Il nuovo Patto di stabilità è una gabbia, dice il leghista Rinaldi

Per l'economista ed ex europarlamentare del Carroccio "se l'Ue ha ritenuto di poter immediatamente concedere la flessibilità a chi la chiedeva per le spese militari, allora sarebbe giusto concederla anche per il caro energia. Il governo italiano deve cercare una sponda anche in altri paesi"

28 APR 26
Ultimo aggiornamento: 10:59
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ANSA / CIRO FUSCO

Uscire unilateralmente dal nuovo Patto di Stabilità? La Lega ventila l’ipotesi, Forza Italia e Fratelli d’Italia frenano. Chiediamo al professor Antonio Maria Rinaldi, economista ed ex europarlamentare leghista che ha partecipato ai lavori preliminari all’approvazione del nuovo Patto, quale idea si sia fatto dall’interno. Il patto è una sorta di gabbia, come pensa il senatore leghista Claudio Borghi? “Parto da un presupposto squisitamente tecnico”, dice Rinaldi, “avendo avuto la fortuna o sfortuna di essere l’unico italiano relatore ombra in Commissione Econ sulla riforma del Patto per un anno, tra il 2023 e il 2024”. E ricorda, Rinaldi, una straordinaria concordia (trasversale) sulle critiche al nuovo testo: “Io, leghista, avevo di fronte, come Commissario per gli Affari economici e monetari, il dem Paolo Gentiloni – il quale aveva presentato, in maniera informale, nel novembre del 2022, la prima traccia del nuovo Patto. Quando, nell’aprile del 2023, è arrivata la traccia definitiva, abbiamo avuto un anno per visionarla, emendarla e confrontarci con i membri della Commissione e del Consiglio, fino a giungere a un testo comune. Beh, in aula non ho avuto alcuna difficoltà, presente Gentiloni, a dire che la sua proposta dell’aprile ‘23 era migliore di quella approvata alla fine”.
Non solo. Essendo Rinaldi l’unico italiano nelle vesti di relatore ombra, sentiva “la responsabilità di coinvolgere anche gli altri gruppi politici rispetto a quello che avveniva nelle segrete stranza, e in primis la presidente della commissione Econ, la dem Irene Tinagli. E questa trasversalità era dovuta a un interesse superiore per l’Italia. Tanto che quando si è votato, tutti i 76 eurodeputati italiani hanno votato contro o si sono astenuti. Tutti tranne tre. Perché tutti hanno capito che il nuovo Patto non risolve i problemi del vecchio”. Chi erano i tre? “Laura Comi di Forza Italia, Herberb Dorfmann della Sudtiroler Volkspartei e Marco Zullo di Renew Europe – ma chissà, forse si sono sbagliati”. Oggi a Rinaldi pare di leggere su tutti i giornali “che l’intero arco costituzionale stia invocando una sospensione del Patto: non solo Salvini ma anche Landini, sulla falsariga di quello che è accaduto con la pandemia. In realtà, durante la pandemia, tecnicamente, sono state attivate le clausole di salvaguardia previste dal vecchio Patto”. Nel nuovo Patto, dice Rinaldi, le clausole sono concentrate in un solo articolo, il 26: “Un articolo che lascia enormi margini di manovra alla Commissione, con forte potere discrezionale sulla presenza o meno dei presupposti di urgenza da parte dello stato che chiede l’attivazione”. Per esempio sullo sforamento per spese militari? “Diciassette paesi l’hanno chiesta e ottenuta. Per Spagna e Italia la Commissione si è riservata margini diversi”. E se per la pandemia, dice Rinaldi, “si deve considerare che gli effetti erano simmetrici per tutti i paesi, il caro energia colpisce invece in maniera asimmetrica: alcuni paesi sono più colpiti, a seconda del proprio mix energetico, e l’Italia è particolarmente vulnerabile ed esposta. Avrebbe tutti i presuppostiper l’attivazione”. Rinaldi loda il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Il governo italiano in questi anni è riuscito a ridurre il deficit, Giorgetti lo ha dimostrato ai signori di Bruxelles. A differenza della Francia – che ha fatto dello sforamento di bilancio un metodo di politica economica da dieci anni. Ma paradossalmente Bruxelles concede spazi di manovra superiori a chi è in procedura di infrazione”.
Qual è la via percorribile, allora? “Il governo italiano”, per Rinaldi, “deve cercare una sponda anche in altri paesi e insistere sulla applicazione dell’articolo 26, per ottenere appunto una flessibilità mirata. E’ chiaro che starà poi al governo italiano seguire un percorso concordato per poter dare supporto sia alle famiglie sia alle imprese sul caro energia. D’altronde non solo il nuovo Patto non risolve il problema dell’anticiclicità, ma prevede che il controllo avvenga ex ante, come per il Pnrr, mentre prima il controllo avveniva ex post”. Resta il nodo delle spese militari. “Non voglio entrare polemica”, dice Rinaldi, “ma se la Ue ha ritenuto di poter immediatamente concedere la flessibilità a chi la chiedeva per le spese militari, allora sarebbe giusto concederla anche per il caro energia. Si dice in gergo finanziario: i prezzi dell’energia salgono come razzi e scendono come piume: anche se Hormuz venisse riaperta ora, prina che torni la normalità troppa acqua deve passare. Lo stanno dicendo un po’ tutti i leader politici, come già si capiva da quel voto quasi unanime europeo: vuol dire che c’è coscienza che il nuovo Patto non funziona: qualsiasi governo arrivi deve sottostare a questa gabbia”.