La Rai non ha mai scritto a Ranucci sulla tutela legale

La morale, se ce n’è una, è forse che la lezione sulla verifica delle fonti è molto più difficile da applicare quando l’oggetto è un collega, e il contesto è una polemica in cui tifare o non tifare sembra più urgente che capire cosa sia successo davvero

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7 MAY 26
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Foto Ansa

Da una settimana tutti fanno a Sigfrido Ranucci la lezione sulla verifica delle notizie. Giusta. E resa più pungente dal fatto che venga impartita a un giornalista che sulla verifica ha costruito carriera e reputazione. Tuttavia, mentre il dibattito furoreggiava, nessuno ha verificato la notizia con cui il dibattito furoreggiava. La notizia è questa: la Rai avrebbe minacciato di revocare a Ranucci la tutela legale dopo le sue dichiarazioni su Nordio a Mediaset. Non esatto su due livelli. Primo: la lettera che la Rai ha inviato a Ranucci riguardava l’inopportunità delle sue dichiarazioni, il mancato rispetto dei principi di correttezza, niente altro. La questione della tutela legale non vi compariva. Era un’indiscrezione separata, rilanciata dall’Ansa come tale. Nessuno l’ha verificata. Quasi tutti l’hanno pubblicata, e qualcuno l’ha pure rilanciata in tv.
Secondo livello, più istruttivo: anche se la Rai avesse comunicato a Ranucci che non lo avrebbe tutelato, la notizia non avrebbe avuto senso. La manleva i giornalisti dipendenti la ottengono quando lavorano sulla loro testata. Non quando parlano ospiti di Bianca Berlinguer su Rete 4. E’ una conseguenza elementare del rapporto di lavoro. Ranucci, che non è sprovveduto, lo sapeva benissimo. E si è subito scusato con Nordio, a differenza di Bianca Berliguer che è stata denunciata ieri dal ministro (ma lei è tutelata, le spese legali le pagherà il suo editore: Mediaset). La morale, se ce n’è una, è forse che la lezione sulla verifica delle fonti è molto più difficile da applicare quando l’oggetto è un collega, e il contesto è una polemica in cui tifare o non tifare sembra più urgente che capire cosa sia successo davvero.