senso di responsabilità farà le sue valutazioni”?
Il solito Magorno fa sapere che se vogliono trattare con i parlamentari di Iv “si tratta con l’amministratore delegato e non con il consigliere di amministrazione”. E’ ovvio che si stanno tormentando ma è pure vero che in qualche misterioso modo non si separano (ancora). Nell’ultima assemblea quella che ha preceduto il comunicato di venerdì mattina, il “pronti a ripartire ma uniti”, ci sono state delle frizioni ma di merito. Roberto Giachetti si è confrontato dialetticamente con Luigi Marattin. Marco Di Maio è per i negoziati. Valeria Sudano è per “salire in montagna”. Si sono anche interrogati su come tendere una mano, quale posizione tenere in vista di mercoledì quando Alfonso Bonafede farà la sua relazione. Non hanno ancora deciso se votare no o astenersi. Cosimo Ferri ha anticipato che la relazione non è possibile neppure spostarla e avere dunque più tempo per ricucire.
E’ certo Conte che nessuno, ma proprio nessuno, voglia più parlare con Renzi? Alcuni deputati del M5s hanno telefonato ai colleghi di Iv per rivelargli che loro non sono schizzinosi. Teresa Bellanova, che si è dimessa e che vede adesso il suo ministero essere offerto come trofeo di caccia, ricorda al premier che se vale l’avviso “mai senza Conte” non può valere “mai più senza Renzi”. C’è forse un errore che Conte e i suoi navigator stanno commettendo. Non hanno studiato i profili di Iv. Giuseppe Cucca l’altro giorno ripeteva che in politica come è entrato può anche uscirne “perché ho uno studio legale. Lavoravo bene”. Vuole essere un piccolo esempio.
Tutti i parlamentari di Italia viva sanno che non saranno mai ricandidati dal Pd. La politica è qualcosa di serissimo ma anche di romantico. Si trascura. Fare parte degli accerchiati sprigiona sempre un’euforia cameratesca. Renzi li motiva dicendogli: “L’operazione responsabili è fallita. Dobbiamo solo rimanere uniti un altro po’. Lasciamoli decantare. Tornano da noi. Vedrete. La moglie di Mastella non potrà votare la mozione Bonafede”. La nota unitaria l’ha voluta scrivere lui. Sono piccole cose, ma in semiotica significa: “Aspettate ancora con me. Ancora”. Conte ha chiesto: “Aiutateci”. Renzi: “Affidatevi”. E’ la differenza che passa fra amministrare e decidere, anche sbagliando.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio




