Salvini non ha capito il discorso di Draghi

Il leader della Lega legge al contrario l’invito del premier ad avere più Europa
3 MAG 22
Ultimo aggiornamento: 15:50
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(foto Ansa)

Matteo Salvini oggi ha commentato il discorso di Mario Draghi al Parlamento europeo con un tweet: “Europa inadeguata. Trattati da cambiare. Bene Draghi, la Lega lo chiede da anni, rimettiamo al centro i Popoli, il lavoro, la crescita e la sicurezza”, ha scritto il segretario della Lega. Pochi minuti dopo, intervenendo nella plenaria di Strasburgo, il presidente del gruppo salviniano, Marco Zanni, ha spiegato a Draghi che “non è un crimine ammettere gli errori e cambiare rotta”. Vorremmo credere che la frase di Zanni fosse rivolta a Salvini e alla Lega, che da anni predicano e praticano un nazionalismo populista distruttivo nell’Ue. Una conversione sincera sarebbe benvenuta. Purtroppo è più probabile che Salvini non abbia capito nulla del discorso di Draghi.
Il presidente del Consiglio ha chiesto una riforma dei trattati perché “l’integrazione europea è l’alleato migliore che abbiamo per affrontare le sfide che la storia ci pone davanti”. Serve “un federalismo pragmatico” per gestire le crisi e “un federalismo ideale” per gli attacchi ai valori dell’Ue che vengono da Salvini e dai suoi amici in Europa e in giro per il mondo. Che sia sulla guerra di Putin in Ucraina, la doppia transizione climatica e digitale o la crisi del prezzo della bolletta, la proposta di Draghi è più Ue e più istituzioni europee, che decidono senza veti nazionali.
Federalismo pragmatico “significa che per tante di queste sfide l’unico modo è affrontarle insieme. Ma affrontarle insieme non significa solo finanziarle insieme. Affrontarle insieme significa disegnarle insieme, sorvegliarle insieme, assicurarsi che i soldi siano ben spesi tutti insieme”, ha spiegato Draghi nella replica al Parlamento europeo. E’ l’opposto della visione di Salvini, che quando dice “trattati da cambiare” ha tutt’altro obiettivo: sfasciare l’Ue dall’interno in compagnia di Viktor Orbán e Marine Le Pen.