Quella frase sul Cav. al Colle

In attesa della salita al Quirinale di Conte, i dubbi e le congetture all'interno del centrodestra. Oggi il vertice del centrodestra
26 GEN 21
Ultimo aggiornamento: 08:13
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La distanza tra lui (Matteo Salvini) e l’altro (Silvio Berlusconi), e tra loro e gli altri: la distanza è quella che passa tra domenica sera, sera in cui Matteo Salvini risponde “sì” alla domanda “può Silvio Berlusconi ambire alla presidenza della Repubblica?”, rivoltagli da Massimo Giletti a “Non è l’Arena”, su La7, e lunedì pomeriggio, momento in cui Silvio Berlusconi nega qualsiasi “trattativa” sua o di suoi parlamentari o collaboratori per un “eventuale sostegno di qualunque tipo al governo in carica”, dicendosi però favorevole a un “nuovo governo che rappresenti l’unità sostanziale del paese”. Non dice dunque “governo di centrodestra”, il Cav.
Intanto la distanza, nelle ore precedenti, si era riempita di congetture, contromisure, pensieri e illazioni. Perché Salvini ha candidato Silvio Berlusconi alla presidenza della Repubblica, seppure dietro sollecitazione dell’intervistatore? E perché lo ha fatto proprio all’ultimo tornante della crisi, e all’antivigilia della salita al Colle del premier Giuseppe Conte? E c’era chi, dal centrodestra, sottolineava che “di candidatura al Colle, ma in caso di vittoria, si era parlato tra Salvini, Meloni e Berlusconi già nel 2018”; chi notava l’aspetto “candidatura prematura, candidatura bruciata”; chi assicurava che, “in caso di voto anticipato, e anche se ridimensionata, a Forza Italia converrebbe essere al governo che avere un parlamentare in più” e chi al contrario ribadiva “la volontà di una parte di Forza Italia di aiutare il paese nella fase difficile, il che non vuol dire sostegno ai giallorossi”.
Ultimo ma non ultimo, serpeggiava la mezza-certezza di una sorta di garanzia salviniana per B., onde disinnescare quella che era parsa una certa ambiguità del Cav. Come dire: se non si muove in direzione “coalizione Ursula”, il sostegno futuro in direzione Colle non mancherà. (Intanto dal centrosinistra il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa definiva “lunare” l’ipotesi salviniana di un Cavaliere presidente). “Ma siamo sicuri”, si chiedeva un parlamentare leghista, “che Berlusconi pensi di aver i numeri per tutto ciò?”, sottolineando però il fatto che il Cav., nella sua nota, non aveva detto “governo di centrodestra, ma “nuovo governo che rappresenti l’unità sostanziale del paese”, come per “non mettere Salvini e Meloni tra le condizioni sine qua non”.
Ma per altri la nota di Berlusconi, con quella frase “tentare di dividerci è impossibile e inutile”, si tramutava in detonatore di ansia: B. intendeva “non ci si divide dentro Forza Italia”, tanto più che Mara Carfagna, due giorni prima, aveva chiarito di non volersi “far incantare dall’armata Brancaleone che Conte vuole mettere in piedi” o “al centrodestra nel suo insieme”, per dire “o unità nazionale con dentro Salvini e Meloni, meglio se con l’ipotesi di incarico a un’altra personalità, oppure si vota”? E, in attesa della salita al Colle del premier, si provava a decrittare Salvini anche nella Lega. Ha parlato di B. presidente della Repubblica, sì, ma “in modo ipotetico, e in presenza di determinate condizioni”, diceva un deputato.
E si cercava di decrittare specularmente, dalla Lega, anche Forza Italia: “Sarebbe disposta, in alcune sue componenti, anche a un Conte ter?”, si domandava un altro deputato, “e c’è ancora davvero un’area ‘nazarena’ nel centrodestra, visto che anche Berlusconi a volte tira fuori il ‘nazareno’ che fu in lui?”. Diceva invece il portavoce dei parlamentari di Forza Italia e deputato Giorgio Mulè: “Con la salita al Colle di Conte ricomincia il gran ballo, e speriamo che l’Italia trovi il suo principe azzurro” (dove “azzurro” era aggettivo non casuale, mentre il centrodestra annunciava un nuovo vertice per oggi).
E insomma la questione “Berlusconi al Colle” si poneva nella giornata di vigilia-dimissioni del premier come dito che indica la luna, tantopiù che da Facebook giungeva la sentenza di Giorgia Meloni: “L’Italia non merita questo schifo”. E Salvini – che la mattina, da Torino, si augurava, dopo aver ribadito “Conte non ha i numeri”, che prevalessero “buonsenso e amore per il paese”– a sera si scagliava contro il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri “inadeguato come il governo che l’ha scelto”.