Renzi, i calcoli errati e le imprudenze che diventano azzardi insostenibili

Dire un sacco di cose giuste e fare delle cose sbagliate compromettono lui e fanno pagare un prezzo a tutti. Argomenti responsabili, nobili e serissimi per aggiustare la crisi con delicatezza, in una mediazione alla quale tutti dovrebbero concorrere
26 GEN 21
Ultimo aggiornamento: 05:13
Immagine di Renzi, i calcoli errati e le imprudenze che diventano azzardi insostenibili

Foto Ansa

Sta nascendo un Trisconte? Maggioranza risanata con apporto centrista, e magari con riattivazione dell’alleanza con Renzi, rimpasto, patto di legislatura eccetera? Benissimo. Nessuna obiezione. L’Italia non può farsi il dispetto di restare senza governo, in campagna elettorale, nei mesi del vaccino e del Recovery plan. Non siamo il Portogallo e nemmeno l’Olanda. Siamo, come ha notato Ezio Mauro ieri su Repubblica, argomentando con lucidità, il laboratorio della svolta politica europea. E’ destinato all’Italia un terzo degli stanziamenti che fanno dell’Unione un soggetto politico e un soggetto finanziario che si indebita collettivamente per una politica continentale di risanamento e rinascita. Siamo a pochi mesi dall’attivazione del progetto, tutto è più o meno pronto, ma si dubita – et pour cause – della capacità nostra di spendere il capitale finanziario e politico costruito, non senza aspri dissensi, dall’organizzazione sovranazionale alla quale apparteniamo. Europeisti, parola che sta per entrare nel regno dell’equivocità: non vuol dire chiacchiere riformiste liberali, competenze senza potere e efficacia, libro dei sogni, vuol dire questo, semmai, un governo e una maggioranza che si impegnano a spendere nel modo giusto soldi di tutti per uno scopo nazionale e comune, e alcune decisive riforme di struttura.
Alternative tecniche o di unità nazionale non ce ne sono. O il Trisconte o un salto nel buio, con capocciata strategica e coma cerebrale del paese, che non sarà salvato da Calenda e Bonino ma affossato, probabilmente, dalla destra riottosa e frustrata che conosciamo e dalla sua stessa ingovernabilità. I centristi, un drappello di parlamentari di cui si è alla scomposta ricerca, possono uscire fuori, essere trovati in una normale logica di assetto parlamentare, come è sempre successo e sempre succede nelle migliori democrazie. Ma il problema è Renzi. Da lì è cominciato questo ballo di San Vito. Se Conte si intestardisse a vendicarsi della crisi aperta dai renziani rischierebbe di restare in compagnia di Ale Dibba e di Scanzi, buoni per la bisboccia di un talk-show, meno per governare un paese ingombrante e complicato. Ma ce n’è anche per il Royal Baby di una volta, che ha la qualità di dire un sacco di cose giuste e fare delle cose sbagliate, che compromettono lui e fanno pagare un prezzo a tutti noi.
Se la riforma costituzionale è stata bocciata da un’accozzaglia di mezzi matti e di rancorosi, se in conseguenza i grillini hanno preso il 33 per cento nel 2018, per poi governare un anno con chi li ricattava e alla fine gli ha chiesto di andare a quel paese e conferirgli i pieni poteri in spiaggia, la faccenda dipende anche da un errore di Renzi. Stupido rimproverarglielo con il senno del poi, perché l’idea che eleggendo Mattarella contro il candidato del Nazareno, Amato, Renzi avrebbe ricompattato il Pd e guidato la carica vittoriosa del referendum poteva essere coltivata, ma fu uno sciagurato errore, non tanto una espressione di egomania quanto un calcolo sbagliato. Le idee erano buone, Mattarella un fior di presidente potenziale, ma il cazzotto ricevuto in faccia dal paese non poteva alla fine essere più distruttivo. Ora ci risiamo. I dispettosi, in questo caso travaglisti e ipercontiani, vogliono il redde rationem con quello che chiamano l’Innominabile per via delle querele che ricevono. Vista corta.
Ma anche Renzi sta rischiando una seconda ondata di calcoli sbagliati, con conseguenze devastanti, di nuovo. Le idee che aprono la crisi possono essere accettabili, non solo trovate demagogiche, farebbero parte della normale conflittualità interna a una maggioranza politica. Ma l’idea di rompere la maggioranza è stata imprudente e può rivelarsi un baratro di scemenza oltre che un azzardo insostenibile. Ci sono non uno ma diecimila argomenti responsabili, nobili e serissimi per aggiustare la cosa con delicatezza, in una mediazione alla quale tutti dovrebbero concorrere. Procedano rapidamente e con decisione alla bisogna, e la piantino di tenere questo paese laboratorio della svolta europea, che si dà da fare, in mezzo al casino e alla confusione morale di oppositori senza arte né parte, per vaccinarci e amministrarci e darci una spinta concretamente riformista in regime di losca pandemia virale.