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La rete estera di Schlein. Vola in Canada da Carney e vede Obama
La segretaria del Pd ospite del Global progress action summit organizzato dal premier canadese (dopo quello di Barcellona). Avrà un incontro con l'ex presidente americano. Sul tavolo i rapporti nordamericani: "Non bisogna rinunciare all'asse con gli Usa"
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8 MAY 26

Per lei è come coronare un sogno di gioventù. A diciotto anni di distanza dall’impegno come volontaria nella campagna elettorale di Barack Obama, Elly Schlein incontrerà per la prima volta l’ex presidente americano. “Lo vedrò a una distanza ben più ravvicinata rispetto ad allora”. L’occasione è la partecipazione della segretaria del Pd al Global progress action summit di Toronto, in Canada, in programma oggi e domani, ospite del premier canadese Mark Carney. “Per noi è un altro tassello molto importante di costruzione di questa rete internazionale di forze progressiste democratiche”, spiega Schlein collegandosi a un incontro riservato ad alcune testate italiane e internazionali e a cui il Foglio ha preso parte. Partirà oggi per avere alcuni incontri “istituzionali” già stasera nella capitale canadese. Ci saranno anche Magdalena Andersson, primo ministro svedese, il ministro tedesco delle Finanze Lars Klingbeil. E l’intervento di Schlein all’interno del panel “Building democratic power” nella giornata di sabato precederà la chiusura affidata a Carney.
La convention canadese è un modo per dare seguito alla Global progressive mobilisation che si è svolta due settimane fa a Barcellona. “Ho trovato estremamente significative le parole di Carney in Armenia. Ha detto che l’ordine internazionale sarà ricostruito a partire dall’Europa. L’ho trovato estremamente significativo anche perché a dirlo è il premier canadese”, spiega ancora la segretaria. Forse contenta dell’involontaria contrapposizione tra il vertice nordamericano e l’incontro in programma oggi tra la premier Meloni e il segretario di stato americano Marco Rubio. A cui, se avesse l’occasione di parlarci, Schlein chiederebbe “anzitutto di fermare queste guerre illegali che stanno avendo un costo devastante sulle popolazioni coinvolte e conseguenze economiche in tutto il mondo. Poi sul Board of Gaza che è in contrasto con la nostra Costituzione e non sta lavorando per la pace perché non c’è un coinvolgimento dell’Autorità nazionale palestinese. E poi sui dazi: tornate indietro, fermatevi, perché state producendo recessione mondiale”. Proprio sul commercio internazionale abbiamo allora chiesto a Schlein, vista la missione in Canada, se chiederà al governo di accelerare per portare in Parlamento la ratifica del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Europa e Canada che l’Italia non ha ancora ratificato. “Lo approfondiremo, non è all’ordine del giorno dell’incontro”, ha risposto Schlein al Foglio. “Senza dubbio vogliamo avere un rapporto molto solido con paesi come il Canada, l’Australia, il Giappone e con tutti i paesi traditi dai dazi di Trump. Poi noi che siamo a favore del Mercosur siamo anche quelli che hanno lottato di più per le clausole di salvaguardia e le compensazioni che difendessero i nostri agricoltori. Però non abbiamo una risposta nell’immediato”.
C’è chi ha fatto notare che Carney è un liberale, un ex banchiere. Avrebbe preferenze nell’esprimere un leader della cosiddetta area di centro italiana? Al che Schlein ha argomentato che, insomma, “guardo con interesse a quello che succede nel campo progressista, ma non è il mio mestiere scegliere un leader piuttosto che un altro”. A Toronto, a ogni modo, per Schlein ci sarà anche l’opportunità di incontrare alcuni esponenti democratici americani, tra cui l’ex segretario americano ai Trasporti Pete Buttigieg. Un modo anche per capire quali reti attiverebbe con Washington la leader del Pd qualora arrivasse davvero a Palazzo Chigi, un domani. “Non siamo disposti a rinunciare a un alleato storico. Trump è solo il presidente pro tempore degli Stati Uniti”, rassicura allora lei in conclusione. “Io penso che i cittadini americani si stiano rendendo conto del disastro che sta portando non solo a livello mondiale ma anche nelle tasche dei cittadini. Nell’asse con gli Stati Uniti, però, dobbiamo starci a testa alta. Meloni invece ha accettato i dazi, le spese militari al 5 per cento del pil, cosa che invece Sánchez in Spagna non ha fatto. Ecco per me è importante andare a dare questo messaggio in Canada: l’asse atlantico è imprescindibile ma su basi ben diverse”.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.