La nomina di Ronzulli in Lombardia agita il cattolicesimo lombardo

I centristi cattolici critici per la sostituzione di Salini. Formigoni: "Purtroppo Forza Italia è un partito sempre più padronale". L'assessore regionale Cattaneo: "Da Berlusconi una decisione politica verso il partito unico con la Lega"
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23 MAY 22
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L'ex presidente della Lombardia Roberto Formigoni (foto Ansa)

E' passata poco più di una settimana, e nessun centrista di Lombardia ha metabolizzato, né digerito la scelta. Il passaggio del ruolo di coordinatore regionale di Forza Italia in Lombardia da Massimiliano Salini, gelminiano, vicino alle istanze cielline, a Licia Ronzulli, berlusconiana doc, vicina alle istanze leghiste, non convince quel mondo che da sempre è una delle "gambe" del governo regionale. Prima nel Pdl, poi in Forza Italia, poi spezzettato o in piccole forze autonome, il cattolicesimo lombardo ha sempre giocato un ruolo nodale, fin dai tempi di Roberto Formigoni. Che adesso, parlando con il Foglio, evoca scenari foschi e complessi: "Forza Italia non è mai stata una democrazia compiuta - attacca l'ex Celeste - Il segretario regionale azzurro non è mai stato eletto dalla base, come noi abbiamo rivendicato per anni inutilmente. Berlusconi si garantiva i vertici del partito e poteva farli e disfarli ad ogni istante. Certo il siluramento di Massimiliano Salini è stato sorprendente, perché non è stato minimamente motivato né giustificato da critiche. L'impressione generale era che ricoprisse il suo incarico in coerenza con i vertici esistenti di Forza Italia".
Insomma, il cambio è figlio della tradizione del capo: "Purtroppo Forza Italia ha peggiorato la sua natura di partito nelle mani di una sola persona. Se questo era pesante prima che aveva i voti, è tremendo ora. Gelmini si è ribellata pubblicamente, altri sottotraccia. Il solito povero Tajani ha dovuto portare la croce, facendo la parte del cireneo, cercando qualche motivazione logica, ma non ho ottenuto grandi risultati". La svolta è politica: "Berlusconi mette al posto di Salini, e dunque al vertice del partito nella regione più importante d'Italia una figura che gli è sicuramente simpatica e coerente da tempo, e obbediente. Dal punto di vista politico Ronzulli è una delle parlamentari di Forza Italia ha sempre mostrata una spiccatissima simpatia per la fusione tra Forza Italia e Lega. Questo è il significato politico. Ma c'è di più. Negli stessi giorni il Cavaliere faceva due dichiarazioni a favore di Putin, poi smentite, e ha fatto capire chiaramente che l'invio delle armi a Zelensky era un errore. Anche su questo punto la pensa come Salvini e la Lega. Salvini non ha mai rinnegato le sue simpatie putiniane. In Parlamento si è più volte lamentato con Draghi, ha più volte cercato di mettere in minoranza il governo. Io sono preoccupato: oggi in Italia il Movimento 5 Stelle, la Lega e Forza Italia sono contro la politica estera del nostro Paese, che tradizionalmente è europeista e atlantista e che non può non stare con chi è aggredito contro l'aggressore. Non vorrei che per la terza volta finiamo una guerra dalla parte opposta rispetto a dove l'abbiamo cominciata”.
Raffaele Cattaneo, assessore lombardo all'Ambiente, uno degli uomini più vicini a Formigoni e uno degli esponenti più intelligenti e acuti della giunta regionale, cattolico doc, va oltre: "Quella di Berlusconi non è una scelta contingente, ma una scelta di posizionamento politico e questa scelta di posizionamento politico è chiaramente nella direzione del partito unico con la Lega - spiega al Foglio, negando chi attribuisce la cacciata di Salini a una poca lucidità del "capo" - Parliamoci chiaro: questo è un Pdl a parti invertite. Il Pdl aveva nella componente centrista la sua forza, le proporzioni erano 70-30. Qui è chiaro che se si fa un'operazione di unificazione con la Lega, è di certo della Lega la parte maggioritaria. Questo determina una linea politica che non è quella storica di Forza Italia. Per esempio: la Lega ha scelto di non aderire al Partito popolare europeo. Dove andrà il partito unico? Forza Italia che cosa fa, lascia il Ppe per andare con la Le Pen? Non è un tema solo estetico, ma politico. Questo per il centro è molto indicativo. C'è chi, dei centristi lombardi e non solo, sceglie per ragioni di convenienza di snaturarsi aderendo ad altre proposte culturali e politiche, che hanno una matrice culturale diversa. E chi invece ritiene che le idee siano ancora quelle del centro e del popolarismo europeo. Io sono convinto che di questo ci sia bisogno, perché la realtà è piena di complessità e le vicende che stiamo vivendo dalla crisi della guerra in Ucraina al tema della transizione ecologica, a una società che va verso la digitalizzazione spinta, non possono essere affrontate con risposte semplificate che faranno prendere i voti, ma non risolvono i problemi".