Prima, dice Terranova, c’erano stati gli anni in cui si era cercato di costruire “una grande destra nazionale: fu questo il tentativo di Giorgio Almirante, tentativo non riuscito, in anni di antifascismo militante. Negli Ottanta, però, il Fronte della Gioventù ha dato un contributo importante in quella direzione, mettendo al bando il saluto romano e il repertorio di canzonette fasciste, puntando sull’ecologia e sulla battaglia contro il nucleare, cercando di essere presente nelle scuole e nelle università. Ma è stata Tangentopoli, ripeto, a sdoganare il Msi. Berlusconi è stato intuitivo e lungimirante, e ha capito che questo è un paese profondamente di destra. E l’anno, infatti, dopo è riuscito a vincere la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto”. Il rapporto Berlusconi-Msi (
poi An dopo la svolta di Fiuggi), non è stato sempre sereno. “Berlusconi ha messo in essere un progetto egemonico nei confronti di An. A volte anche con atti vissuti male dai vertici del partito, mentre la parte meno consapevole dell’elettorato di destra provava una sorta di fascinazione: quando parlava su un palco Berlusconi, c’era sempre una piccola folla di militanti di An in visibilio. Fini appariva più algido nella sua opera di riconoscimento reciproco tra avversari politici. Ricordo che, al congresso di Verona, nel 1997, arrivò dicendo che era finita la stagione dell’antifascismo e dell’anticomunismo. Ma a un certo punto si vide entrare Berlusconi con pile di libri da donare ai militanti, libri sui crimini del comunismo. Come tra Berlusconi e Fini, anche tra i vertici di An e Berlusconi ci fu un rapporto di amore-odio. Ma se Berlusconi ha avuto intuito e visione, Fini è arrivato da solo al punto in cui Berlusconi ha detto ‘voterei per lui’”.