Il governo può galleggiare nella “via del mezzo” o reinventarsi: da volenteroso a influente e magari una punta scandaloso

Tra un anno e qualche mese si vota, l’opposizione legittimamente ha fatto il pieno di politica, la coalizione di governo può continuare a scomporsi e a vivacchiare o reinventare un campo di iniziativa che per ora è del tutto assente, e magari esporsi ed esporci a qualche sorpresa che curi la malattia mortale della noia. Scegliere in fretta

29 APR 26
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Foto Ansa

La “via del mezzo”, aborrita da un noto politologo fiorentino del Cinquecento, praticata con le migliori intenzioni in politica estera economica e di difesa, sta lasciando la presidente del Consiglio, con la sua maggioranza e il suo esecutivo, in uno spazio politico vuoto. Crisi energetica, mancanza di carburante. La scommessa della stabilità e della normalizzazione culturale, per una leader della destra che doveva accreditarsi come efficace e solida forza di governo, e che è fin qui riuscita a farlo contro tutte le aspettative, sta diventando, con la sconfitta nel referendum e la decisione di ignorarne le conseguenze politiche, qualcosa di simile al temuto galleggiamento. Si discute stancamente di accise che vanno e vengono inutilmente, di uno zero virgola di bilancio che lascia nel purgatorio dell’infrazione Ue i numeri dell’economia pubblica, se si debba o no leggere Manzoni a quindici anni, se i professori d’orchestra della Fenice avrebbero o no dovuto seguire a bacchetta, letteralmente, le istruzioni di un direttore/direttrice che li considera dei babbioni raccomandati da papà, se la Grazia presidenziale sia caduta nella trappola del bunga bunga, se l’Istat dia numeri sbagliati, se gli avvocati meritino un sussidio pubblico per agevolare il rimpatrio dei loro assistiti, e così via. Non è un bello spettacolo, non è un segno di forza, sembra anzi l’anticamera della ricaduta nell’instabilità e nella volatilità del governare gli italiani, che fu notoriamente detto “esercizio inutile” perfino da quello statista novecentesco che era riuscito malamente, ma in modo arcigno, a durare vent’anni.
Il consolidamento di Meloni come capo di una coalizione di governo di livello europeo aveva ruotato intorno all’amicizia con Zelensky, alla difesa dell’Ucraina dall’aggressione russa, e al rifiuto di boicottare Israele dopo il pogrom del 7 ottobre riconoscendo, con mosse diplomatiche perverse come quelle di spagnoli e francesi, statualità e interlocuzione al mondo palestinese infestato da Hamas e dal mandante iraniano. Queste cose restano, naturalmente, e postulano di per sé un giudizio equanime sul comportamento del primo governo guidato dalla destra. Su questo non c’è stata via del mezzo che tenesse. Quanto al rapporto con Trump, inteso non come un passante indementito dalla vanagloria, ciò che egli è indubitabilmente, ma come il presidente in carica degli Stati Uniti, ed è anche questo, il paradosso è che l’ambizione di mediare un rapporto politico significativo con l’Amministrazione di Washington si è sgonfiata in una lite condominiale e personale proprio quando avrebbe avuto più spazio per affermarsi. Non che Meloni potesse sgomberare lo Stretto di Hormuz, ovvio, ma dimostrare che si può essere più che “volenterosi”, magari “influenti”, questo sì, e con atti convenienti e magari una punta scandalosi. Ora tutto sembra ridotto a un gioco del gatto con il topo, affidato al fluido del fattore tempo e all’erratico del fattore Trump, ma per un momento l’attacco al regime mortifero degli ayatollah, che avrebbe cambiato il mondo con la caduta del regime mandante della più vasta cospirazione bellicista e terrorista dell’ultimo mezzo secolo, era sembrato una partita di poker in cui l’Italia avrebbe potuto mettere almeno un chip, se non avesse prevalso appunto la via del mezzo, una certa neghittosa aura di rinuncia e di straniamento nel momento delle scelte più nette.
Tra un anno e qualche mese si vota, l’opposizione legittimamente ha fatto il pieno di politica, pur non essendo attrezzata e non avendo grandi strumenti a disposizione, la coalizione di governo può continuare a scomporsi e a vivacchiare o reinventare un campo di iniziativa che per ora è del tutto assente, e magari esporsi ed esporci a qualche sorpresa che curi la malattia mortale della noia.