Le lodi di Marina Berlusconi a Meloni su deficit e politica estera. "Non tifo pareggio". Le stoccate ai professionisti della discordia

La Cavaliera elogia il governo. Le telefonate con la premier e la richiesta di riflessione sulla legge elettorale per non rischiare che si trasformi in un regalo per la sinistra. Attacca chi in FdI agita spettri  contro Forza Italia

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6 MAY 26
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Roma. La verità è Cavaliera. Questa è la verità di Marina Berlusconi. Si sente ancora con Meloni, “non tifo per il pareggio”, loda i conti in ordine perché il “paese è stato messo in sicurezza”, lo spread è rimasto basso, il deficit si è ridotto in maniera drastica, i valori occidentali sono stati difesi. Dice, quando ha il piacere di conversare con i suoi interlocutori, che la presunta freddezza, la discordia, con Meloni è sparsa ad arte, anche da innominabili di FdI. E’ falso che i Berlusconi sabotano la legge elettorale ma è vero che occorre una riflessione per valutare se la legge favorisca più il centrosinistra che il centrodestra. Salvini, che venerdì andrà in visita da Buttafuoco alla Biennale, ha avvisato i suoi deputati: “C’è chi vuole il pareggio. Mediaset non ci è amica”. Chi sono gli innominabili della discordia? A chi pensa Marina? 
Per Marina Berlusconi c’è un governo Meloni che va lodato, che è riuscito a tenere i conti in ordine, che ha condotto “una virtuosa operazione contro i bonus a pioggia”, il Superbonus. Grazie a Meloni la fiducia dei mercati si è consolidata, il mercato del lavoro ha toccato livelli quasi record. Il raffreddamento personale con Meloni? Risponde a chi ha la fortuna di rivolgerle questa domanda che non c’è mai stato, che gli scambi, messaggi e telefonate sono regolari. Oggi sarà il giorno dei russi a Venezia e tutti gli occhi saranno alla Biennale. Chi ha provato a indagare sulla polemica fra Buttafuoco e il ministro Giuli (che ha ricevuto il sostegno incodizionato di Fazzolari), chi ha provato a capire cosa ne pensa la Cavaliera, si è sentito rispondere che un editore è per sua natura contro qualsiasi tipo di censura quando si entra nel campo dell’arte. Esiste, secondo la Cavaliera, un governo Meloni che ha incassato risultati e che ha il dovere di rivendicarli, esibirli, ma esiste, ed è una convinzione che sta maturando a Milano, un cerchio di professionisti della discordia, innominabili. Sono figure da pensiero magico, all’interno di FdI. E’ la linea brevilinea della durezza, figure che agiterebbero complotti. La Cavaliera non ama questi ulema della destra. La lealtà di Forza Italia al governo, di Tajani e la linea editoriale di Mediaset sono entrate nell’ultima riunione di Salvini con i parlamentari, una riunione che va raccontata per i colori, le parole e i sottintesi. Ha spiegato Salvini: “Vi riporterò al governo, la legge elettorale dobbiamo farla perché sono certo che la destra può battere la sinistra. Io non voglio il pareggio, come altri…”. Sono partite le risate. Il riferimento era a Forza Italia e quando Salvini ha parlato di Mediaset, che lavora “contro di noi”, i punti si sono uniti. E’ corretto ricordarlo: c’è la verità di Marina ma c’è anche lo spaesamento di Mediaset, con il programma di Bianca Berlinguer che dà forma ai fantasmi di FdI. Per preparare la puntata di “E’ sempre Cartabianca”, quella che dovrebbe essere dell’abiura di Berlinguer, di scuse (Ranucci si è portato avanti ed è stato graziato da Nordio, pronto a non procedere con querela), una rete è stata sequestrata. Berlinguer non vuole abiurare e si è rifiutata di cedere le immagini al Tg5, quelle dello scambio, acceso, fra lei e Nordio. Stanno chiedendo alla Cavaliera, dal partito, di intervienire su Forza Italia, Mediaset, ma adesso è Marina Berlusconi a chiedere silenzio. In Forza Italia hanno scambiato il suo salone per l’ufficio reclami. L’accordo con Tajani è che venga annunciato ufficialmente il rinvio del congresso nazionale. In quattro regioni, Lombardia, Puglia, Campania, Liguria si consuma un braccio di ferro fra i conservatori (Tajani, Barelli) che vogliono la riconferma dei segretari uscenti, e i rinnovatori (Zangrillo, Mulé, Occhiuto) che si domandano: “Come si può affidare il nuovo agli uscenti?”. A Bari, il viceministro Sisto, uno dei volti del referendum insieme a Mulè, è in contrasto con D’Attis che a sua volta ha contro i consiglieri regionali. Esiste una clausola nel regolamento di Forza Italia (e farebbe sorridere la Cavaliera se solo dovesse occuparsene) chiamata la Roscioli bis. Chi vuole candidarsi al congresso regionale deve avere il 15 per cento dei tesserati. Serve consultare l’anagrafe, ma la Roscioli bis prevede che l’accesso al tabulato sia mediato da un tutor, vale a dire un consigliere regionale o un parlamentare che fa da secondino. Sono clausole da notai e non da Cavaliera. Speculare è la legge elettorale. Il racconto che Marina rifiuti la riforma di Meloni “non corrisponde al vero”. Per Forza Italia la soluzione migliore sarebbe un proporzionale puro senza indicazione del premier sul simbolo ma solo sul programma, con vincolo di coalizione, senza preferenze. Sono ovviamente modelli che i parlamentari illustrano a Marina Berlusconi ma che non si traducono nella legge che vuole la Cavaliera. Per dare una prova d’amore a Meloni, Forza Italia ha chiesto di accelerare le audizioni sulla legge elettorale. L’insidia è un’altra: quanto vale oggi la Forza Italia lacerata? A quanto è arrivata dopo il reset dei capigruppo? I sondaggi sono oroscopi, ma Forza Italia sta scendendo. Il pubblico di Rete 4 è confuso fra Porro, che fa una puntata contro Ranucci (e supera il sette per cento), e Berlinguer che insieme a Mauro Corona gli offrono la fiaschetta. Sono due linee diverse: Porro-Giordano-Del Debbio rappresentano la linea cara a Meloni, Berlinguer e Labate sono il presagio dello spostamento a sinistra. Solo una domanda resta inevasa: la Cavaliera preferisce ancora l’antica Trattoria Del Debbio o il nuovo Berlinguer’s Bar? L’amaro lo offre Piersilvio.
Carmelo Caruso