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La lava di Giuli: travolto dalla Biennale, sta in mezzo fra Fazzolari e Meloni. Venezia è la sua Pompei
Ha la protezione di Fazzolari, ma Meloni lo pizzica in Cdm. Buttafuoco adesso ha dalla sua un fronte che va da Salvini, Giorgetti passando per Renzi, Enzio Mauro e Travaglio. Da ministro a sentinella fino alla caduta di un mondo
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5 MAY 26

Roma. Hanno fatto di Venezia la loro Pompei. Fazzolari ha sempre ragione, Buttafuoco ha più amici di prima, ma a Giuli cosa resta? Attenti, l’unico padiglione che alla Biennale rischia di chiudere è il Giulikammer, l’armadio dell’esteta che si è fatto sentinella e secondino, il ministro “come mi vuoi”. C’è il bollo di Giuli, e non di Fazzolari, nelle ispezioni alla Biennale, che si è verniciata di “crociata”, e c’è ancora il bollo di Giuli nell’ordine di setacciare ogni fascicolo. C’è la firma di quell’Alessandro, “ il caro Alessandro”, a cui Meloni ha rivolto, durante l’ultimo Cdm, il consiglio: “Meno spocchia”. E’ verissimo che Meloni ha preso le distanze da Buttafuoco, sulla Russia, ma in conferenza stampa ha definito “Buttafuoco capacissimo” e quando si entrava nei dettagli delegava con “un chiedete a Giuli”. Esiste una figura che a Venezia sta correndo verso la bella morte e non è Buttafuoco. E’ Giuli.
La Biennale di Venezia aprirà e ha forse ragione Giordano Bruno Guerri quando assicura che “non c’è mai stato un interesse così alto sulla Biennale”, che è diventata “come una finale dei mondiali”. Ma chi è l’arbitro? L’arbitro è Meloni, ma Meloni si fida di Fazzolari e Fazzolari è arrivato a queste due conclusioni. La prima: crede che Buttafuoco sia un fellone, uno che ha lavorato per favorire la Russia, per portarla a Venezia, con tutti gli onori, con dolo, e contro l’Ucraina. Pensa che Buttafuoco stia danneggiando, ancora, il governo e che ci sia calcolo nella sua manovra, che se arriva la sinistra al comando, Conte o Schlein, si farà riconfermare con ribaltone. Fazzolari pensa che non sarà più possibile commissariare Buttafuoco e che la sola cosa da fare è attendere di capire cosa si inventerà, quale altra stregoneria. Arriverà un giorno… E’ chiaro anche che Fazzolari non ha mai ordinato le ispezioni alla Biennale e che non ha mai chiesto i verbali che gentilmente il ministero della Cultura gli inoltra per prendere visione. La mano non è la sua. E’ quella di Giuli. La destra italiana è sempre stata affascinata dal pensiero magico. I suoi intellettuali bevono frappè di Evola, inalano libri tibetani e parlano come monaci indù, solo che Fazzolari è passato alla pratica. Giuli ha trovato in Fazzolari la sua Venere in pelliccia e Fazzolari il suo Severin, come nel più bel romanzo di Sacher-Masoch. Non c’è mai stata una telefonata di Fazzolari a Buttafuoco perché Fazzolari parla attraverso gli atti di Giuli e le parole di Fazzolari sono come le frustate della Venere. Non c’è mai stato, da parte di Fazzolari, il processo a Buttafuoco perché Fazzolari non istruisce: Fazzolari è l’istruzione di questo tempo. Raccontano che a Verona, una sera, presenti esponenti di FdI, Giuli abbia detto che “per l’Ucraina, e per il governo, io porterò quella testa…”, e lo abbia detto con il trasporto dell’amante, di chi si è invaghito dell’idea, di una bandiera, fino alla bella morte. Non ci sarebbe nulla, almeno in punto di diritto, che permetterebbe oggi al governo di commissariare la Biennale, il suo presidente, e c’è chi ricorda che è stato Mussolini a conferirle lo statuto di ente autonomo. Buttafuoco ha vinto, sulla carta e sui quotidiani, la disputa. Ha dichiarato ieri: “L’arte ha una potenza ancora maggiore di ogni prepotenza. L’arte ci destina al futuro e ci dà la possibilità di cancellare le catastrofi”. A destra c’è perfino chi lo immagina a cavallo con il generale Vannacci e Alemanno, tutti in sella per fare perdere le elezioni alla destra, ma quale delle destre? Stanno dicendo a Buttafuoco che gli sponsor lamentano il boicottaggio degli aperitivi, già programmati alla terrazza Ca’ Giustinian, e Buttafuoco ne sorride perché si vanta di averli aboliti e che se c’è qualcuno che ha inverato il Piano Mattei di Meloni è lui, quando ha scelto come curatrice della Biennale Koyo Kouoh, artista prematuramente scomparsa che sarà commemorata. E’ un paradosso ma Buttafuoco è più amato di prima. A Venezia, che apprezza la resistenza, i Corto Maltese, i pirati, è l’artista che ha detto “no”e non tanto a Meloni ma a Roma. Ha messo insieme l’alleanza più stramba e vasta che possa esistere. I due candidati sindaci a Venezia, di destra e di sinistra, gli hanno manifestato solidarietà e Salvini andrà personalmente alla Biennale. Anche Giorgetti è infastidito di questa “crociata” del governo contro Buttafuoco, e insieme a Giorgetti ci sono anche Zaia, Renzi, Conte, Ezio Mauro, Travaglio. Ha preso le difese di Buttafuoco il Gazzettino, il quotidiano di proprietà di Caltagirone, ed è la spia di qualcosa di più profondo che arriva fino al Raccordo Anulare. A Giuli, cosa resta? Ci sono almeno tre frasi di Meloni: “Alessandro, meno spocchia”, “Buttafuoco è capacissimo (e Giuli gli ha mandato a dire: “Capacissimo. Di tutto”) e c’è quel “chiedete a Giuli” che rischia di rivelarsi in tutta la sua drammaticità. Se dovesse esserci un rimpasto, e Meloni lo esclude, Giuli sarà difeso da Fazzolari o pagherà per non aver saputo gestire quello che Fazzolari aveva capito per primo? C’è adesso qualcosa di davvero tragico in Giuli. C’è quasi la voglia di rimanere sepolto dalla lava come la sentinella di Pompei. Giuli è la sindone del tramonto. Ogni giorno che passa somiglia sempre più al suo Spengler, autore che tiene sul comodino e rilegge: “Il nostro dovere è tenere fermo sulle posizioni perdute. Tenere fermo, come quel soldato le cui ossa furono trovate davanti a una porta”. Il soldato morì perché al momento dell’eruzione del Vesuvio si dimenticarono di scioglierlo dalla consegna. Solo Fazzolari lo può sciogliere.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio