Oggi Meloni incontra Rubio. Sul tavolo Hormuz, energia e, soprattutto, il Libano

Il Segretario di stato americano vedrà anche Crosetto e Tajani. Il vicepremier: "I rapporti transatlantici non dipendono dalle battute, parleremo di cose concrete".

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8 MAY 26
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“I rapporti transatlantici non si basano sulle battute, con Rubio parleremo di cose concrete”, garantiva ieri pomeriggio il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Sarà lui il primo membro del governo a incontrare il Segretario di stato americano questa mattina. Poco più tardi, alle 11.30, Rubio sarà ricevuto a Palazzo Chigi per un bilaterale con la premier Giorgia Meloni. Nel corso della giornata vedrà anche il ministro della Difesa Crosetto. Se per il capo della diplomazia americana la visita rappresenta anche un tentativo di accreditare il suo nome per il dopo Trump alla Casa Bianca, per il governo è l’occasione di ricucire un rapporto logorato dai burrascosi rapporti con il tycoon. Le opposizioni attaccano: “L’incontro servirà soltanto a mettere in scena una falsa distinzione politica che nei fatti non esiste” (copyright del leader di Avs Angelo Bonelli). Ma in realtà il vertice punta a essere qualcosa di più di un semplice smarcamento politico.
Non esiste un background ufficiale dell’incontro. Ma sia dalla Farnesina, sia da Palazzo Chigi spiegano come gli argomenti sul tavolo saranno moltissimi, nel tentativo estremamente concreto di riavviare una comunicazione proficua con Washington dopo i velenosi botta e risposta delle ultime settimane. Il piatto forte sarà il Libano. E c’è un motivo cruciale. E’ da lì, dal caldissimo confine con il nord di Israele, che passa la complicata trama della ricucitura della crisi internazionale in medio oriente. E se ieri in Vaticano Papa Leone, dopo averci parlato per più di due ore, ha donato a Rubio una penna realizzata con legno di ulivo, l’albero della pace (ottenendo una dichiarazione congiunta sull’“impegno comune a favore della pace”), oggi a Chigi si potrebbe stringere un altro bullone della diplomazia incrociata tra San Pietro e la presidenza del Consiglio. L’Italia infatti offrirà a Rubio la possibilità di svolgere un ruolo centrale in una missione di peacekeeping che superi la missione Unifil – che termina nel 2026 e intanto proprio ieri è stata nuovamente colpita da un razzo dalla provenienza incerta –, soprattutto dal punto di vista operativo che lascia oggi ai soldati impegnati pochi margini di manovra per garantire realmente il tacere delle armi. In questo l’Italia potrebbe offrire i suoi buoni rapporti anche con il governo libanese, oltre all’esperienza maturata in questi anni in uno degli angoli di terra più complicati del pianeta. Tutto ovviamente previo passaggio in Parlamento.
C’è poi il capitolo energia, e la possibilità che l’Italia possa chiedere agli Stati Uniti un aiuto ulteriore sul lato del rifornimento di gas. Già oggi gli Usa rappresentano una quota importante della fornitura italiana di Gnl, ma con il parziale blocco delle importazioni di gas dal Qatar, dove a causa della guerra è stato danneggiato il mega polo energetico di Ras Laffan di QatarEnergy, da dove arrivava anche il 10 per cento del Gnl importato dall’Italia, occorre al più presto trovare nuove fonti di approvvigionamento. E se non si vuole tornare al gas russo, oltre all’Azerbaigian, all’Algeria e agli altri paesi del Golfo con i quali sono stati stretti nuovi accordi o avviate interlocuzioni, anche un aumento delle importazioni americane può diventare necessario (magari proprio attraverso il progetto per la produzione di Gnl che vede collaborare negli States QatarEnergy con l’americana ExxonMobil).
Per la premier sarà poi anche l’occasione di presentare al segretario americano una sorta di elenco della spesa, composto da tutti gli sforzi fatti dall’Italia nel tentativo di tenere salde le due sponde dell’Atlantico in quel ruolo di pontiera che Meloni ha cercato di interpretare fino a quando le è stato possibile. Ieri Gianfranco Fini la leggeva così: “Meloni è una donna realista e pratica. Ha preso atto che il rapporto con gli Stati Uniti non si può e non si deve rompere unilateralmente da parte europea”. Nonostante Trump.
Si cercherà anche di capire se, in virtù di una ritrovata amicizia, ci sia una possibilità di rivedere qualcosa sui dazi. Non sul livello generale, ma sull’eventuale esclusione di categorie merceologiche molto care ai nostri esportatori. Un settore su tutti: quello del vino. La crisi iraniana e il blocco dello Stretto di Hormuz, paradossalmente, potrebbero rimanere sullo sfondo. L’intenzione del governo italiano, in sostanza, è quella di ribadire quanto già detto sinora: l’Italia è disponibile a un impegno a Hormuz, ma di carattere minimale: con l’invio di navi cacciamine solo in caso di reale e stabile cessate il fuoco.