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Il figlio malato di Minetti sacrificato, come un oggetto, sui giornali e nei talk show
Pina Picierno: "E' uno spettacolo disumano che per certa informazione deve continuare a ogni costo". Madia: "Si sta perdendo la cultura del diritto dell'infanzia"
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1 MAY 26

Nicole Minetti, foto LaPresse
Roma. La donna non è un oggetto, certo, così come il bambino è soggetto di diritto. Eppure la creatura – il bambino ammalato, figlio putativo di Nicole Minetti – è in questa storia il più colpevole d’innocenza. Da un lato rimosso, per far largo al Bunga bunga uruguaiano. Dall’altro sacrificato, persino, nella sua salute fisica. Immolato sulla tavola “Bianca” del talk. E poi sui giornali, coi dettagli relativi alle visite neurologiche.
E tuttavia non serve certo difendere Nicole Minetti per comprenderlo. Non serve difendere lei né i rimasugli delle cene eleganti per cogliere il punto. Ovvero un bambino che regge il peso, oggi, di un latin noir. “Quanto conta una dignità calpestata?”, si chiede una donna di sinistra come Pina Picierno, figura chiave del Pd riformista. “Quanto conta la vita di un piccolo innocente al centro dell’attenzione pubblica?”. Forse poco, sia che i reporter siano maghi della notizia ovvero iene dattilografe. “No. E’ che non conta proprio niente”, prosegue la vicepresidente del Parlamento europeo. “Questa è la verità. E’ uno spettacolo disumano quello cui stiamo assistendo. Uno spettacolo che per certa informazione deve continuare a ogni costo”. Difatti lo spettacolo continua, tra referti medici e vapori. “Anche un provvedimento di clemenza, la massima espressione di comprensione umana, diventa l’occasione buona per puntare e mirare”. La clemenza di Mattarella, in effetti, ha la sue ragioni nella difesa del minore. Nel futuro di salute che è più importante di un passato traviato. “Penso che sempre più spesso i bambini diventino vittime di una politica incapace di comprendere i diritti dell’infanzia”. E dunque: sommo diritto somma ingiustizia? “Ci sono posizionamenti elettorali combattuti sull’innocenza, dove il bene del minore si perde nella nebbia del caso di cronaca di turno”.
Ma la stessa domanda, adesso, la poniamo ad altre donne di cultura progressista. Altre donne di sinistra anche perché, se dove c’è un bambino c’è l’età dell’oro, tutti gli altri colori – o “posizionamenti elettorali” – dovrebbero un po’ sbiadire.
Marianna Madia non ha dubbi: “Si sta perdendo la cultura dei diritti dell’infanzia”, ci dice. “Che non significa, appunto, non occuparsi dei casi dove ci sono dei bambini. Ma occuparsene tutelando la loro sfera di riservatezza e la delicatezza che meritano”. Tanto più se dove non arriva la “grazia” (della cronaca), dovrebbe arrivare la deontologia. La famosa Carta di Treviso, per dire, dal 1990 stabilisce che “fermo restando il diritto di cronaca, del minore vanno garantiti decoro e riservatezza”. Che vanno evitati “sensazionalismi”. Anche “per evitare di compromettere l’armonico sviluppo della personalità”. La Carta di Treviso è carta straccia? “Non so rispondere a questa domanda”, premette Lucia Annunziata che gli anni del Bunga bunga li raccontava in Mezz’ora. “Quella del minore mi sembra un’angolatura meno centrale rispetto al fatto che è saltata ogni verifica della giustezza sulla decisione della grazia. Ministero e Quirinale sono al centro di questo fallimento per quanto il trauma che un minore sperimenta è certo il più importante elemento umano”.
A questo punto resta da chiedersi se la grazia – quale che sia la verità giuridica da accertare – non sia stata comunque una scelta retta. Aver badato alla salute di un bambino, più che al presunto vizio di un’adulta, che scelta è? “Io mi fido di Mattarella”, dice Madia. “Se il Quirinale ha chiesto degli approfondimenti avrà le sue ragioni”. “La grazia – per Pina Picierno – è invece la massima comprensione umana. Detto questo, io proverei a ridurre il contrasto dei colori sui nostri schermi. Specialmente quando si tratta di persone che non hanno chiesto di partecipare o assistere allo show”.