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Vertice tra Meloni, Tajani e Salvini. Resta il veto di Forza Italia su Freni
I leader della maggioranza si incontrano a Palazzo Chigi per circa un'ora e mezza. Dalla visita di Marco Rubio ai nodi da sciogliere sulla legge elettorale: "Procederemo dritti", dice il vicepremier leghista. Sulle nomine restano le divergenze. Nevi (FI): "Rimane il veto su Freni alla Consob"
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6 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:21 PM

Foto ANSA
È terminato dopo circa un'ora e mezza il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi. Tanti i temi su cui trovare una sintesi: dalla legge elettorale alla linea da seguire sulla politica estera, fino alle nomine di Antitrust e Consob. Anche se di quest'ultimo tema "non abbiamo minimamente", ha detto ai cronisti il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Oltre a lui e alla premier, presenti alla riunione anche il vicepremier Antonio Tajani e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.
"Uno dei principali temi della riunione è stato quello dell'energia", ha proseguito il leader della Lega, che ha parlato a margine di un convegno a tema sull'energia nucleare. L'orientamento emerso è chiaro: approvare il prima possibile la legge sul nucleare, mantenendo un confronto costante con l'Europa. L'obiettivo, in questa prospettiva, riferiscono fonti del centrodestra, è equiparare la spesa per l'energia a quella destinata alla difesa. "Le crisi internazionali confermano che non possiamo più essere dipendenti. In questo momento siamo dipendenti – ha detto ancora il vicepremier –. Dipendenti dagli umori, dalle condizioni meteorologiche, dalla geopolitica e quindi il nucleare non è una scelta, non è un'opzione, è un obbligo, è un dovere", ha dichiarato il leader della Lega.
Accanto al fronte energetico, fra i nodi più spinosi all'interno della maggioranza c'è proprio quello dell'ipotetico passaggio del leghista Federico Freni da sottosegretario all'Economia a presidente della Consob. Nomina che Forza Italia continuerà a ostacolare: "Il veto rimane. Non è la figura giusta per quel ruolo", dice al Foglio Raffaele Nevi, deputato di FI e portavoce nazionale degli azzurri. I quali sembrerebbero convergere sull’attuale commissario Consob Federico Cornelli, anche se altri possibili nomi sarebbero quelli di Marina Brogi e Donato Masciandaro. "Non abbiamo in mente alcun nome. Pensiamo semplicemente che serva una figura tecnica e che riesca a essere super partes. Ma non facciamo guerre per un nome o un altro", sottolinea il forzista. Con pochi segnali di apertura all'orizzonte, sarà la premier a dover sbrigliare la matassa, convincendo Tajani a trovare una quadra.
La questione sembrerebbe più lineare per quanto riguarda l’Antitrust. Per la sostituzione del magistrato Roberto Rustichelli alla guida dell’Autorità per la concorrenza e il mercato circola il nome dell’attuale segretario generale dell’Autorità, Guido Stazi, e quello del segretario generale della presidenza del Consiglio, Carlo Deodato, anche se sembra che Meloni non voglia privarsi del suo stretto collaboratore.
Sulla legge elettorale i leader di maggioranza hanno ostentato unità. Secondo quanto emerso, si procederà con la riforma tenendo aperto il confronto con l'opposizione. Ma nell'agenda del governo pesa anche l'arrivo a Roma del sottosegretario di stato americano Marco Rubio, che venerdì sarà ricevuto alla Farnesina da Tajani e poi a Palazzo Chigi da Meloni. A chi gli ha domandato se la visita di Rubio a Roma possa rappresentare un appuntamento chiarificatore, Salvini ha risposto: "Speriamo". Per poi assicurare che non si è parlato di Stati Uniti nel vertice di maggioranza a Palazzo Chigi. I giornalisti hanno dunque chiesto quale posizione terrà venerdì il governo negli incontri con Rubio. "Siccome non lo incontro io – ha tagliato corto il vicepremier –, chiedetelo a chi lo incontra".