Piccola storia di Carbone&Minuto, senatori che stanno come d'autunno sugli alberi le foglie

Lui ha perso in Giunta. Lei ha visto compagni di partito votarle contro. Uno è passato a italia Viva quando Italia Viva era in maggioranza, ma ora?, si domandano gli esperti di pallottoliere parlamentare. Lei ha votato "no" a Conte e dice di non voler andare da nessuna parte, ma chissà, pensano i dubbiosi
29 GEN 21
Ultimo aggiornamento: 05:10
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Stanno come d’autunno sugli alberi le foglie. Nel senso che l’ombra lunga del voto 2018 li condanna all’incertezza di non sapere se potranno conservare il seggio, ché il medesimo è appeso al pronunciamento dell’Aula, dopo che la Giunta per le Autorizzazioni e le Elezioni, tempo fa, ha accolto i ricorsi di altri candidati non eletti. Sono i senatori Vincenzo Carbone, arrivato in Parlamento con Forza Italia e poi passato a Italia Viva, e Anna Carmela Minuto, senatrice eletta con Forza Italia che qualche giorno fa, intervistata su questo giornale, ha detto di “non voler passare da nessuna parte” (ha votato “no” alla fiducia a Conte), ma di essere disponibile a un governo di larghe intese”.
Entrambi sono da giorni guardati a vista oppure osservati con bramosia politica, a seconda del lato da cui si pone: lui, Carbone, in queste due settimane di patema d’animo parlamentare post-strappo di Matteo Renzi, è stato descritto come l’uomo che fece il grande balzo verso Italia Viva l’estate scorsa, quando Italia Viva era in maggioranza, ma ora chissà, vai a capire, tantopiù che il suo seggio è rivendicato dal presidente della Lazio Claudio Lotito, candidatosi in Campania e autore del ricorso contro Carbone. Ora si dovrebbe pronunciare l’Aula, ma il procedimento non è stato ancora incardinato. Sorpreso dal fatto di venire “additato dai giornali e dalla gente come il senatore abusivo”, aveva detto Carbone dopo il pronunciamento della Giunta, sperava che l’Aula non confermasse il verdetto negativo per calcolo errato dei voti. Ma gli ultimi giorni hanno portato altra inquietudine: c’era chi lo segnava d’ufficio nella lista-traditori (“gli conviene restare nel perimetro della maggioranza”), nonostante le smentite, e chi lo blandiva dall’area responsabili ora Europeisti.
Lei invece, Carmela Minuto, senatrice cui la Giunta ha dato torto, dando invece ragione al ricorso del forzista Michele Boccardi, deve un giorno sì e l’altro pure smentire di essere pronta al cambio di campo. E insomma il caso è prima di tutto un caso umano, ma nel senso letterale del termine. Come dice Gasparri che “umanamente” li capisce, i due: l’uno “più che andarsene, che doveva fare?”; l’altra “seria e coerente nel votare no a Conte, anche se molestata dalla continua evocazione del possibile passaggio”. “Noi ci siamo già espressi con una sorta di sentenza di primo grado”, dice Gasparri, e “la parola per l’Appello” passa all’Aula. E proprio sull’Aula si era ragionato già tempo fa, alla notizia dell’accoglimento del ricorso di Lotito. Che aveva smentito, intervistato da questo giornale, di essersi adoperato per contattare senatori grillini e pd, in modo da poter sondare la loro eventuale posizione su di lui al momento del voto (segreto). E si diceva: se entra in Senato Lotito è un voto in più per l’opposizione, e uno in meno per la maggioranza già barcollante (che il particolare abbia a che fare, questo il sospetto ieri come oggi, con il ritardo nell’affrontare il capitolo finale della vicenda?).
Nemesi ha voluto che ora ci si trovi, Lotito o non Lotito, con un Carbone sub judice in grado di portare, volendo, un prezioso voto nel novero dei responsabili per Conte (ma lui ha smentito la volontà di imbarcarsi su un pendolino di ritorno verso la maggioranza, in caso non ci torni Italia Viva). Intanto Carmela Minuto, nei giorni scorsi data per persa da chi, nel centrodestra, ricordava la sua amarezza ai tempi del suddetto voto sfavorevole in Giunta, voto sfavorevole espresso anche da alcuni compagni di partito, con il “no” a Conte ha zittito lì per lì i sospettosi. Che però continuano a dubitare di chiunque possa avere un movente per rinforzare la maggioranza. E la piccola storia di color che son sospesi si intreccia con la storia generale dei “quindici giorni di fango”(Matteo Renzi dixit, uscendo ieri dal Quirinale).