Schlein fa prove di centro nel segno di Aldo Moro. Il monito di Franceschini

Al Nazareno sono sempre più consapevoli della necessità di una quarta gamba centrista per battere Meloni. La segretaria intanto partecipa a un evento con Casini e Franceschini dedicato al leader della Dc. Si dice "dispiaciuta" per l'uscita di Madia ma non vede "esodi". I rifomisti chiedono maggiore confronto nel partito
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6 MAY 26
Immagine di Schlein fa prove di centro nel segno di Aldo Moro. Il monito di Franceschini

Ansa

La lezione è quella di Aldo Moro, dialogo e confronto, anche tra avversari. Elly Schlein è “inclusiva”. sempre “testardamente unitaria”, nella costruzione dell’alleanza certo, ma anche “all’interno del Pd”, dove le idee riformiste “hanno piena cittadinanza”. Per commentare l’uscita di Marianna Madia, in direzione Renzi, la leader dem si è presa oltre 24 ore. Si dice “dispiaciuta”, ma non teme “esodi”, perché “la pluralità è la nostra forza”. E poi Madia – “la compagna di banco alla Camera” – resterà pur sempre nell’alveo progressista. Al di là delle dichiarazioni pubbliche mai troppo nette, al Nazareno sono ormai consapevoli che senza una quarta gamba – oltre a Pd, M5s e Avs – battere Giorgia Meloni potrebbe essere molto complicato. E i movimenti in questo senso sono vari, da Matteo Renzi ai cattolici, fino a Ernesto Maria Ruffini (e occhio a Franco Gabrielli, il superpoliziotto, molto apprezzato nel Campo largo che si appresta a girare l’Italia con il suo nuovo libro).
Ieri intanto la segretaria del Pd (che ha chiuso di nuovo al dialogo con la destra sulla legge elettorale, “irricevibile”) ha partecipato a Roma, all’Istituto Don Luigi Sturzo, alla presentazione del libro “Aldo Moro – Le idee, il metodo, l’eredità”. La sala è piena, sono molti i parlamentari dem, dai capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia in giù. Con Schlein, tra i relatori, anche Pier Ferdinando Casini, per ripercorrere il lascito del leader democristiano: “Ha sempre lavorato per unire, mai per dividere”. E poi Dario Franceschini, che parlando di Moro, offre spunti ai naviganti e pure qualche monito. “Il centro autonomo è una nostalgia superata dalla storia”. Mentre il leader Dc, con la sua attività politica ha creato le basi perché anni dopo potessero nascere il centrosinistra e l’Ulivo. In Moro, dice ancora l’ex ministro della Cultura, “c’è l’insegnamento di quanto sia importante guidare i processi indipendentemente dal ruolo che si ha”. Del resto, “molte volte in politica un buon passaggio conta quanto o più di un goal”. Eppure non sempre i protagonisti di oggi sembrano esserne consapevoli. Al Pd, ancora nel segno di Moro, Franceschini riconosce anche il merito di aver lavorato, “con una difficile scelta di governo”, affinché il M5s abbandonasse le posizioni anticasta e antipolitiche. Allo stesso modo, “ci piacerebbe fare qualcosa per aiutare una evoluzione di Meloni”. Per rendere questa destra più europea, con giovamento per tutta la politica italiana. Ma la premier, che difende in Aula il diritto di veto nell’Ue, a questo spostamento, “non ci crede”. E allora, certifica infine il senatore dem: “Non c’è spazio per l’evoluzione in un centrodestra moderato ed europeista”.
Ulteriori ragioni per agevolare la crescita di qualcos’altro all’interno del Campo largo? L’ex ministro Roberto Speranza, parlando con il Foglio la mette così: “E’ positivo che nasca una gamba centrista, moderata. Ma non è il Pd che lo decide, un soggetto del genere può nascere quando c’è una richiesta di rappresentanza. E nel paese credo ci sia chi non si ritrova in questo centrodestra”. C’è insomma da lavorare, come sta facendo per esempio Paolo Ciani, deputato del gruppo Pd ma a capo del piccolo partito Demos .Onorevole, sta organizzando il centro cattolico? “Stiamo cercando di mettere insieme una serie di realtà che non si sentono ancora rappresentate, ma che possono dare un importante contributo”. Al Pd? “Non per forza, nemmeno io sono iscritto. Sicuramente daremo una mano al centrosinistra”. E il 16 maggio Ciani, insieme alla Comunità democratica che fa capo a Graziano Delrio, ha in programma un evento a Roma al quale parteciperà anche Romano Prodi. Ciani e Delrio ieri, nel corso della presentazione all’Istituto Don Sturzo, si sono a lungo parlati. Anche su Delrio da settimane – e in particolare dopo gli screzi interni al Pd sul dl antisemitismo – si rincorrono voci sulla sua uscita (e non sarebbe l’unica), tanto più dopo l’addio di Madia. L’ex ministro (per ora) assicura che: “Resto nel Pd”. Lo stesso hanno detto ieri anche i senatori Filippo Sensi e Walter Verini. Il malcontento del resto non è una novità, ma per ora la gran parte dei riformisti ha deciso di non strappare. Restano alla finestra. “Madia? La capisco. Ma io resto, indebolire ora il partito è un errore”, risponde al Foglio Lia Quartapelle, pure lei secondo vari rumors starebbe valutando di andarsene. “Penso che la scommessa originaria del Pd, cioè quella di avere un grande partito di centrosinistra con l’ambizione di governo, sia ancora valida e viva”. E Schlein? “Apra a un confronto più robusto nel partito”, conclude Quartapelle. Altrimenti chissà, la valutazioni potrebbero cambiare. Intanto al centro qualcosa si muove.

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